Staatsorchester Stuttgart 2026/27 – 1. Sinfoniekonzert

Foto ©Sebastian Mare

Nicholas Carter ha iniziato la sua prima stagione come Generalmusikdirektor della Staatsoper Stuttgart con il concerto di apertura della stagione sinfonica in abbonamento alla Liederhalle, mentre contemporaneamente sta preparando la nuova produzione della Ledi Makbet Mzenskowo ujesda di Shostakovich che andrà in scena tra meno di due settimane. È l’ inizio di un nuovo capitolo nella storia del teatro che, in base all’ esito di questa prima serata, sembra poter essere davvero interessante. Il quarantunenne direttore australiano, che ha iniziato la carriera come assistente di Vladimir Ashkenazy alla Sidney Symphony Orchestra e poi con incarichi di Kapellmeister alla Hamburgische Staatsoper con Simone Young e con Sir Donald Runnicles alla Deutsche Oper Berlin, ha successivamente lavorato come Chefdirigent allo Stadttheater Klagenfurt e all’ Oper Bern, dove ha diretto il primo allestimento del Ring wagneriano nella storia del teatro. Negli ultimi cinque anni la sua attività ha assunto dimensioni internazionali con una serie di debutti presso orchestre di rango, al Met, dove ha diretto Hamlet di Brett Dean, Peter Grimes e Arabella, alla Semperoper Dresden e alla Bayerische Staatsoper. Alla Staatsoper Stuttgart il nuovo direttore si era presentato nel febbraio dello scorso anno con un’ applaudita produzione di Igrok (Il Giocatore) di Prokofiev, che è stata unanimemente recensita in maniera molto favorevole dalla critica. Come nel caso del suo predecessore Cornelius Meister, la direzione della Staatsoper Stuttgart ha scelto di nuovo come guida musicale un maestro emergente, considerato fra i migliori talenti direttoriali della giovane generazione e che nelle sue prime dichiarazioni ufficiali dopo aver preso possesso della carica ha sottolineato l’ esigenza di lavorare per acquisire nuove fasce di pubblico.

Per il suo esordio a Stuttgart come direttore sinfonico, Nicholas Carter ha scelto un programma che iniziava con Frontispiece for Orchestra della compositrice sudcoreana Unsuk Chin, che negli ultimi anni ha avuto l’ onore di scrivere diversi brani per i Berliner Philharmoniker le cui registrazioni in CD sono poi state messe sul mercato. Una partitura dalla scrittura orchestrale molto virtuosistica, basata su una serie di spunti tematici provenienti da Strawinsky, Strauus, Scriabin e Tsschaikowsky rielaborati in uno stile di scrittura postweberniano, molto interessante all’ ascolto. Seguiva poi il Concerto in mi monore op. 85 di Elgar con la parte solistica suonata da Kian Soltani, Sotto la direzione di Roderick Cox, trentasettenne statunitense che sta percorrendo una brillante carriera internazionale e da questa stagione ha assunto la carica di direttore musicale dell’ Opéra Orchestre National Montpellier, la Junge Deutsche Philharmonie ha presentato al pubblico il primo dei due programmi portati in tournée quest’ anno. Come solista è stato invitato Kian Soltani, trentatrenne violoncellista austriaco nato a Bregenz da genitori persiani che dopo una serie di affermazioni in concorsi prestigiosi si è imposto all’ attenzione internazionale come uno tra i musicisti più dotati della giovane generazione e sta percorrendo una carriera di prestigio con inviti da tutte le grandi orchestre mondiali, documentata da quattro album registrati per la Deutsche Grammophon che hanno ottenuto grande successo di critica e di vendite.

Come ho già avuto modo di scrivere in diverse occasioni, oggi siamo in presenza di una generazione di giovani strumentisti di alto livello qualitativo, assolutamente impeccabili dal punto di vista della preparazione tecnica. Un panorama vasto e di primissima qualità, nel quale è diventato difficile emergere perchè il livello medio si è alzato di parecchio. Anche Kian Soltani, che suona lo splendido violoncello Stradivari The London, ex Boccherini del 1694, possiede senza dubbio qualità virtuosistiche di alta classe. Il suono è chiaro, morbido, di timbro quasi tenorile, ben controllato in tutta la gamma dinamica e la capacità di far cantare lo strumento è senza dubbio molto notevole. Oltre alla tecnica strumentale impeccabile anche la musicalità, il senso del fraseggio e dello scambio di tinte e respiri con l’ orchestra sono da musicista già in possesso di una sua cifra personale. La sua interpretazione del Concerto di Elgar era senza dubbio molto notevole per la splendida tornitura delle linee melodiche e la raffinatezza ricercata nella realizzazione delle dinamiche. Già dalle prime battute la cantabilità appassionata con cui sono state rese le frasi più intense della partitura di Elgar, a partire dallo struggente recitativo iniziale, dimostrava eloquentemente la personalità spiccata di uno strumentista maturo e dotata di autorevolezza interpretativa già sviluppata. Una prestazione di notevole rilievo, perfettamente sostenuta dalla bacchetta di Nicholas Carter, attentissimo nel calibrare colori e pesi strumentali in perfetta sintonia con il solista che ha ripagato i lunghi applausi del pubblico della Liederhalle con una sua composizione, intitolata Persischer Feuertanz.

Nella seconda parte del concerto Nicholas Carter e la Staatsorchester Stuttgart hanno presentato Ein Heldenleben, il poema sinfonico di Richard Strauss anch’ esso caratterizzato, come il pezzo di Unsuk Chin, da una ripetuta serie di citazioni, in questo caso provenienti da brani dello stesso autore. Una lettura che si caratterizzava innanzi tutto per la magnifica prestazione della Staatsorchester Stuttgart, che ha suonato con una precisione e una bellezza di suono davvero da orchestra di primissimo livello. Il timbro rotondo e l’ omogeneità di cavata degli archi, la precisione e squillo degli ottoni e la morbidezza della sezione legni venivano messi in massima evidenza dall’ impostazione fluida e ricca di buonsenso scelta da Nicholas Carter, sontuosa nelle sonorità, fervida e appassionata nel fraseggio e ricca di preziose sottolineature coloristiche. Già dalla prima esposizione del Thema des Helden, affidata a corni e celli e seguita dal bellissimo motivo lirico in si minore esposto da archi e fiati, la Staatsorchester ha messo in mostra tutti i pregi del suo modo di far musica e la sua intesa già molto buona con il nuovo direttore. Eccellente il gioco virtuosistico dei fiati nel secondo tempo, seguito dal bellissimo assolo di violino che inizia la terza parte, Des Helden Gefährtin, suonato in maniera davvero eccellente da Vladyslava Luchenko, strumentista ucraina che da questa stagione è divenuta la nuova Konzertmeisterin dell’ orchestra, con lo splendido Stradivari Tullaye del 1669 che il teatro le ha meso a disposizione. Magnifica la plasticità ed espressività di esposizione ottenute da Carter nella quarta parte, e assolutamente da ricordare il trionfo di sonorità liquide e iridescenti della sezione conclusiva, con il solenne accordo finale che si distendeva come un autentico arcobaleno sonoro. Un’ interpretazione in complesso davvero di classe, salutata da un grande successo di pubblico per l’ orchestra e per il giovane nuovo Generalmusikdirektor, che ha domostrato di poter offrire cose molto interessanti ai melomani di Stuttgart.


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