Utopia Orchestra – Teodor Currentzis e Vilde Frang

Foto ©Mozart2006

Teodor Currentzis è tornato per la terza volta a Stuttgart con la sua Utopia Orchestra, il formidabile complesso da lui fondato tre anni fa che sta entusiasmando il pubblico di tutta l’ Europa per il suo livello tecnico assolutamente fenomenale. Un ensemble che nelle sue esibizioni lascia letteralmente attoniti per il livello incredibile degli strumentisti, la precisione tecnica, la compattezza sonora e la bellezza sbalorditiva del suono. Avendo io ascoltato nella mia vita pressochè tutte le grandi formazioni sinfoniche mondiali, posso dire senza paura di essere smentito che la Utopia Orchestra non teme confronti con alcun complesso sinfonico di oggi. La serata era naturalmente attesissima dal pubblico di questa zona, che non ha mai dimenticato le intense emozioni regalateci dal direttore greco-russo nei suoi sei anni di attività come Chefdirigent della SWR Symphonieorchester con la quale ha realizzato indimenticabili interpretazioni di autori come Mahler, Shostakovich e in genere di tutti gli autori del Novecento. Der Rockstar unter den Dirigenten, come lo ha definito Jürgen Pathy sul blog Klassik begeistert, ha scelto per questa tournée europea un programma comprendente appunto due brani che aveva già proposto nei suoi concerti alla Liederhalle. Il primo era il Concerto per violino di Alban Berg, ancora una volta con Vilde Frang come solista. La trentanovenne violinista norvegese, che negli ultimi anni si è imposta come una tra le massime esponenti di quella generazione di giovani violinisti che mi porta spesso ad affermare come oggi lo strumento stia vivendo una vera e propria età dell’ oro,  ha nuovamente incantato il pubblico della Liederhalle con un’ interpretazione che io personalmente non esito a definire di livello storico: suono di grande qualità timbrica, attraentissimo per rotondità, ricchezza di armonici e perfetta uguaglianza in tutta la gamma, fraseggio incisivo e flessibile sono le caratteristiche peculiari di una strumentista che indubbiamente va annoverato tra i quattro o cinque massimi esponenti del panorama violinistico odierno. Vilde Frang attualmente suona uno dei più bei Guarneri del Gesù conosciuti, il celebre “Rode” del 1734 già appartenuto a Norbert Brainin e a Kyung-wha Chung, uno strumento assolutamente favoloso per bellezza e risonanza di timbro. La sua lettura del Concerto di Berg, stupendamente assecondata dalla direzione di Teodor Currentzis che amalgamava i timbri strumentali come fossero registri d’ organo e da un’ orchestra che ha davvero dato il meglio delle sue incredibili possibilità tecniche ed espressive per varietà di colori e capacità di recepire la condotta strumentale del solista, è stata di incredibile bellezza sonora, con un fraseggio flessibile e perfetto per equilibrio e respiro, in un crescendo emotivo assolutamente emozionante che culminava nella stupenda esposizione della citazione bachiana di ventidue battute dal corale Es ist genug dalla Cantata O Ewigkeit, du Donnerwort BWV 60, resa con una tensione espressiva lacerante, come poche altre volte mi è capitato di riscontrare nelle tante esecuzioni del lavoro berghiano da me ascoltate in teatro e in disco. Una prova di livello interpretativo assoluto, da parte di una ragazza che sempre di più va considerata fra i massimi talenti violinistici della nostra epoca.

Foto ©Daniel Dittus

Dopo la pausa Vilde Frang, che nel Concerto di Berg aveva suonato alcuni passi camminando davanti al proscenio e interagento visivamente con gli strumentisti della sezione archi che si alzavano in piedi, si è cambiata d’ abito e ha preso posto al leggio di Konzertmeister per l’ esecuzione della Prima Sinfonia di Mahler. Un’ esecuzione assolutamente esplosiva nella quale Teodor Currentzis ha riversato tutte la potenza espressiva del suo Mahler caratterizzato da un’ evidenziazione estrema delle tensioni armoniche e da sonorità caratterizzate da una timbrica d’ insieme assolutamente avvincente nella sua gelida forza di penetrazione e nella ricca e variata gestione delle dinamiche, squassanti nei momenti di maggior tensione per raggiungere il massimo della tensione drammatica. Raramente in questa Sinfonia si è ascoltato un direttore che esplora dinamicamente la musica fino a livelli così estremi, dal pianissimo appena udibile, fino al fortissimo lacerante, apocalittico, abbinato ad affascinanti cambiamenti di colore timbrico.

Foto ©Mozart2006

A partire dal pianissimo appena percettibile del lungo pedale sul LA di tutti gli archi sul quale si inseriscono i fagotti esponendo il motivo caratterizzato dall’ intervallo di quarta discendente, il primo tempo, dopo l’ esposizione del tema principale realizzata da Currentzis con una scansione ritmica molto fluida, il consueto rubato iniziale nella prima frase dei violoncelli accennato in maniera assai lieve e senza precipitare nè alzare eccessivamente il tono della voce nelle ultime battute dell’ esposizione. si caricava gradualmente di tensione in un crescendo drammatico perfettamente calcolato sino alla grandiosa riaffermazione conclusiva del tema principale, seguita dal violento strappo delle tre battute conclusive. Nello Scherzo aera davvero ammirevole la flessibilità ritmica con cui Currentzis ha gestito i ritmi di Ländler, con una giusta sottolineatura delle sfumature dinamiche prescritte da Mahler nell’ esposizione del tema principale. Nella Marcia Funebre del terzo movimento le sonorità allucinate come quelle dell’ esposizione in un livido pianissimo del motivo del Lied popolare Brüder Jakob esposto dal primo contrabbasso, la francese Lorraine Campet, le asprezze dissonanti di certi passaggi dei fiati carichi un tono quasi espressionistico, preparavano stupendamente l’ esplosione drammatica del Finale in cui si ammiravano lo splendore di certi blocchi sonori e la tensione del fraseggio orchestrale fino al tono quasi parossistico delle conclusione, con la fanfara dei corni che introduceva le ultime battute nelle quali Currentzis ha lanciato l’ orchestra al massimo della potenza per una conclusione altamente spettacolare, che ha scatenato l’ entusiasmo del pubblico della Liederhalle. Può piacere o meno questo direttore che facendo musica è un autentico fascio di energia, si può essere infastiditi da apparenze come la sua pronunciata fisicità sul podio, l’ anticonformismo degli atteggiamenti o anche il suo abbigliamento eccentrico. Ma una cosa non si può negare: la personalità carismatica e forte di questo musicista cinquantatrenne, la sua irrefrenabile voglia di esprimersi, la sua ossessione musicale e il suo genio, che insieme a una vitalità unica rendono straordinarie le sue interpretazioni. Per il modo in cui Currentzis permea ogni battuta, ogni nota delle partiture che affronta, la musica diventa inevitabilmente un evento. E serate come questa ne sono la dimostrazione più chiara e inequivocabile.


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