Internationale Bachakademie Stuttgart – Theodora

Foto ©Holger Schneider

Tra gli aspetti principali che rendono interessante la vita musicale in Germania vi è sicuramente la possibilità di ascoltare frequentemente il grande repertorio corale classico e romantico.Da quando io vivo qui ho potuto approfondire la conoscenza di importanti lavori come gli Oratori di Händel, che in Italia si ascoltano davvero poco. Per gli appassionati della mia zona, il punto di riferimento in questo senso è la Bachakademie Stuttgart, che lo scorso fine settimana ha inaugurato la sua stagione con due esecuzioni dell’ oratorio Theodora di Händel, al Forum am Schlosspark di Ludwigsburg e alla Liederhalle. Penultimo lavoro della produzione oratoriale di Händel, fu composto nell’estate del 1749 e debuttò il 16 marzo 1750 al Covent Garden Theatre. Ulteriori rappresentazioni ebbero luogo il 16, il 21 e il 23 marzo 1750. Il libretto è opera di Thomas Morell (1703–1784), eminente scienziato e teologo che aveva già collaborato con il musicista sassone per altre composizioni di questo genere, e si basa sul breve romanzo di Robert Boyle Love and Religion demonstrated in the Martyrdom of Theodora and Didymus, pubblicato nel 1687. La vicenda è ambientata ad Antiochia, all ‘inizio del IV secolo, epoca in cui la città si trovava sotto il dominio romano. La giovane nobile Theodora, che pratica segretamente la religione cristiana, si rifiuta di partecipare ai riti sacri in onore di Giove e per punizione viene condannata a servire come prostituta nel tempio di Venere. Rifiutando di essere disonorata in questo modo, la ragazza dichiara di essere pronta a morire per la propria fede e, con grande stupore dei Romani, va incontro al martirio insieme a Didymus, un ufficiale romano che lei stessa aveva convertito e che essendosi innamorato di lei la fa fuggire dalla prigione facendole indossare i suoi abiti. Quando Didymus viene scoperto e condannato a morte, Theodora va ad autoaccusarsi per salvarlo ma il governatore romano Valens ordina che vengano uccisi entrambi.

Foto ©Holger Schneider

Nonostante Händel lo considerasse uno tra i suoi migliori esiti artistici, alla prima esecuzione il lavoro non riscosse un grande successo; Händel la ripropose una sola volta, il 5 marzo 1755, sempre al Covent Garden. Una ripresa prevista per il 1759 non ebbe invece luogo. La musica è in ogni caso pienamente all’ altezza del livello raggiunto da Händel nei suoi capolavori composti durante il periodo della sua piena maturità, per ricchezza di ispirazione e genialità nelle soluzioni di scrittura. Oltre alla fattura squisita di numerose arie, si segnala in modo particolare la varietà di soluzioni trovate dal musicista di Halle nel trattamento del recitativo accompagnato, che in questo lavoro anticipa per molti aspetti certe atmosfere che ritroveremo nelle opere più celebri di Glück pochi decenni più tardi. Di altissima qualità è anche il trattamento delle scene corali, con il marcato e drammaturgicamente efficasissimo contrasto fra la plasticità vigorosa delle pagine intonate dai Romani e la calma, profonda convinzione della musica per i cori dei cristiani tra i quali spicca lo splendido He saw the lovely youth, considerato da Händel la preferita fra tutte le pagine corali da lui scritte.

L’ esecuzione che abbiamo ascoltato è stata sicuramente di ottimo livello complessivo. Hans-Cristoph Rademann, profondo conoscitore di questo repertorio, ha guidato la Gaechinger Cantorey ottenendo risultati eccellenti nel delineare il vasto respiro di questo grandioso affresco sacro, con un grande equilibrio nella definizione dei fraseggi strumentali e corali realizzato con splendida precisione dagli strumentisti e dai cantanti della Gaechinger Cantorey. Molto buona anche la prova dei solisti a partire da Elisabeth Breuer, soprano austriaco considerata tra le migliori specialiste barocche del momento, che ha reso con grande espressività il tono nobile e dolente delle arie di Theodora. Ottima anche la prova del mezzosoprano Marie Henriette Reinhold, nativa di Leipzig e giá affermata a livello internazionale soprattutto come concertista nonostante abbia iniziato la carriera da pochi anni, che nel ruolo di Irene ha messo in mostra notevoli qualità interpretative e un senso dello stile molto sviluppato. Vocalmente molto efficace e incisivo nella declamazione il tenore inglese Guy Cutting nella parte di Septimius, l’ ufficiale romano amico di Dydimus che prova compassione di fronte alla sorte dei due amanti e tenta senza risultato di ottenere la grazia per loro. Notevole anche la prova del controtenore svizzero Terry Wey, che ha reso molto bene il ruolo del protagonista con una bella varietà di accenti e un’ emissione molto ben controllata nelle arie e nel celebre duetto con Theodora Streams of pleasure ever flowing intonato dai due innamorati mentre si avviano al martirio, sicuramente uno tra i vertici della partitura e di tutta la musica di Händel. Autorevole nel fraseggio e molto composto vocalmente anche il basso-baritono Tobis Berndt come Valens. Successo vivissimo per una serata che ci ha dato la possibilità di ascoltare un capolavoro non molto frequentemente eseguito, in una interpretazione assai pregevole.


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