Sono un grande estimatore di Yulianna Adveeva, la pianista moscovita impostasi all’ attenzione internazionale con la vittoria nell’ edizione 2010 del Premio Chopin di Varsavia, prima donna dopo Marta Argerich a ottenere il primo premio in questa prestigiosa competizione, e che negli anni successivi ha svolto una carriera di grande rilievo, documantata anche da alcune registrazioni discografiche di successo. Ho sempre apprezzato la sua preparazione tecnica di altissimo livello, la maturità musicale e la personalità interpretativa che lei mette sempre al servizio della musica, senza lasciarsi tentare dalle lusinghe del mainstream mediatico. Dopo averla più volte ascoltata a Stuttgart in concerti con l’ orchestra non ho quindi voluto perdermi il suo recital solistico nella Ordensaal del Residenzschloss di Ludwigsburg, uno tra gli appuntamenti più attesi dei Ludwigsburger Schlossfestspiele di quest’ anno. Il programma scelto dalla Avdeeva iniziava con la Fantasia Cromatica e Fuga in re minore BWV 903 di Bach. Nella sua interpretazione la pianista russa, seguendo la tradizione dei grandi interpreti bachiani suoi compatrioti come Tatiana Nikolajewa, Samuel Feinberg, Evgeni Koroliov e Sviatoslav Richter, ha scelto un colore timbrico decisamente pianistico, chiaro e luminoso, con un uso parco e molto accorto del pedale. I tempi erano equilibrati e senza forzature, il taglio postromantico della lettura della virtuosa moscovita si evidenziava soprattutto in un intelligente e molto elegante uso dei rubati, con un sovrano dominio di tutti i passi scabrosi realizzati con una tecnica impeccabilmente rifinita.
Nella lettura della Sonata in fa maggiore op. 57 Appassionata di Beethoven, secondo brano del programma, il modello a cui si ispira Yulianna Adveeva è chiaramente costituito dall’ esecuzione di Sviatoslav Richter. A partire dal cupo suono delle battute iniziali, l’ interpretazione si sviluppava in un tono di intensa drammaticità, personalissimo e avvincente. Va sottolineata in particolare la bellezza del suono della Adveeva, potente, magistralmente controllato in tutto l’ arco dinamico e perfettamente rotondo anche nei fortissimi. Dal punto di vista tecnico, non si può fare a meno di segnalare la sicurezza davvero impressionante con cui la pianista russa ha risolto la progressione ritmica delle battute finali, drammaticamente tese nel fraseggio e anche qui caratterizzate da un finissimo gioco di sfumature timbriche, con sonorità morbide e davvero lavorate di cesello. Alla conclusione il pubblico della Ordensaal è esploso in una vera e propria tempesta di applausi.
Dopo la pausa, nella seconda parte del programma Yulianna Avdeeva ha eseguito per la prima volta in concerto i Dodici Studi op. 25 di Chopin, un vero e proprio sesto grado di difficoltà che pochi pianisti osano eseguire integralmente in pubblico. L’ interpretazione della Avdeeva si caratterizzava per il tono raffinato e l’ eleganza del fraseggio, oltre che per la magnifica tecnica di agilità brillante, con i passaggi virtuosistici risolti in maniera straordinaria dal punto di vista della precisione e della nettezza di articolazione oltre che per una varietà di attacco dei tasti resa possibile da una tecnica dinamica straordinariamente rifinita. Lo Chopin della quarantunenne virtuosa russa è avvincente per la precisione assoluta con cui vengono risolti tutti i passaggi tecnici più complicati, oltre che per la freschezza e vitalità di un fraseggio basato di una musicalità davvero di livello superiore. Stupeda in particolare è apparsa l’ esecuzione dello Studio N° 10 in si minore nella quale Yulianna Adveeva ha avuto la possibilità di mettere in mostra tutta la sua perfezione e sicurezza nei passaggi di ottave, con una resa sonora spettacolare, incredibile per graniticità tecnica e sfavillío coloristico. Trionfo finale con un bellissimo bis chopiniano, il Notturno in do diesis minore opera postuma, cesellato con una raffinatezza davvero squisita, che ha concluso splendidamente una serata di grande musica.
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