Ludwigsburger Schlossfestspiele 2026 – Manfred Honeck e Pablo Ferrández

Foto ©Reiner Pfisterer

Da sempre io considero Manfred Honeck uno tra i massimi direttori del nostro tempo e non ho voluto assolutamente perdermi il suo concerto al Forum am Schlosspark, senz’ altro uno degli avvenimenti di punta in questa edizione dei Ludwigsburger Schlossfestspiele. Dotato di un gesto ampio, elegante ed efficace, Honeck è un interprete personale e incisivo come pochissimi altri al giorno d’ oggi e mi ha regalato negli anni passati esperienze di ascolto entusiasmanti sul podio dei Berliner Philharmoniker, alla Staatsoper Stuttgart e al Rheingau Musik Festival di Wiesbaden con la sua Pittsburgh Symphony Orchestra della quale è Music Director da diciotto anni con un contratto recentemente prolungato sino al 2033 che farà della sua direzione la più lunga nella storia dell’ orchestra americana. In questa serata il maestro austriaco era sul podio della Deutsche Radio Philharmonie, la seconda orchestra radiofonica della SWR nata nel 2007 dalla fusione dei due precedenti complessi di Saarbrücken e Kaiserslautern. Una formazione senza dubbio di buona qualità dal punto di vista della compattezza e precisione esecutiva, ma non particolarmente dotata per quanto riguarda la qualità complessiva del suono. Dopo una bella e intensa esecuzione, in apertura di programma, dell’ Ouverture dal Freischütz di Carl Maria von Weber, davvero eccellente per il tono severo, di asciutta e contenuta espressività e lo scatto ritmico di certi passaggi come l’ attacco dell’ Allegro e la sezione finale, resa con incisiva efficacia, equilibrio e ottimo senso del respiro melodico, il programma prevedeva l’ esibizione solistica di Pablo Ferrández, trentacinquenne violoncellista spagnolo formatosi alla Kronberg Academy e sostenuto finanziariamente nei suoi studi dalla fondazione di Anne-Sophie Mutter, recensito in maniera entusiastica dalla critica internazionale dopo una serie di fulminanti debutti con alcune tra le massime orchestre del mondo, che lo hanno portato a sottoscrivere un contratto discografico di esclisiva con la SONY Classical.

Per la sua esibizione a Ludwigsburg, il giovane violoncellista iberico ha scelto il Concerto in do maggiore di Haydn. Pablo Ferrández, che suona un violoncello Stradivari del 1689 denominato Archinto già appartenuto a Gregor Piatigorsky e a Janos Starker, ha messo in mostra qualità strumentali da virtuoso di alto livello per abilità tecnica e fluidità di fraseggio oltre che per la bellezza di un suono vellutato, rotondo e ricco di sfumature timbriche. La sua lettura del Concerto di Haydn era, se cosí si può dire, cesellata con una raffinatezza di particolari davvero molto notevole e un’ eleganza impeccabile nella condotta delle arcate. Splendida anche la carica virtuosistica esibita dall’ artista madrileno nel Finale, con numeri virtuosistici da concertista di alta classe. Un superbo fuori programma bachiano ha siglato una prestazione che ci ha permesso di fare la conoscnza di un talento concertistico emergente, che nei prossimi anni potrebbe raggiungere una posizione tra le personalità musicali più rilevanti del nostro tempo per la personalità e il carisma comunicativo davvero fuori dal comune. Speriamo di avere presto la possibilità di riascoltarlo in concerto.

Foto ©Reiner Pfisterer

Nella seconda parte della serata Manfred Honeck e la Deutsche Radio Philharmonie hanno eseguito una intensa e scattante lettura della Sinfonia K. 551 Jupiter di Mozart, nella quale l’ orchestra ha risposto bene alle sollecitazioni della bacchetta realizzando un suono compatto e assai preciso per giustezza di attacchi. Nel movimento iniziale, era ottima l’ incisività con cui veniva esposto il tema di attacco, seguito dalle due idee contrastanti di cui la seconda è una citazione dell’ Arietta K. 541 Un bacio di mano. Oltre alla freschezza di fraseggio, ricercatezza di tinte strumentali e coerenza di concezione, la lettura di Honeck si caratterizzava anche per le sonorità orchestrali morbide, sfumate e di grande trasparenza. Perfetta la resa dei passaggi contrappuntistici, che la condotta impostata dal direttore sottolineava splendidamente in tutti i particolari. La cantabilità fervida dell’ Adagio, eseguito come un Recitativo e Aria d’ opera per attenzione al respiro melodico e scrupoloso rispetto degli accenti, la vivacità incisiva del fraseggio e la lucidità assoluta nell’ evidenziare i passaggi contrappuntistici del Finale erano le altre caratteristiche salienti di un’ interpretazione davvero esemplare. Successo assai vivo per una bella serata di musica.


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