
Per il concerto conclusivo della sua prima stagione da Chefdirigent della SWR Symphonieorchester, François-Xavier Roth ha scelto un originale accostamento fra musiche di Bruckner e György Ligeti. Una successione di brani sicuramente in linea con i criteri da sempre adottati dal direttore francese nella scelta dei suoi programmi, molto spesso basati sulla giustapposizione di autori appartenenti ad epoche diverse. Il concerto iniziava con quello che io ritengo un vertice dell’ arte di Ligeti, ossia il il Lux aeterna per coro misto a sedici voci, un’ affascinante trenodia di squisita fattura dall’ effetto quasi ipnotico nella sua atmosfera sonora preziosamente rarefatta che la scrittura del maestro ungherese evoca tramite un’ estrema essenzialità di mezzi e un calcolo scrupoloso dei dettagli timbrici e di struttura delle frasi. L’ esecuzione dello SWR Vokalensemble, che con la musica di Ligeti ha una confidenza assoluta, è stata assolutamente ideale. Sotto la guida attentissima e scrupolosa di Yuval Weinberg il coro ha esibito una serie di virtuosismi timbrici davvero di altissima scuola e una sbalorditiva gamma dinamica e coloristica nel mettere in evidenza tutte le preziosità di scrittura e tutte le complesse strutture formali del brano.

Di seguito e senza pausa, François-Xavier Roth ha presentato un’ intensa e ispirata lettura della Sinfonia N° 8 di Bruckner, una partitura monumentale, che per dimensioni e complessità ha pochi termini di paragone in tutto il repertorio sinfonico. Nella versione originale del 1887, la Sinfonia N° 8 in do minore di Bruckner era infatti probabilmente la partitura più imponente che sia mai stata scritta: 2.080 battute, per una durata di quasi un’ ora e mezza, strumentate per legni a due, nel finale portati a tre, quattro corni, quattro tube, tre trombe, tre tromboni, bassotuba, timpani, piatti, triangolo, fino a tre arpe (womöglich, scrisse il Maestro quasi con timidezza nell’ autografo). Anche dopo i tagli e le modifiche alla strumentazione operate dall’ autore nella redazione delle stesura definitiva dopo che Hermann Levi aveva definito ineseguibile la versione originale (con i legni portati ovunque a tre e l’ immissione del controfagotto, oltre a un diverso finale del primo tempo, alcuni tagli e diverse altre piccole modifiche in altri punti), eseguita per la prima volta in pubblico al Musikverein il 18 dicembre 1892, con i Wiener Philharmoniker diretti da Hans Richter, essa costituisce sempre un banco di prova fra i più impegnativi per un direttore e per un’ orchestra.
La linea interpretativa scelta da Roth nell’ affrontare la musica di Bruckner si ispirava in maniera abbastanza evidente a modelli come Hermann Abendroth, Bruno Walter e Oswald Kabasta mettendo particolarmente in risalto, più che la grandezza monumentale delle architetture strutturali, la ricchezza della strumentazione e il respiro delle linee melodiche. Il grandioso primo tempo era impostato su tempi generalmente abbastanza rilassati, dinamiche realizzate con grande finezza analitica e un’ esposizione lucida e attenta della grandiosa struttura del brano tramite un fraseggio asciutto e sonorità di severo splendore sinfonico. Lo Scherzo era realizzato con una flessibile mobilità ritmica e nelle ampie campate melodiche dell’ Adagio, una delle pagine in cui l’ ispirazione di Bruckner tocca i massimi vertici, il direttore francese è riuscito a trovare accenti di nobile, intensa cantabilità in un tono introverso e assolutamente privo di retorica, logico e coerente nella sua sobrietà. Anche la vertiginosa cavalcata del Finale è stata eseguita in maniera abbastanza trattenuta e senza la minima concessione all’ enfasi, con grande precisione e scrupolo nella definizione delle linee strumentali realizzate in maniera eccellente da una SWR Symphonieorchester in grande forma, che ha superato in maniera davvero splendida la sfida costituita da una partitura di tale ampiezza e difficoltà esecutiva. Da lodare particolarmente la prova della sezione ottoni, che nell’ Ottava Sinfonia sono impegnati al massimo delle loro possibilità e in questo concerto hanno suonato in modo impeccabile per intonazione, precisione e squillo. Il successo è stato vivissimo in entrambe le serate, con lunghi applausi a François-Xavier Roth e all’ orchestra da parte di un pubblico che ha seguito con assoluta concentrazione un’ ora e tre quarti di musica obiettivamente non facilissima da comprendere.
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