
Accanto ai concerti sinfonici e da camera, il cartellone dei Ludwigsburger Schlossfestspiele propone sempre alcune rappresentazioni operistiche. Quest’ anno il numero delle recite è stato notevolmente ampliato rispetto al solito e lo Schlosstheater, il piccolo teatro barocco interno del Residenzschloss costruito nel 1758 da Philippe La Guêpière e poi ridisegnato da Nikolaus Friedrich von Thouret nel 1802, oggi visibile ancora con gli antichi meccanismi di scena perfettamente funzionanti, ospiterà complessivamente dieci repliche di cinque titoli del Settecento barocco e classico. La prima di queste serate era un’ esecuzione concertistica dell’ Orlando di Händel con protagonista il complesso francese Les Musiciens du Louvre fondato e diretto da Marc Minkowski, che in questa stagione è già stata eseguita con grande successo in diverse città europee come Parigi, Valencia e Barcellona. Purtroppo Minkowski non ha potuto dirigere la recita di Ludwigsburg perché colpito da un’ indisposizione e ha dovuto lasciare il posto al suo assistente Clement Pottier, un giovanissimo direttore che dopo esperienze come violinista, cantante e direttore di coro ha intrapreso una promettente carriera sul podio e in questa occasione ha dimostrato di possedere doti più che interessanti a livello tecnico e musicale.

Composta nel 1733 su un libretto di Carlo Sigismondo Capece, Orlando è la prima delle tre opere händeliane ispirate dal celebre poema Orlando Furioso di Ludovico Arioso, al quale il musicista sassone si ispirò in seguito anche per i soggetti di Alcina e Ariodante. Accolto con una certa freddezza dal pubblico della sua epoca a causa del tagli abbastanza innovativo di una partitura nella quale Händel sperimentò soluzioni musicali piuttosto innovative rispetto alla sua produzione degli anni precedenti, il lavoro è divenuto negli ultimi decenni uno tra i più rappresentati del catalogo operistico händeliano e studiosi come Winton Dean lo hanno indicato come uno dei massimi esiti di tutta la produzione teatrale del compositore di Halle. In effetti, la musica dell’ Orlando è ovunque di altissimo livello e diverse arie, oltre alla scena della pazzia del protagonista che conclude il secondo atto, scritta in un’ audace combinazione di recitativo declamato e arioso, davvero di fattura modernissima per l’ epoca, sono da ammirare senza riserve per la qualità straordinaria dell’ invenzione melodica oltre che per la raffinatezza della scrittura vocale e strumentale. In definitiva, un’ opera di cui è fondamentale far conoscenza per chi si interessa al teatro di Händel.

L’ esecuzione che abbiamo ascoltato era senz’ altro di livello assai notevole. Les Musiciens du Louvre, che il prossimo anno festeggeranno il quarantacinquesimo anno di attività, possiedono una qualità sonora di grande pregevolezza e un senso dello stile infallibile che li rende uno tra i più originali e creativi ensemble di esecuzione storicamente informata. A partire dalla squisita bellezza timbrica dell’ Ouverture, il complesso di Grenoble ha esibito un fantastico caleidoscopio di sonorità gestite in maniera perfetta da Clement Pottier in una lettura splendida per raffinatezza e ritmo teatrale. Per quanto riguarda i cantanti, i due protagonisti hanno affrontato e risolto con buona sicurezza le tremende difficoltà tecniche di ruoli concepiti da Händel per due autentici assi come il contraltista evirato Senesino e Anna Maria Strada. Nella parte del protagonista, la francese Aude Extrémo ha messo in mostra mezzi vocali da autentico contralto con note gravi ampie e profonde, oltre a un’ ottima gestione delle agilità di forza e a un fraseggio scandito. Anche l’ Angelica del soprano svizzero Ana Maria Labin è apparsa notevole per il fraseggio aggraziato e la precisione della coloratura. Interessante anche la voce del controtenore Jake Ingbar, nativo di Minneapolis, dal timbro dolce e omogeneo unito a un’ accentazione incisiva come non sempre accade ai cantanti della sua corda. Molto buone erano anche le prove del soprano Alicia Amo come Dorinda e del basso canadese Trevor Eliot Bowes nella parte del mago Zoroastro, il deus ex machina di tutta la vicenda. Successo vivissimo in un teatro completamente esaurito.
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