Nel suo secondo contributo mensile di quest’ anno, il prof. Marco Gaudino si sofferma su alcune considerazioni riguardanti il comportamento delle corde vocali durante la produzione del suono negli strumenti a fiato. Grazie come sempre al docente napoletano per la preferenza accordata a questo sito e buona lettura a tutti.
Gli studi giapponesi sul comportamento delle corde vocali negli strumenti a fiato: illustrazione e considerazioni personali
Intorno alla fine degli anni Ottanta tre ricercatori giapponesi (un flautista e due medici) S. Mukay, S. Minegishi, C. Mukay, presentarono al Symposium di Nizza i risultati di alcune ricerche sul comportamento delle corde vocali nelle tecniche degli strumenti a fiato. La rivista che cito pubblicò diversi anni dopo i risultati della ricerca da loro condotta (cfr. Syrinx dell’A.I. F n. 8 Aprile – Giugno 1991 “La funzione della glottide nell’emissione del suono” di S. Mukay, S. Minegishi, C. Mukay). La ricerca giapponese basa l’ analisi dei movimenti di apertura e chiusura delle corde vocali nelle differenze tra strumentisti a fiato dilettanti e professionisti, nell’ esecuzione di diverse dinamiche esecutive. I movimenti vocali, visti in esecuzione su strumenti a fiato, avvennero attraverso un laringoscopio a fibre ottiche. La laringoscopia a fibre ottiche è un esame che viene eseguito facendo passare una sottile fibra ottica flessibile attraverso una narice del naso fino a raggiungere le corde vocali. I movimenti vocali vengono visualizzati direttamente su uno schermo.
Inspirazione ed espirazione: nell’ inspirazione la glottide si apre, nell’espirazione tende a chiudersi leggermente.
Durante l’ emissione del suono negli strumenti a fiato, si chiude in maniera maggiore rispetto all’atto espiratorio illustrato. Emissione di suoni sul flauto tra registro grave, medio e acuto senza variazione di intensità del flusso aereo: nei suoni gravi la glottide risulta più aperta che nei suoni medi o acuti.
Se si opera sulle variazioni di intensità del flusso aereo non indirizzato a variare l’ altezza dei suoni prodotti la glottide tende ad aprirsi, anche se un occhio attento vede delle tensioni diverse dei muscoli antero-posteriori in relazione alle variazioni dei toni emessi, a prescindere dell’ intensità di emissione del flusso. Nei principianti la glottide, in linea generale, è più aperta rispetto ai professionisti, il suono risulta meno sostenuto. Questo grado di apertura non va inteso a seguito di uno sforzo aerodinamico, come quello che può avvenire in una situazione anomala di variazione di intensità del flusso aereo emesso, ma va decodificato come scarso aumento di velocità aerea in relazione ai suoni da sostenere in un mancato supporto dei muscoli preposti alla collaborazione di tale funzione come: il diaframma, i muscoli intercostali, l’ addome e i muscoli labiali. Per suono sostenuto si deve intendere un tipo di suono che non generi la sensazione di poco energico e presente, a prescindere dalla sua intensità. Vediamo ancora cosa accade:
Legato: la glottide tende a chiudersi, ma è molto difficile analizzare le differenze di apertura nelle singole note in relazione alla loro altezza tonale.
Staccato: nell’ ambito di una scala lo staccato e lo staccato legato, vengono eseguiti con un avvicinamento costante delle corde vocali. All ’aumentare dell’ altezza del suono, diminuisce l’escursione delle corde vocali fino a chiudere quasi completamente la glottide. Per glottide si indica, nella scienza medica, l’ apertura limitata delle corde vocali. Maggiori movimenti delle corde, durante l’ esecuzione dello staccato, avvengono nella sua esecuzione fatta solo a colpi di aria, ovvero senza uso della lingua. Possiamo affermare già da ora che il tipo di esercizio di staccato fatto solo con i colpi di aria è utilissimo a rendere i muscoli vocali reattivi ed elastici al minimo atto di compressione aerea negli strumenti a fiato. L’ esercizio rende i muscoli vocali tonici al sostegno del suono. Il raggiungimento dell’ elasticità muscolare vocale va considerato l’ obiettivo principale da perseguire al fine di costruire un tipo di sonorità, un vibrato e uno staccato che richiami, nei suoni prodotti, la morbidezza e la leggiadria di una voce bene impostata.
Vibrato: il vibrato può essere definito come una modulazione pulsante, ritmica-legata del suono. Il suono nella produzione del vibrato si modifica leggermente in altezza, intensità e timbro, dona al suono fermo espressività varia in relazione al numero dei cicli prodotti al secondo. Si insegna che il vibrato, negli strumenti a fiato, si ottiene con movimenti ritmici del diaframma che ne modula il numero di cicli; dalle osservazioni effettuate, risulta ottenuto da movimenti di chiusura e apertura delle corde vocali con tensioni anomale da parte dei muscoli costrittori della faringe per il vibrato cosiddetto di gola o a pecorella. Quest’ ultimo, ritmicamente non regolare, si produce con contrazioni anche da parte dei muscoli della deglutizione che incidono sul regolare andamento ciclico durante la sua produzione, generando blocchi tensivi anche sui muscoli della glottide. Invece, il vibrato ritmicamente regolare senza nessun tipo di richiamo al belato delle pecore, si ottiene tramite allontanamenti e avvicinamenti delle corde vocali rispetto alla loro posizione media, senza tensioni alcune di muscoli interni al cavo orale estranei a quelli vocali, ossia i costrittori della faringe. Un vibrato esclusivamente prodotto dal diaframma sarebbe tecnicamente impossibile da ottenere. Il diaframma opera solo durante l’ inspirazione. La fisiologia umana insegna che muscoli grandi sono portati a fare movimenti lenti e invece muscoli piccoli movimenti più veloci. Dalla mia esperienza di ricercatore affermo, in merito al vibrato negli strumenti a fiato, che esso è prodotto da variazioni di velocità aeree, le quali si susseguono in maniera regolare e ritmica nel tempo e si ripercuotono sui muscoli vocali che le sostengono. Le variazioni di velocità del flusso dell’ aria dello strumentista modulate in cicli di pulsazioni aeree che si ripercuotono sulle corde vocali sono date, a mio avviso, dal connubio tra le tensioni che si generano tra tutti i muscoli coinvolti nella produzione del suono e la pressione atmosferica, in un gioco di equilibri aero-muscolari tali da produrre un vibrato che nasce, spesso dopo corrette esercitazioni, quasi in maniera naturale. Tensioni che nascono per l’ attrito che si genera tra l’ aria che lo strumentista immette tra gli elementi definibili come coagenti alla produzione del suono (ance, bocchino, boccoletta), nella risposta della pressione atmosferica alle sue perturbazioni in relazione alla lunghezza variabile dei tubi sonori. Negli stimoli aerei sui muscoli vocali portati a reagire avviene il sostegno muscolare al vibrato “aereo”. Cfr. mio articolo del mese di gennaio 2020: Principi di aerodinamica nella produzione del suono.
Il vibrato, dunque, avviene tra l’ aria che lo strumentista immette negli strumenti e la reazione della pressione atmosferica tra lo strumento e il suo esterno, nell’ apporto in tensione dei muscoli labiali, respiratori e vocali atti al suo sostegno nelle variazioni cicliche al secondo date sempre da un input che nasce comunque e sempre dal flusso e sul flusso aereo immesso dallo strumentista stesso. Vibra l’ aria sostenuta dai muscoli su cui si ripercuotono le sue micro- variazioni di velocità, attraverso gli stimoli di maggiore o minore intensità di insufflazione di flusso aereo che potremmo definire “esecutivo”. Un vibrato sbagliato può essere oltremodo dato da movimenti ritmici labiali, oltre che dai movimenti ritmici dei muscoli costrittori della faringe e della deglutizione; bisogna pensare a movimenti solo aerei e mai muscolari nelle esercitazioni, per abituarsi a dei movimenti reattivi muscolari che diventeranno naturali nel corso del tempo. I muscoli vocali devono reagire ma non agire, bisogna pensare solo all’ aria che crea movimenti di variazioni ritmiche, sia nel vibrato che nello staccato a “colpi d’aria”. In realtà, le energie muscolari usate per sostenere i suoni a reazione delle resistenze che l’ aria immessa negli strumenti a fiato genera con la pressione atmosferica, sono così esigue da non creare nessuna coscienza su di esse. La coscienza che si deve generare nel vibrato deve essere legata ai movimenti che si compiono nell’ espirazione sul fiato stesso e sui consueti muscoli che si adoperano, quali: costali, diaframmatici, addominali, della lingua, della mandibola e labiali. Anche durante l’ inspirazione e l’ espirazione i muscoli vocali agiscono ma a noi resta solo la sensazione dell’ aria inspirata o espirata!
I muscoli vocali che agiscono nel sostegno del vibrato aereo sono quelli propri della respirazione che risultano essere in maniera maggiore i muscoli cricoaritenoidei laterali e cricoaritenoidei posteriori che regolano l’ espulsione del fiato e la sua immissione polmonare. La loro azione avviene naturalmente già nell’atto dell’ inspirazione e dell’ espirazione.
Il senso del moto muscolare a cui siamo abituati nella normale fase espiratoria risulta modificato durante l’ emissione del suono negli strumenti a fiato e, ancora maggiormente nel vibrato e nello staccato “sostenuto”. Se pensiamo di agire in maniera diretta sui muscoli della glottide, durante l’ emissione delle varie dinamiche sonore negli strumenti a fiato, rischiamo di agire su quelli negativi che creano costrizione. Una sorta di micro-pulsazioni aeree, dunque, quelle del vibrato, che vengono sostenute e favorite dai muscoli vocali, con regimi energetici minori di quelli deputati alla fonazione vera e propria. Vedi su questo blog il mio articolo del mese di maggio 2020 “Il vibrato negli strumenti a fiato”.
Procediamo ancora nell’ analisi dei movimenti laringei trattando le esecuzione di variazioni dinamiche dal piano al forte e viceversa: negli esperti le variazioni dinamiche di suono vengono eseguite con una maggiore chiusura della glottide, rispetto ai principianti. Dal piano al forte la glottide tende ad aprirsi, se si apre troppo il suono tende ad essere spinto e crescente di intonazione nel flauto traverso. Viceversa dal forte al piano, la glottide tende a restringersi, ma se si mollano le labbra e la tensione dei muscoli respiratori costo-addominali, ossia quelli che regolano la corretta respirazione diaframmatica per intenderci, i muscoli della glottide tendono a collassare per mancata energia aerea insufficiente non riflessa su di essi. Il suono che ne viene fuori risulta calante e senza sostegno. Per fare in modo che tutti possano comprendere: il suono si affloscia come un muscolo che decade dalla sua tensione. Il nostro muscolo sonoro, volendo essere metaforici, è dato dalla corda aerea che si genera tra la pressione atmosferica, i tubi degli strumenti e i muscoli veri e propri che la generano e sostengono. Nel suono forte con spinta c’ è un aumento di intensità del flusso aereo con carenza di velocità necessaria per il suo sostegno, il suono tende ad essere non intonato. L’ aumento spropositato di intensità di flusso aereo, rispetto al suono da sostenere, comporta una mancata energia adeguata in velocità atta a creare delle pulsazioni aeree regolari rispetto al suono emesso. Nel piano, invece, una diminuzione dell’ intensità del flusso in un mancato sostegno muscolare atto a controllare una diminuzione di velocità dello stesso, tende a portare i suoni ad essere calanti di intonazione nei registri medio-gravi e, a perdere l’ altezza tonale nei registri medio-acuti.
Trillo: durante l’ esecuzione di un trillo le corde vocali appaiono molto ravvicinate tra loro. Le variazioni di velocità delle pressioni aeree che si riflettono sui muscoli vocali sono molto vicine, l’elasticità delle corde vocali nel trillo come nelle variazioni dinamiche del suono sono a mio avviso fondamentali e possono addirittura influire anche sull’aspetto prettamente tecnico di velocità delle dita stesse. Un trillo e un diminuendo vanno sostenuti, una mancanza di sostegno muscolare tra labbra, muscoli costo-addominali e vocali, può influire, secondo me, sulle corrette o scorrette tensioni dei muscoli delle dita! Il nostro organismo nel suo sistema nervoso e muscolare tende a reagire in sincronia con mancate tensioni o troppe tensioni di parti del corpo che possono riflettersi in maniera che definirei percettive su altre, durante lo svolgimento di un’ azione. Un trillo, prodotto da movimenti digitali sul flauto, se non sostenuto a livello muscolare respiratorio in relazione a velocità aerea corrette da applicare alla produzione del suono, potrebbe dare a livello psicologico e in alcuni flautisti, la sensazione di un collasso di movimenti anche digitali.
I problemi con cui si scontra lo strumentista a fiato solitamente, sono principalmente tre:
⦁ Le diverse temperature delle colonne aeree che interagiscono nella produzione del suono (ossia quella che proviene dai suoi polmoni e quella esterna che si contrappone ad essa, con stati di tensione muscolari variabili dati dalle diverse altezze tonali e timbriche da realizzare). Cfr. Mio articolo su questo blog del mese di febbraio 2020: Aria calda e fredda negli strumenti a fiato.
⦁ I gradi variabili di tonicità dei muscoli della respirazione e labiali dati dal loro corretto allenamento e che supportano le relative reazioni da parte dei muscoli vocali, anch’ essi legati a gradi di tonicità diversi nel sistema di produzione del suono tra esecutore e strumento. Cfr mio articolo su questo blog del mese di marzo 2020: Muscoli vocali e respiratori nella produzione del suono negli strumenti a fiato.
⦁ Le azioni negative date dai muscoli costrittori della faringe nella produzione sonora e nella tecnica generale negli strumenti a fiato.
Il famoso “chiudere la gola quando si suona” nasce, a mio avviso, dalle sensazioni di voler trattenere l’aria che finisce velocemente nei principianti e non solo, non avendo ancora sviluppato un corretto uso dei muscoli labiali e respiratori nel suo dosaggio, durante la produzione delle varie altezze tonali. La problematica della “gola chiusa” se non ben inquadrata e risolta sin dal suo esordio, diventa un difetto che può protrarsi per molto tempo. In pratica quello che accade nella laringe, nella faringe e alle corde vocali quando si suona uno strumento a fiato, deve avvenire in maniera conseguenziale ad azioni coscienti attive solo sui muscoli costo-addominali e labiali, nonchè alle variazioni di aperture e chiusure del cavo orale attraverso i muscoli della base della lingua e della mandibola nelle variazioni di altezza, intensità e timbro dei suoni prodotti. Tra gli esercizi specifici sulla condotta del fiato che portano le corde vocali a diventare elastiche tra un uso cosciente delle labbra e dei muscoli costo-addominali, nella regolazione della corretta velocità del flusso aereo in entrata negli strumenti a fiato in relazione alle singole note da emettere, troviamo in primis i colpi d’ aria.
Marco Gaudino
Liberamente tratto dal libro: Marco Gaudino, Suono pensando, ed. Lulu, acquistabile su Amazon
Si invitano i lettori a leggere tutti gli articoli precedenti pubblicati dallo stesso autore sul blog Mozart2006 a partire dal mese di dicembre 2019
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