Stuttgarter Kammerorchester – Cello Royale

Foto ©Oliver Röckle

Da un paio d’ anni la Stuttgarter Kammerorchester ha avviato una collaborazione con il Concours Reine Elisabeth di Bruxelles, una tra le massime competizioni mondiali per giovani concertisti. Tramite la Wolfgang Carl Friedrich Grosse & Renate Elli Wald – Stiftung, associazione filantropica fondata nel 2023 da due mecenati di Stuttgart per sostenere progetti musicali, l’ orchestra invita ogni anno il vincitore della rassegna a tenere un concerto nella nella Weisse Saal del Neuer Schloss, il grande palazzo che si trova nella Schlossplatz di Stuttgart e oggi costituisce la sede del governo del Land, fedelmente ricostruito dopo i bombardamenti dell’ ultima guerra. Quest’ anno il protagonista della serata era Ettore Pagano, giovanissimo violoncellista nativo di Roma già vincitore di altri importanti riconoscimenti e considerato una tra le più dotate attuali giovani promesse del concertismo internazionale. Per la sua esibizione a Stuttgart, il virtuoso italiano ha scelro il Concerto op. 129 di Schumann, in una versione con la parte orchestrale adattata per complesso da camera. Attendevo con molta curiosità di ascoltare dal vivo questo giovanissimo talento mio compatriota, a proposito del quale avevo letto una lunga serie di recensioni entusiastiche, e devo dire che la sua prova è stata davvero di livello eccezionale. Ettore Pagano ha reso le linee melodiche schumanniane con un suono morbido, vellutato, splendido per qualità timbrica e una cavata intensa e fervida, sfruttando al meglio le caratteristiche del suo stupendo strumento, il celebre Matteo Gofriller del 1733 già appartenuto a Pablo Casals e concessogli in uso dopo la vittoria a Bruxelles. Sul podio, Thomas Zehetmair ha reso in modo eccellente la parte orchestrale, risolvendo perfettamente tutti i problemi di equilibrio che la strumentazione di Schumann pone al direttore nel rapporto con il solista. Un’ esecuzione intensa, trascinante e avvincente, nella quale Pagano ha esibito una personalità interpretativa già perfettamente definita e dal punto di vista tecnico tutta una serie di numeri d’ alta scuola, da strumentista di classe davvero superiore. Un superbo fuori programma ha siglato una prestazione che ci ha permesso di fare la conoscenza di un talento concertistico emergente, che nei prossimi anni potrebbe raggiungere una posizione tra le personalità musicali più rilevanti del nostro tempo per la personalità e il carisma comunicativo davvero fuori dal comune. Speriamo di avere presto la possibilità di riascoltarlo in concerto.

Foto ©Oliver Röckle

Anche il resto del programma era dedicato ad autori tedeschi. In apertura di serata, la Suite N° 2 in si minore BWV 1067 di Bach ci ha fatto apprezzare dopo diverso tempo dalla sua ultima esibizione da queste parti la bella prova solistica di Gaby Pas-Van Riet, flautista belga che ha iniziato la sua carriera come prima parte della European Community Youth Orchestra con Claudio Abbado nel 1980 e per più di trent’ anni ha ricoperto il ruolo di primo flauto della RSO des SWR. Una musicista di grandissima classe e grandi capacità tecniche, che ha eseguito il brano con perfetto senso dello stile e una splendida carica virtuosistica nella celebre Badinerie finale. Prezioso nelle sonorità e accurato l’ accompagnamento orchestrale di Thomas Zehetmair, che nella seconda parte della serata ha presentato una bella lettura della Sinfonia N° 9 per archi in do minore di Mendelssohn, squisito capolavoro giovanile che il compositore lipsiense scrisse all’ età di soli tredici anni. Le dodici Sinfonie per archi, all’ interno della produzione giovanile del musicista sassone, costituiscono un gruppo omogeneo, scritto fra il 1821 e il 1823. Come molte altre pagine, anche queste Sinfonie erano pensate per essere eseguite nei ricevimenti musicali della domenica (le cosiddette Sonntagsmusiken), che la famiglia Mendelssohn organizzava per un pubblico di parenti e amici. La partitura è interessante per la freschezza dell’ invenzione melodica e mette in mostra tutta la completezza della preparazione accademica che il giovane Mendelssohn aveva ricevuto dai suoi maestri come Carl Friedrich Zelter, il consigliere musicale di Goethe. La Stuttgarter Kammerorchester ne ha dato un’ esecuzione fresca, brillante, perfettamente rispettosa del carattere di omaggio al mondo del classicismo viennese che costituisce la cifra stilistica peculiare di queste partiture giovanili di Mendelssohn. Thomas Zehetmair ha diretto con grande eleganza e vivacità e i diciassette archi del complesso hanno messo in mostra tutti i pregi della loro paletta timbrica, con un suono ragguardevole per compattezza e omogeneità d’ insieme. Vivo successo per una serata davvero di alta qualità.


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