
Con la recita di Aida in programma stasera all’ Arena di Verona, Maria José Siri festeggerà la sua duecentesima interpretazione della principessa etiope protagonista dell’ omonimo capolavoro verdiano. Siccome siamo grandi amici dai tempi delle sue recite a Stoccarda di diciassette anni fa, ho pensato di telefonare alla cantante uruguaiana per una breve intervista che celebrasse questa tappa importante della sua carriera. Maria ha accettato subito ed ecco la sintesi del nostro colloquio.
Allora Maria, cosa significa per te questa duecentesima Aida?
– Sicuramente una tappa importante. Aida mi ha dato la possibilità di cantare in tanti teatri di tutto il mondo, in Italia, Spagna, Germania, Austria, in Sudamerica e in Giappone, e di lavorare con grandi direttori come Barenboim, Mehta, Dudamel, Muti e registi come Zeffirelli, Poda, La Fura del Baus. Ma credo di non aver ancora esaurito tutte le possibilità interpretative offerte dal personaggio: ogni volta che riprendo Aida sento che c’ è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, magari un dettaglio segnalatomi dal direttore o dal regista oppure qualche cosa di cui non mi ero mai accorta.
Se mi ricordo bene, tu hai cantato il ruolo per la prima volta nel 2003
– Sí, in Argentina al Teatro El Circulo di Rosario. Su YouTube puoi trovare il video del secondo e terzo atto: facevo il mi bemolle alla fine del concertato che chiude la scena del trionfo, come la Callas nella registrazione live messicana con Del Monaco. Poi ho lasciato passare qualche anno fin quando ho avuto proposte dal Teatro Massimo di Palermo e poi dalla Staatsoper Stuttgart per l’ allestimento che tu hai ben presente, perché è in quella occasione che ci siamo conosciuti, e che ebbe un successo enorme tanto da venir ripreso per quattro anni consecutivi e circa trenta recite. Ricordo che la mia agenzia mi disse che il Maestro Manfred Honeck, il Generalmusikdirektor della Staatsoper Stuttgart, che doveva dirigere la produzione, cercava una protagonista dalla voce quasi mozartiana. Io non sono mai stata una specialista di Mozart ma durante l’ audizione ho capito che l’ idea del maestro era quella di un Aida molto lirica: infatti per prima cosa mi fece cantare la frase del terzo atto Sotto il mio ciel, più libero, l’ amor ne fia concesso del duetto con Radames, dove Verdi vuole tutti gli acuti in pianissimo. Dopo la prima serie di recite a Stuttgart sono andata subito a Palermo e lì ho conosciuto Zeffirelli, uno tra gli incontri fondamentali della mia vita artistica. Lui mi ha fatto capire a fondo il personaggio, insisteva sul fatto che Aida è una ragazza fiera, orgogliosa che finge di essere umile per sfruttare la sua confidenza con Amneris e raccogliere informazioni, ma nell’ animo resta sempre una principessa.
Chi tra i direttori d’ orchestra con cui hai cantato Aida ti ha fatto scoprire le cose più interessanti?
– Da tutti ho imparato qualcosa, soprattutto da Daniel Oren, con cui ho cantato il maggior numero di recite dell’ opera, e da Muti. Il lavoro con lui in Giappone mi ha affascinato per il suo approccio rigoroso e la sua profonda preparazione. Ha voluto da me il rispetto assoluto del testo, accenti, dinamiche, pause e anche le didascalie. “Perché voi cantanti non leggete mai le didascalie?” mi ha detto un giorno e in effetti pensare che sul libretto accanto a certe frasi appaiono indicazioni come vivamente commossa, con esaltazione o anche vaneggiando aiuta a sottolineare anche la musica. Naturalmente io cerco di realizzare quello che mi chiede il direttore e le indicazioni del regista, ma anche di far venir fuori la mia personalità di interprete. È un lavoro d’ insieme che bisogna costruire dalle basi in ogni allestimento, direi addirittura ogni sera.
Quando hai studiato la parte avevi un modello tra i soprani che hanno cantato Aida prima di te?
– Sicuramente Maria Chiara era la mia Aida ideale. Sono anche andata a trovarla a casa sua, a Piavon di Oderzo, e le ho cantato quasi tutta la parte. Lei mi ha detto che non aveva niente da suggerirmi a livello tecnico perché andavo benissimo, anzi i miei acuti erano migliori dei suoi! Poi abbiamo parlato a lungo dell’ interpretazione, dell’ esigenza di sottolineare certi accenti. È stato un incontro che ha significato molto per me. Sono sempre stata una sua grande ammiratrice non solo per Aida ma anche per altri ruoli come Odabella: la sua interpretazione all’ Arena, di cui esiste il video, è secondo me assolutamente perfetta, ineguagliabile.
Fra le tante messinscene in cui hai cantato Aida, quali sono quelle a te più care?
– Prima di tutto la vecchia produzione della Scala con le scene di Lila De Nobili, che fu il mio debutto a Milano. L’ ho cantata anche in Giappone prima che la smontassero definitivamente perché i teli di tulle erano diventati troppo vecchi e si strappavano. Poi, tra le varie altre produzioni di Zeffirelli, quella di Palermo e quella di Verona che ancora oggi è perfetta, l’ Aida che ogni spettatore sogna di vedere: sono felicissima di cantare la mia duecentesima recita di quest’ opera proprio in questo meraviglioso spettacolo. Ricordo con piacere anche la messinscena di Valencia. Qui a Verona ho cantato anche nella rievocazione storica creata da Gianfranco De Bosio quarant’ anni fa ricostruendo le scene originali del 1913, poi in questi ultimi anni anche nella produzione moderna di Stefano Poda, che nel suo genere è senz’ altro attraente, molto spettacolare.
Descrivici una tua tipica giornata di preparazione alla recita.
– Nei giorni in cui devo cantare, stacco la sveglia e cerco di dormire più a lungo possibile. Poi mi alzo e faccio una colazione calma. Per tutta la giornata cerco di non parlare, anche se a volte è difficile con le telefonate di lavoro che arrivano continuamente. Due ore prima di andare in teatro mangio qualcosa di leggero, tipo una pasta in bianco o una fettina di carne, che cucino io, in modo da gestire lo stomaco e le energie dovendo cantare fino a sera tardi. Ricomincio a parlare mentre mi trucco e poi scaldo la voce. Qui in Arena ho un mio personale rito scaramantico: prima di entrare in scena tocco una pietra dell’ anfiteatro e formulo mentalmente questo pensiero: “Con tutto il rispetto per i grandi artisti che hanno cantato qui prima di me, io questa sera presento al pubblico la mia versione del personaggio”. Questa sera poi aggiungerò sicuramente anche un pensiero per Ileana Cotrubas, la mia insegnante che è morta da pochi giorni.
In pratica cerchi di stare il più possibile calma e rilassata
– Sì, è cosí, anche se non sempre ci riesco perché la programmazione dei teatri ti costringe qualche volta a cantare due giorni di seguito. Qui in Arena quest’ anno ho dovuto cantare Abigaille una sera e poi Aida quella dopo. Ricordo un episodio del genere, abbastanza assurdo, che mi è capitato in Germania qualche anno fa: ero a Berlino per cantare Maddalena di Coigny dell’ Andrea Chénier alla Deutsche Oper e per un cambio di programmazione mi sono trovata a dover cantare Manon Lescaut ad Amburgo la sera dopo. Ho dovuto struccarmi e cambiarmi in fretta appena finita la recita, montare in macchina con l’ autista che guidava a velocità folle e sono arrivata ad Amburgo alla tre di notte. Sono esperienze che ti stroncano fisicamente. Le direzioni artistiche dei teatri dovrebbero cercare di evitare simili sforzi ai cantanti. La voce è uno strumento delicato, lo sai bene anche tu.
Classica domanda di fine intervista: i prossimi impegni?
– Sempre il mio repertorio, soprattutto Aida e Tosca, più due debutti importanti: Minnie de La Fanciulla del West e Lady Macbeth. A fine gennaio alla Fenice riprenderò Madama Butterfly, l’ opera con cui ho inaugurato la stagione della Scala nel 2016. Cio-Cio San è un ruolo che amo tantissimo ma che non canto troppo spesso perché è terribilmente faticoso sia fisicamente che emotivamente. Sono assente nella programmazione di certi teatri, soprattutto quelli di area tedesca, per motivi personali: quando è mancato mio padre ho cancellato diversi impegni perché ero molto provata emotivamente e non me la sentivo di cantare in quello stato mentale. Adesso devo rientrare in questo giro, e ci vorrà un po’ di tempo.
Bene Maria, grazie della chiacchierata e toi toi toi per stasera!
– Toi toi Toi! Grazie a te Gianguido, un abbraccio fortissimo!
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