Aida da Londra in differita radio alla BBC

Ho ascoltato ieri sera la trasmissione differita, sul sito internet della BBC, della nuova produzione di Aida andata in scena qualche tempo fa al Covent Garden.
Devo dire che sono rimasto costernato e incredulo, perchè davvero, in più di quarant´anni che seguo l´attività dei teatri d´opera, mai mi era capitato di ascoltare una cosa del genere, oltretutto da un teatro di questo livello.

Più che perdere del tempo a scrivere una recensione, preferisco lasciare la parola agli amici del Corriere della Grisi, che nella loro analisi critica della serata esprimono perfettamente quello che io ho provato ieri sera.
In calce al resoconto, troverete acclusa una rassegna stampa, che dimostra la perplessità con cui anche la critica inglese ha accolto questa tanto pubblicizzata produzione.

Ecco il link:

http://ilcorrieredellagrisi.blogspot.com/2010/06/aida-dal-covent-garden-alla-bbc.html

Giulietta Simionato: 1910 – 2010

Tra una settimana, Giulietta Simionato avrebbe compiuto cento anni. Purtroppo non ce l´ha fatta a raggiungere questo glorioso traguardo, già toccato da Magda Olivero un paio di mesi fa.
Se ne va una cantante tra le massime della storia del teatro lirico, oltre che una delle ultime testimoni di un´epoca d´oro del melodramma italiano.

Voglio ricordare la grande artista forlivese con una delle sue più celebrate interpretazioni: quella di Eboli nel verdiano Don Carlo.

Magda Olivero compie 100 anni

Era doveroso ricordarsi del centesimo compleanno di Magda Olivero, una delle più grandi cantanti della storia del melodramma, e non solo di quello italiano. Continua a leggere “Magda Olivero compie 100 anni”

Lavorando con Karajan

John Culshaw (1924 – 1980) fu uno dei massimi produttori discografici della storia. Dal 1947 lavorò per la Decca, Continua a leggere “Lavorando con Karajan”

Aida a Stoccarda

La stagione operistica qui sta per terminare, e la Staatsoper ripropone alcune recite della nuova produzione di Aida, lo spettacolo inaugurale di quest’ anno. Liquidiamo immediatamente in due battute la regia, semplicemente orrenda e del resto duramente contestata da pubblico e critica alla prima. Purtroppo dovremo sorbircela ancora a lungo, perché qui non siamo in Italia ed é impensabile disfarsi di un allestimento prima di averlo utilizzato per almeno 40 – 50 recite.

Protagonista era ancora Maria José Siri, arrivata a questa ripresa direttamente dal successo ottenuto alla Scala nello stesso ruolo, sotto la direzione di Daniel Barenboim. La cantante uruguaiana si é confermata una delle migliori Aide del momento, nonostante la voce obiettivamente un po’ lirica per le esigenze della parte. Il canto é comunque molto corretto ed il fraseggio incisivo e partecipe, e la sua interpretazione é stata di nuovo premiata da un grande successo personale. La Siri riprenderá il ruolo qui anche l’ anno prossimo e si esibirá anche nel Trovatore, opera che mi interessa molto ascoltare da lei. Radamés era ancora Hector Sandoval, un tenore messicano che qui in Germania gode di buona fama. La voce e la tecnica ricordano vagamente Richard Tucker, il canto é ben proiettato e gli acuti sicuri e timbrati. Anche lui tratteggia un Radamés liricheggiante e di non elevato peso vocale ma rispetto a Fraccaro o Licitra, normalmente titolari della parte nei teatri italiani, siamo obiettivamente su un altro livello di resa. Questo é un altro dei cantanti attivi da noi che potrebbero tranquillamente esibirsi nei teatri italiani, se solo qualcuno dei responsabili si accorgesse della loro esistenza. Molto buona anche l’ Amneris del poco piú che trentenne mezzosoprano russo Marina Prudenskaja, una delle cantanti piú apprezzate dal nostro pubblico per la bellezza della voce e il temperamento. Amonasro e Ramfis erano interpretati da due artisti cinesi membri stabili dell’ ensemble di Stoccarda, il baritono Yalun Zhang e il basso Liang Li, entrambi professionisti validi e sempre affidabili nella resa. Liang Li, tra l’ altro, ha riscosso l’ anno passato un grande successo personale nel ruolo del Cardinal Brogni de La Juive.

Il direttore austriaco Manfred Honeck, dallo scorso anno Generalmusikdirektor del teatro di Stoccarda, disponendo di due protagonisti di dimensione piú lirica che drammatica ha impostato di conseguenza una direzione dalle sonoritá asciutte e spesso attutite. C’ è da dire, per voi che non lo sapete, che il teatro di Stoccarda puó contare su un’ orchestra eccellente e su un magnifico coro, piú volte premiato dalle riviste specializzate come il migliore nell’ ambito dei teatri tedeschi. Insomma, una serata molto piacevole per le orecchie… per gli occhi magari un po’ meno, ma io personalmente preferisco sempre cosí piuttosto che il contrario.

Impressioni da Berlino

berlinUn week end musicale a Berlino é sempre un’ esperienza altamente raccomandabile. L’ offerta di avvenimenti proposta dalla capitale tedesca Continua a leggere “Impressioni da Berlino”

Per Eluana

Questo é un blog che si occupa di musica.Ma di fronte alla tragedia di miseria umana,politica e morale che si é consumata in questi giorni intorno al letto di una donna torturata per 17 anni,non posso assolutamente tacere.Addio,Eluana.Agli avvoltoi della malafede, di cui sempre ricorderemo il nome e il comportamento vergognoso, va il più profondo disprezzo degli uomini liberi. I preti in carriera, i ministri della sanità neoconvertiti per interesse, i golpisti che hanno approfittato della sofferenza di una donna per infangare la Costituzione italiana e i loro orribili complici portano la responsabilitá del dramma che si é svolto,tragica espressione di un paese ridotto ormai ai minimi termini da una classe politica cinica,criminale e miserabile.
Nell´esprimere alla famiglia Englaro tutta la solidarietá mia personale e di tutti gli uomini di buona volontá che ancora rimangono in questa Italia disgraziata,dedico alla memoria di Eluana il Lacrymosa dalla Messa di Requiem di Giuseppe Verdi,colui che nel quarto atto dell´Aida seppe esprimere questo duro giudizio sulla casta clericale e sui suoi servi:

"Sacerdoti,compiste un delitto,
tigri infami di sangue assetate!
Voi la terra ed i numi oltraggiate,
voi punite chi colpe non ha!"

Buona notte Eluana e,come dice Shakespeare nell´Amleto,"un volo d´angeli accompagni il tuo riposo".

Auguri,Presidente Obama!

In questa giornata solenne,nella quale finisce uno dei periodi piú tristi della storia degli Stati Uniti d´America,questo blog invita i suoi visitatori a festeggiare l´insediamento del Presidente Barack Obama ascoltando la voce di Leontyne Price,una delle piú grandi cantanti afroamericane di tutti i tempi.Che la sua voce indimenticabile annunci una nuova era di speranza e di pace per il mondo.Al nuovo presidente degli Stati Uniti,i miei piú calorosi auguri di buon lavoro.

Noia mortale:Don Carlo alla Scala

Dopo aver assistito alla tramissione televisiva, su ARTE, del Don Carlo scaligero, ed aver riguardato la registrazione,l a mia opinione definitiva é questa:si tratta di uno spettacolo che non riesce nemmeno ad irritarmi. Preceduta dal consueto strepito mediatico, ulteriormente arroventato alla vigilia dalla polemica relativa alla sostituzione del tenore, la serata é scivolata stancamente in un´atmosfera di noia plumbea, per merito principale del direttore d´orchestra e del regista. Daniele Gatti é il maestro che una certa parte della Milano musicale ha giá scelto come Principe Ereditario e Successore della Real Casa.Questa serata doveva pertanto costituire l´intronizzazione definitiva del Delfino sul trono che fu di Claudio Abbado, indegnamente usurpato da Riccardo Muti. Purtroppo,le cose sono andate in maniera diversa. Musicista di indubbio talento e cospicue capacitá, Gatti non possiede ancora, a mio avviso, una personalitá intepretativa sicura. Questo lo porta spesso a calcolare gli effetti a tavolino, indipendentemente dalla musica che affronta. Non ho percepito nessuna concezione d´insieme nel suo Don Carlo. Solo il cesello insistito di alcuni particolari ed un fraseggio orchestrale caratterizzato da rallentando ed accelerando spesso del tutto gratuiti. Nessun senso dell´affresco storico, nessuno scavo psicologico dei personaggi in una partitura che necessita assolutamente di tutto questo. Solo un condurre l´orchestra disinteressandosi completamente della concertazione vocale,con i cantanti lasciati da soli a cavarsela secondo le loro possibilitá.Visto poi che il cast,sotto questo aspetto,offriva ben poco,era logico che la serata scivolasse piano piano in un´atmosfera di piattezza e grigiore. Molto del suo ce l´ha messo anche Stéphane Braunschweig, che ha ideato una scenografia spoglia e buona per qualsiasi opera del repertorio, con costumi di una tale banalitá da dar l´impressione che ogni cantante si fosse portato da casa uno vecchio che aveva. Capacitá di creare un clima, un´atmosfera qualsiasi: semplicemente,non pervenute.Un banale dirigere il traffico, con i solisti a trarsi d´impaccio per conto loro.
Abbandonata a se stessa dal direttore e dal regista, la compagnia ha badato, in linea generale,a portare a casa la serata senza troppi danni. Questo vale in particolare per il tenore Stuart Neill,mandato in scena in un modo che si segnala veramente per la assoluta mancanza di educazione,come si legge qui. In pratica, hanno detto chiaramente che lo facevano cantare solo perche non c´era altro. Quelle finesse, Monsieur Lissner….Con queste premesse, Neill se l´é cavata abbastanza bene, arrivando in fondo senza danni.Alla fine,era quello che si voleva da lui, e casomai qualche idea interpretativa in piú avrebbe dovuto suggerirgliela Gatti,che se n´é completamente disinteressato. Di un maggior sostegno da parte di direttore e regista avrebbe avuto molto bisogno Dalibor Jenis, un baritono dalla voce interessante, ma tecnicamente e interpretativamente immaturo. Della grandezza aristocratica,dell´allure e del patetismo che il canto di Posa dovrebbe esprimere, nessuna traccia. Contrariamente ai colleghi,Ferruccio Furlanetto é una vecchia volpe di teatro, dotato di esperienza e carisma scenico in abbondanza.In questo modo, ha potuto provvedere da sé a quanto non gli avevano suggerito i responsabili dello spettacolo, e il personaggio di Filippo II é venuto fuori con una buona dose della truce grandezza che gli si addice.Purtroppo, la voce é ormai veramente troppo usurata, ingolata e dura, e l´incapacitá di sostenere le frasi legate del monologo abbassava di molto la credibilitá del sovrano tradito che medita sul suo futuro. Dell´Inquisitore, impersonato da Anatolj Kotscherga, meglio tacere, al massimo si puó dire che una direzione artistica che scrittura un elemento del genere, che con il canto italiano non ha mai avuto nulla a che fare, dimostra puramente e semplicemente di non avere orecchie.Abbandonata a se stessa da Gatti e Braunschweig, Fiorenza Cedolins ha trasformato la regina di Spagna in un´orfanella spaurita. Non che abbia cantato male, ma la parte non le si addice in primo luogo per la mancanza di consistenza della prima ottava, necessaria in una tessitura come quella di Elisabetta, che a volte é addirittura piú bassa di quella di Eboli. Cosí, a parte la discreta esecuzione dell´aria del primo atto, per tutto il resto della serata abbiamo ascoltato un canto dimesso,timido, privo di personalitá ed autoritá vocale. Qualitá,quest´ultima,che non fa difetto a Dolora Zajic, mezzosoprano da battaglia abituato a puntare tutto sullo squillo ed il volume. Solo che la finezza non é mai stata il punto di forza della signora, e cosí, dopo una Canzone del Velo molto pasticciata nelle agilitá, abbiamo visto e sentito il progressivo affermarsi della solita Eboli invasata, che poco mancava si rotolasse per le terre alla maniera della Bellincioni in Cavalleria Rusticana, augurando la mala Pasqua alla Regina ed all´Infante di Spagna. Ad ogni modo il "Don fatale", eseguito con veemenza e note alte di uno squillo addirittura arrogante, ha provocato l´unico soprassalto emotivo della serata. E adesso,dopo aver faticosamente rivisto la recita,vorrei fare a Gatti un ulteriore appunto. Se si decide di eseguire il lamento sul cadavere di Posa, esso deve essere preceduto dal recitativo della versione originale,come facevano Pretre a Venezia nel 1973 e Abbado nel 1977. Se invece, come ha fatto Gatti, si inserisce il brano nella versione riveduta, sulle parole di Carlo "I regni miei stan presso a lui" si crea una stridente frattura tonale, che Verdi non si sarebbe mai sognato di immaginare.
Ecco, abbiamo finito e arrivare in fondo a questo post mi é costato fatica esattamente come rivedere la registrazione. Certo peró che i fischi erano assolutamente censurabili. Sarebbe stato assai piú appropriato, da parte del pubblico, tacere ed esibire uno striscione come quello preparato qualche anno fa dai tifosi interisti, dopo una serie di prestazioni particolarmente negative della squadra.
Lo striscione diceva:NON ABBIAMO PIÚ PAROLE PER INSULTARVI.
Ecco, questa sarebbe stata la reazione adeguata ad un simile spettacolo.

Aspettando Don Carlo

Sta per partire la consueta grancassa mediatica relativa alla serata inaugurale della stagione al Teatro alla Scala. Niente di nuovo, la solita sfilata di gente deja vu, politici, manager, attricette, squinzie non megli identificate, mature damazze parate come madonne e con dentature da 50000 Euro. Film giá visto e stravisto, e del resto non é che tutto questo sia solo un vizio italiano. Chi frequenta il Festival di Salzburg o quello di Bayreuth sa bene che da quelle parti ci si puó imbattere molto spesso in un’ atmosfera ancora piú kitsch. Dimentichiamo tutto questo ciarpame e cerchiamo di concentrarci sulla musica. Quest’ anno é di scena il Don Carlo di Verdi, che non nascondo essere una delle mie opere preferite in assoluto. Atmosfera e caratterizzazione magistralmente delineate, con tre ore e mezza di una musica tra le piú organiche e ispirate mai uscite dalla penna del Maestro. Noi qui in Germania potremo, per fortuna, gustarci la serata in televisione su ARTE,con un’ ora di ritardo rispetto all’ inizio dello spettacolo. Devo dire che mi attendo grandi cose dalla direzione di Daniele Gatti ed anche dalla messinscena di Stéphane Braunschweig, di cui ho molto apprezzato la Walküre allestita ad Aix en Provence. Ne riparleremo agli inizi della prossima settimana. Registriamo intanto il pieno successo della felice iniziativa di aprire la prova generale ai ragazzi sotto i 26 anni di etá. Speriamo che sia solo l’ inizio di una politica culturale mirata ad attirare nuovo pubblico al teatro d’ opera.