Pfingstfestspiele Baden-Baden 2026 – Der Rosenkavalier

Foto ©Michael Bode

Da alcuni anni, la direzione artistica del Festspielhaus Baden-Baden ha introdotto un nuovo format nella struttura delle sue stagioni. Si tratta dei Pfingstfestspiele o festival di Pentecoste, impostati sul modello degli Osterfestspiele con un’ orchestra residente chiamata a tenere concerti sinfonici intervallati da serate cameristiche in tutti i luoghi storici della città. Per la nuova rassegna di Pentecoste l’ orchestra in residence è sin dall’ inizio la SWR Symphonieorchester che nel programma dell’ edizione di quest’ anno ha voluto includere l’ esecuzione in forma semiscenica di un’ opera, Der Rosenkavalier di Richard Strauss. Una proposta che dovrebbe diventare costante anche nei prossimi anni, visto che per il cartellone del 2027 è già stato annunciato Der fliegende Holländer. L’ iniziativa ha riscosso un notevole interesse e il Festspielhaus era praticamente esaurito in entrambe le repliche da un pubblico indubbiamente attratto da un cast che vedeva la presenza di cantanti di notevole prestigio in un’ opera che qui in Germania è amatissima dai melomani. La parte scenica dello spettacolo era affidata a Benjamin Lazar, trentanovenne regista francese conosciuto soprattutto per le sue messinscene di titoli del teatro barocco, ed era essenzialmente basata su una struttura lignea praticabile a due livelli alla quale si aggiungevano diversi oggetti e mobili per delineare l’ atmosfera dei vari atti. Il risultato era semplice ma gradevole e di buon gusto, anche per merito degli efficaci giochi di luce realizzati da Christoph Naillet.

Foto ©Michael Bode

La parte musicale era indubbiamente di qualità assai elevata, soprattutto per la splendida prestazione della SWR Symphonieorchester che ha reso in maniera pressochè perfetta tutta l’ ampia tavolozza di colori strumentali ideata da Richard Strauss in questa partitura con Un suono morbido, vellutato, ricco di infinite sfumature dinamiche, in cui spiccava una sezione archi splendida per pastosità di suono e omogeneità di cavata accanto a fiati dal timbro incantevole per la tinta dorata degli ottoni e i colori al pastello dei legni. François-Xavier Roth, che dallo scoros settembre è il nuovo Chefdirigent, ha utilizzato la vastissima gamma di sfumature offertagli dai suoi strumentisti per una direzione sagace, duttile, capace di spaziare dal tono morbidamente melanconico alle atmosfere drammaticamente intense, precisissima nella realizzazione di pagine complesse come l’ introduzione strumentale al terzo atto, di grande ritmo teatrale e accuratissima nella definizione del racconto scenico e nella sottolineatura di tutte le raffinatezze della strumentazione straussiana, sottlineando in maniera egualmente efficace sia i contenuti di commedia e il tono umoristico della Wienerische Maskerad’ immaginato da Richard Strauss e Hugo von Hofmannstahl come aspetto essenziale dell’ opera che il bellissimo clima estatico evocata dall’ orchestra in pagine come il finale del primo atto e il meraviglioso Terzetto che chiude l’ opera. Una prestazione di altissimo livello, che qualifica il cinquantaquattrenne direttore francese come interprete straussiano di alto livello, che andrebbe sicuramente riascoltato in titoli come Salome, Die Frau ohne Schatten o Capriccio dei quali potrebbe far ascoltare esecuzioni ricche di spunti interpretativi di grande interesse.

Foto ©Michael Bode

La compagnia di canto era dominata dall’ incantevole Marshallin raffigurata da Julia Kleiter. Con il suo timbro perlaceo e dal colore che a tratti ricorda quello di Gundula Janowitz, il quarantaseienne soprano nativa di Limburg ha realizzato l’ incantevole ritratto vocale di una donna matura e melanconica, rassegnata alla fine della sua relazione con Oktavian perché consapevole che lui presto incontrerà una ragazza della sua età e intelligente nell’ accettare il suo destino. Gli accenti di tristezza disillusa e smarrimento di fronte al futuro contenuti nel monologo del primo atto hanno trovato nel fraseggio della Kleiter un’ evidenziazione perfettamente completa, come poche altre volte mi è capitato di ascoltare dalle interpreti di questa parte. Al suo fianco, il trentunenne mezzosoprano canadese Emily D’ Angelo, una tra le artiste più interessanti della giovane generazione, ha delineato un Oktavian appassionato e febbrile, impulsivo e sentimentale, dal fraseggio intenso e concentrato espresso da una voce luminosa e di ottima proiezione. Splendida era anche la Sophie di Nikola Hillebrand, arrivata all’ ultimo momento per sostituire una collega indisposta e che che ha messo in mostra tutti i pregi di un timbro prezioso e di una dizione scolpita e raffinata che in questo ruolo le ha fatto ottenere grandi successi a Dresden, Vienna e Berlino per la freschezza del timbro vocale e il fraseggio molto appropriato nel raffigurare una ragazzina ingenua che scopre l’ amore per la prima volta. Il quarantanovenne basso bavarese Wilhelm Schwinghammer ha delineato un ritratto nel complesso convincente del Barone Ochs, raffigurato come un uomo ancora giovane e vitale e non come il solito Alte Trottel da farsa grossolana. La voce però, oltre a non essere di qualità speciale, è anche leggermente debole nelle note gravi e nel finale del secondo atto i RE sotto il rigo richiesti da Strauss in partitura suonavano piuttosto fiochi e sordi. Vocalmente e scenicamente impeccabili erano le caratterizzazioni di Daniela Köhler (Marianne), Roman Trekel (Faninal) e della coppia di trafficoni Valzacchi e Annina, raffigurati in modo incisivo e spiritoso da Norbert Ernst e Monika Bohinen. Il tenore Jonathan Tetelman, da più parti indicato come nuova star del firmamento canoro, è sembrato terribilmente a disagio nella tessitura vocale molto acuta dell’ aria del Cantante Italiano esibendo una voce strangolata e stimbrata dal SOl in su e uno stile che più di quello di un cantore di corte principesca evocava i modi di un posteggiatore da pizzeria dei Quartieri Spagnoli. Molto buona era anche la prestazione di tutte le rimanenti parti di fianco, affidate a solisti dell’ MDR Rundfunkchor.Successo assolutamente trionfale, con parecchi minuti di applausi per tutti i componenti del cast di uno spettacolo senza dubbio di alto livello.


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