Se lo Stuttgarter Ballett è uno tra i simboli culturali della città di Stuttgart, il balletto Onegin ideato da John Cranko nel 1965 e revisionato due anni dopo è probabilmente uno tra i veri e propri segni identificativi dell’ ensemble imsieme a Romeo und Julia e Der Widerspenstigen Zähmung, gli altri due massimi capolavori del coreografo anglo-sudafricano. Dopo cinquantatrè anni dalla scomparsa di John Cranko, lo Stuttgarter Ballett è sempre un protagonista assoluto della vita culturale tedesca e mantiene intatte le caratteristiche di perfezione tecnica e creatività che formano l’ eredità artistica del suo fondatore e nel corso della sua esistenza lo hanno reso una delle prime compagnie di danza a livello mondiale, a partire dalla tournée negli USA durante la quale i critici newyorkesi scrissero che Marcia Haydée, la musa di Cranko e continuatrice del suo lavoro, rappresentava per il balletto quello che Maria Callas era per l’ opera. L’ equilibrio fra i grandi classici e le proposte innovative nei cartelloni mantiene sempre alto l’ apprezzamento del pubblico, che anche in questa occasione ha tributato un vero e proprio trionfo a uno spettacolo di quelli che è davvero difficile vedere in altri teatri. Da decenni lo Stuttgarter Ballet ripropone ogni anno le creazioni di John Cranko, che fanno sempre registrare il tutto esaurito con mesi di anticipo, e anche la stagione 2026/27 inizia con alcune repliche di Onegin.
Il balletto ebbe una gestazione abbastanza tormentata, perché i collaboratori di Cranko all’ inizio espressero forti dubbi sull’ idea di un’ azione coreografica basata sul romanzo in versi di Pushkin che era già stato utilizzato da Tschaikowsky per Eugene Onegin, opera diventata rapidamente una fra le più popolari del repertorio russo. Walter Erich Schäfer, il Generalintendant del Württembergische Staatstheater, che più di tutti aveva fortemente voluto ingaggiare Cranko a Stuttgart e lo aveva sostenuto in tutte le sue decisioni, diede il suo consenso a condizione che il coreografo non utilizzasse la musica dell’ opera come colonna sonora. Per questo Cranko incaricò Kurt-Heinze Stolze, il Kapellmeister dell’ ensemble, di scegliere e orchestrare una serie di altre composizioni di Tschaikowsky tra cui brani del ciclo pianistico Le Stagioni op. 37a, dalle opere Čerevički e Voevoda, dalla fantasia sinfonica Francesca da Rimini e dall’ opera 1 per pianoforte. La prima esecuzione, avvenuta il 13 aprile 1965 alla Staatsoper Stuttgart con Marcia Haydée e Ray Barra nei ruoli principali, fu accolta piuttosto tiepidamente dal pubblico e dalla critica. Il successo vero e proprio arrivò con la versione riveduta da Cranko dopo due anni, che tra le altre cose eliminava il prologo, portata come pezzo principale della tournée negli USA del 1969, il cui clamoroso successo diede inizio alla fama internazionale dello Stuttgarter Ballet e di Marcia Haydée, in questa occasione insieme all’ Onegin di Heinz Clauss, tornato a Stuttgart su richiesta di Carnko dall’ Opernballett Hamburg dove era diventato l’ interprete preferito da George Balanchine, per sostituire Ray Barra che nel 1966 era stato costretto a interrompere la sua carriera a causa di un infortunio. Da allora Onegin è entrato stabilmente nel repertorio dello Stuttgarter Ballett e di tutte le grandi compagnie di danza mondiali.

Qui a Stuttgart non esiste in pratica alcun appassionato di musica e teatro che non abbia visto almeno una volta Onegin, rappresentato praticamente ogni anno nelle stagioni dello Stuttgarter Ballett dall’ epoca in cui fu ideato. Anch’ io, dopo alcuni anni passati dall’ ultima volta, ho deciso di tornare a vedere questo stupendo spettacolo nel quale si possono ammirare compiutamente tutti i pregi di una compagnia di danza che tuttora è considerata fra le migliori del mondo. Dopo sessant’ anni di repliche, il fascino teatrale della produzione è assolutamente intatto nella sua disperata carica emotiva espressa da Cranko in un linguaggio di essenziale ed asciutta tragicità, dove i sentimenti vengono espressi in una maniera efficacemente stilizzata, tramite la quale anche il minimo gesto basta per evocare tutta una serie di sentimenti profondi. La scena della lettera, nella quale Onegin esce dallo specchio toccato da Tatiana per danzare con lei in un pas de deux carico di passione rovente, lo straziante assolo di Lensky nella scena del duello e quella finale con il duetto fra un disperato Onegin e Tatiana che ricorre a tutta la sua forza di volontà per respingerlo nonostante lo ami ancora, sono cariche di una fortissima sensibilità emotiva capace di coinvolgere anche dopo ripetute visioni; dal punto di vista tecnico tutta la recita si svolge come il perfetto funzionamento di un macchinario collaudato fin nei minimi dettagli, magnificamente visualizzata anche grazie alla scenografia di Jürgen Rose, perfettamente funzionale all’ atmosfera del dramma.
Per la recita iniziale della nuova stagione lo Stuttgarter Ballett ha affidato i ruoli principali a quattro elementi di punta della compagnia nelle parti delle due coppie di innamorati. Elisa Badenes e Friedemann Vogel impersonavano Onegin e Tatiana cone nella rievocazione biografica del film Cranko, uscito due anni fa e visto qui a Stuttgart da migliaia di appassionati, dove interpretavano Marcia Haydée e Heinz Clauss. Io non sono un esperto di tecnica della danza classica ma ogni volta che assisto alle esibizioni di Elisa Badenes rimango sempre profondamente impressionato dalla sua capacità di dare espressione al virtuosismo e dalla forza espressiva delle sue caratterizzazioni, che per me la rende una delle maggiori ballerine classiche di oggi a livello internazionale. Prima ingenua e innamorata, poi passionale, disperata e lacerata da sentimenti contrastanti, la sua caratterizzazione di Tatiana oggi può essere considerata un modello di assoluto riferimento. Friedemann Vogel nel ruolo di Onegin si integrava perfettamente con la sua partner in una combinazione di tecnica e maturità stilistica davvero avvincente nel creare una figura fredda, distaccata e carica di spleen che alla fine viene travolta dalla passione ed esplode in una disperata dichiarazione d’ amore respinto. Nelle scene a due si percepiva un feeling così evidente fra i due amanti del palcoscenico che, come al cinema, faceva davvero venire il desiderio di sperimentarlo e simpatizzare. Splendida anche la prova della seconda coppia di innamorati, Lensky e Olga, raffigurata con grande intensità e magnetismo dalla giovane americana Abigail Willson-Heisel, entrata nell’ ensemble dello Stuttgarter Ballett solo due anni fa e già arrivata al rango di prima solista, e dal brasiliano Gabriel Figueredo, che ha conferito un tono di intensa commozione all’ assolo di Lensky nella scena del duello e una perfetta realizzazione del carattere impulsivo e sentimentale del personaggio. Eccellente anche Jason Reilly nel ruolo del principe Gremin, il marito di Tatiana, reso come un uomo austero, di grande dignità ma profondamente innamorato della moglie. Ottima era anche la realizzazione della parte musicale da parte della Staatsorchester Stuttgart guidata con mano sicura ed esperta da Wolfgang Heinz. Successo strepitoso in un teatro esaurito da settimane, con punte di assoluto entusiasmo per Elisa Bedenes alla quale il pubblico ha lanciato mazzi di fiori alle uscite finali. Una serata da ricordare, come sempre accade andando a vedere gli spettacoli dello Stuttgarter Ballett.
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