
Ricevo e pubblico queste considerazioni di Marco Gaudino sull’ accordatura degli strumenti come effetto dei cambiamenti avvenuti nella società
Marco Gaudino
Accordatura, velocità e società: quando la musica riflette la vita umana
Nel corso dei secoli, l’ interpretazione del repertorio classico ha subito trasformazioni profonde che non riguardano solo strumenti e tecniche, ma anche parametri apparentemente “oggettivi” come l’ accordatura e la scelta dei tempi. Questi elementi, lungi dall’ essere neutrali, sembrano riflettere in modo sorprendente lo stile di vita e la condizione psicologica delle diverse epoche storiche.
L’ accordatura: dalla stabilità alla tensione
Nel periodo barocco, l’ accordatura standard (il cosiddetto La) era generalmente più bassa rispetto agli standard moderni (spesso intorno a 415 Hz). Questo comportava un suono più caldo, meno teso, più “umano”. Non è un caso che questa estetica si inserisca in un contesto storico in cui il tempo era percepito in maniera meno frenetica, e la vita quotidiana, pur segnata da difficoltà, aveva ritmi meno accelerati rispetto a quelli odierni.
Con il passare dei secoli, l’ intonazione si è progressivamente innalzata: 430, 435, fino agli attuali 440–442 Hz (e talvolta anche oltre nelle grandi orchestre internazionali). Questo aumento ha prodotto un suono più brillante, penetrante, ma anche più teso dal punto di vista fisico e percettivo. È legittimo chiedersi se questa “tensione sonora” non sia lo specchio di una società sempre più orientata alla performance, alla proiezione, alla competizione.
La velocità esecutiva: tra retorica e virtuosismo
Analogamente, la scelta dei tempi ha conosciuto una deriva significativa. Se nel Settecento il tempo musicale era legato alla retorica, al gesto, al respiro umano (spesso con una flessibilità naturale), oggi si assiste frequentemente a una corsa verso tempi sempre più veloci, specialmente nei brani virtuosistici. Questo fenomeno è evidente confrontando registrazioni storiche del primo Novecento con esecuzioni contemporanee: ciò che un tempo era considerato “brillante” oggi rischia di apparire lento. La velocità diventa spesso un parametro di giudizio tecnico, quasi sportivo, piuttosto che espressivo.
Società e percezione del tempo
La domanda centrale è: perché?
La risposta può essere cercata nello stile di vita contemporaneo. Viviamo in una società dominata dalla rapidità, dalla produttività, dalla compressione del tempo. Le tecnologie digitali hanno ridotto le attese, accelerato i processi, modificato la nostra percezione della durata. Di conseguenza, anche l’ ascoltatore moderno è meno incline alla contemplazione e più attratto da stimoli immediati. La musica, in quanto arte profondamente legata all’ uomo, non può restare immune da queste trasformazioni. L’ accelerazione dei tempi esecutivi e l’ innalzamento dell’ accordatura possono essere letti come sintomi di una perdita di “serenità temporale”: non solo suoniamo più in alto e più veloce, ma forse anche più in tensione.
La perdita della serenità: un’ ipotesi critica
Si può quindi sostenere che la perdita di serenità e l’ aumento dello stress nella vita quotidiana abbiano influenzato indirettamente anche l’estetica musicale.
Accordature più alte → maggiore brillantezza, ma anche maggiore tensione fisica e sonora
Tempi più veloci → maggiore impatto immediato, ma rischio di perdita del respiro musicale
Interpretazioni più “performative” → meno spazio alla riflessione, più alla dimostrazione
Questa trasformazione non è necessariamente negativa in assoluto: ogni epoca ha il diritto di reinterpretare il repertorio secondo la propria sensibilità. Tuttavia, emerge un rischio concreto: perdere il legame con la dimensione umana, fisiologica e respiratoria della musica.
Verso un equilibrio possibile
Forse la sfida per l’ interprete contemporaneo non è tornare nostalgicamente al passato, ma trovare un equilibrio. Essere consapevoli che tempo e accordatura non sono solo dati tecnici, ma scelte culturali e quasi filosofiche. Recuperare una certa “lentezza consapevole”, una qualità del suono meno aggressiva, potrebbe rappresentare non solo una scelta estetica, ma anche un atto di resistenza culturale contro la frenesia del nostro tempo.
Non esistono prove scientifiche dirette che colleghino lo stile di vita frenetico all’ innalzamento del diapason o alla velocità esecutiva. Tuttavia, l’ evoluzione storica della musica mostra una costante interazione tra estetica sonora e contesto sociale. In questo senso, l’ aumento della tensione sonora e della rapidità esecutiva può essere interpretato come riflesso culturale di una società sempre più orientata alla velocità, alla performance e all’ intensità percettiva.
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