SWR Symphonieorchester 2022/23 – Pablo Heras-Casado

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Foto ©SWR Symphonieorchester

Per l’ ultimo concerto della stagione 2022/23, sul podio della SWR Symphonieorchester è salito nuovamente Pablo Heras-Casado, il quarantacinquenne direttore nativo di Granada che in questi ultimi anni ha collaborato regolarmente con l’ orchestra in diverse occasioni, ultima delle quali il concerto finale dei Pfingstfestspiele a Baden-Baden, poche settimane fa. Il programma attraversava diverse epoche, con due composizioni corali di vasto respiro introdotte da un brano della nostra epoca, i quattro brevi schizzi strumentali di Luciano Berio raggruppati dopo la sua morte su suggerimento di Paul Roberts, assistente di Pierre Boulez, sotto il titolo Dédicaces. Tre dei quattro pezzi furono utilizzati dal compositore ligure nelle sue opere teatrali: Entrata ed Encore come interludi in La vera storia e Fanfara in Un re in ascolto. Pierre Boulez diresse la prima esecuzione del ciclo nel 2008, con la Chicago Symphony Orchestra. Si tratta di esempi tra i migliori della fantasia e sapienza di scrittura dell’ autore, che la SWR Symphonieorchester ha eseguito mettendo in mostra la sua completa padronanza stilistica del repertorio contemporaneo.

Completava la prima parte della serata la Symphonie de Psaumes di Strawinsky, con la partecipazione dell’ SWR Vokalensemble preparato in questa occasione da Frank Markowitsch. E qui il concerto offriva le sue cose più interessanti. Pablo Heras-Casado ha dato una lettura elegante e accurata nel fraseggio, con squisiti dettagli strumentali evidenziati in maniera ottimale. Un’ interpretazione assolutamente splendida per accuratezza di fraseggio ed equilibrio classico di lettura, nella quale il coro ha impressionato per morbidezza di suono, traspaenza timbrica e chiarezza di articolazione, in perfetta sintonia con un’ orchestra condotta in maniera lucida, equilibrata e chiara nella definizione dei particolari. Poche altre volte l’ aristocratica raffinatezza di questo brano è stata illustrata in maniera così efficace come in questa esecuzione,nella quale i complessi della SWR hanno messo in mostra tutte le qualità che li pongono al vertice delle formazioni corali e strumentali tedesche.

La seconda parte del programma era occupata da Die erste Walpurgisnacht di Mendelssohn, vasta e ambiziosa composizione iniziata dal musicista lipsiense durante il suo viaggio in Italia e terminata nel 1841, sul testo di una tra le più celebri ballate di Goethe, che diede volentieri il suo assenso alla messa in musica del suo lavoro ma non potè ascoltarne la versione definitiva. Il tema della poesia deriva dalla leggenda popolare secondo la quale nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio, festività di santa Walpurga, sulla cima del monte Brocken nel massiccio dello Harz si celebravano cerimonie pagane. A differenza del Faust, dove serve di ambientazione a un sabba infernale, la notte descritta nella ballata è quella di una cerimonia tenuta in segreto dagli adepti delle antiche credenze. Pablo Heras-Casado ha reso molto bene il vasto respiro epico della musica di Mendelssohn, in questo splendidamente assecondato dalla magnifica prestazione dell’ orchestra e dell’ SWR Vokalensemble.

Di alta qualità è stata anche la prova dei tre solisti, tutti artisti di rango internazionale. Il giovane mezzosoprano Sophie Harmsen, figlia di un diplomatico tedesco e cresciuta in Sudafrica dove ha iniziato a studiare, perfezionandosi in seguito con una maestra illustre come la grande liederista Edith Wiens, ha messo in mostra una voce fresca e luminosa, trovando accenti efficaci e una bella scorrevolezza di legato nei suoi interventi. Il cinquantanovenne tenore bavarese Werner Güra, apprezzatissimo a livello internazionale soprattutto come Evangelista nelle Passioni bachiane, possiede un’ autorevolezza di accento e una capacità di scolpire la frase assolutamente ideali in questo repertorio. Il terzo nome illustre del cast era Florian Boesch, cinquantaduenne baritono austriaco figlio di Christian Boesch, artista che ancora oggi viene ricordato per la sua celebre interpretazione di Papageno nell’ allestimento della Zauberflöte al Salzburger Festspiele con regia di Jean Pierre Ponnelle e la direzione musicale di James Levine, replicato per otto anni consecutivi dal 1978 al 1986. Florian Boesch, che è stato allievo del grande Robert Holl, è considerato oggi, insieme a Georg Nigl e Christian Gerhaher, come uno tra i liederisti più illustri della nostra epoca e il suo fraseggio dagli accenti scanditi ed epici ha dato il massimo rilievo agli interventi del Druido. Successo assai vivo da parte di un pubblico attento e molto concentrato, che alla fine ha applaudito a lungo tutti gli esecutori.


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