Staatsorchester Stuttgart – 2. Sinfoniekonzert

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Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Per il suo primo concerto della stagione sul podio della Staatsorchester Stuttgart, Cornelius Meister ha ideato un originale accostamento fra l’ Ottava Sinfonia di Bruckner e Notations di Pierre Boulez, in omaggio al grande compositore e direttore francese del quale il prossimo anno si celebrerà il centenario della nascita. Non è il caso di ribadire in questa occasione il posto fondamentale che le composizioni di Pierre Boulez occupano nella storia della musica contemporanea. Oltre alle Notations, lavori come Le marteau sans maître, Répons, Éclat/Multiples e Rituel in Memoriam Maderna sono unanimemente considerati tra le partiture più geniali apparse negli ultimi decenni. Pierre Boulez fu uno tra i protagonisti assoluti del mondo musicale novecentesco, sia come compositore tra i più geniali e innovativi del dopoguerra che come direttore d’ orchestra di assoluto valore, filosofo della musica, manager culturale, docente richiesto in tutto il mondo e fondatore nel 1969, su incarico del presidente Georges Pompidou, dell’ istituto di ricerca musicale associato all’ IRCAM, l’ Institut de Recherche et Coordination Acoustique/Musique, scuola di insegnamento artistico interdisciplinare per ospitare la quale venne costruito il CNAC (Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou) su progetto di Renzo Piano, situato in Rue Beaubourg 19, tra i quartieri delle Halles e del Marais e inaugurato nel 1977.

Le Notations nella versione orchestrale, scritta fra il 1978 e il 1997, derivano da una raccolta omonima di dodici brani per pianoforte scritti da Boulez nel 1945. Le due versioni sono come una parentesi attorno al lavoro complessivo del maestro francese. Nel 1945 l’ allora ventenne studente di composizione scrisse la versione per pianoforte, dodici brani formati ognuno da dodici battute di dodici note ciascuna, originariamente solo per prendere in giro il suo professore da lui ritenuto troppo accademico. Oltre trent’ anni dopo, queste miniature costituiscono il nucleo dell’ omonima opera orchestrale, un gigantesco work in progress.

Il ciclo delle Notations pour orchestre, rimasto incompiuto, è una nuova interpretazione dei primi brani per pianoforte. Le idee ivi delineate funzionano, per così dire, come semi che si sviluppano alla luce delle possibilità del mezzo sonoro dell’ orchestra. Il processo di crescita, espansione e moltiplicazione del materiale di base è di così vasta portata che le connessioni tra il pianoforte e i pezzi orchestrali spesso diventano evidenti solo dopo uno studio più attento. Ad esempio, Boulez ha sviluppato un pezzo orchestrale della durata di circa nove minuti dal brano per pianoforte Notation 7 che dura circa un minuto. Nel giugno 1980 la versione orchestrale delle Notations I–IV fu eseguita in prima assoluta dall’ Orchestre de Paris sotto la direzione di Daniel Barenboim. Diciassette anni dopo, Boulez sviluppò una versione orchestrale anche della Notation 7 , che fu eseguita per la prima volta da Barenboim con la Chicago Symphony Orchestra il 14 gennaio 1999 e successivamente rivista. E nell’ estate del 2012, il compositore ormai ottantasettenne disse che stava ancora lavorando alla versione orchestrale di Notation 8. L’ esecuzione di Cornelius Meister, che di Boulez è stato assistente a Bayreuth nella preparazione del Parsifal che fu l’ ultima apparizione del maestro al Festspielhaus nel 2004, era stilisticamente inappuntabile anche per merito della Staatsorchester Stuttgart che ha molta confidenza con la musica del nostro tempo e la esegue senza la minima difficoltà.

Di seguito e senza pausa, Cornelius Meister ha presentato un’ intensa e ispirata lettura della Sinfonia N° 8 di Bruckner, anch’ essa un omaggio al bicentenario della nascota del compositore austriaco, che ricorre quest’ anno. Il Generalmusikdirektor della Staatsoper Stuttgart ha messo in mostra tutta la sicurezza di una tecnica grazie alla quale è stato in grado di realizzare con grande lucidità analitica le complesse architetture di una partitura monumentale, che per dimensioni e complessità ha pochi termini di paragone in tutto il repertorio sinfonico. Nella versione originale del 1887, la Sinfonia N° 8 in do minore di Bruckner era infatti probabilmente la partitura più imponente che sia mai stata scritta: 2.080 battute, per una durata di quasi un’ ora e mezza, strumentate per legni a due, nel finale portati a tre, quattro corni, quattro tube, tre trombe, tre tromboni, bassotuba, timpani, piatti, triangolo, fino a tre arpe (womöglich, scrisse il Maestro quasi con timidezza nell’ autografo). Anche dopo i tagli e le modifiche alla strumentazione operate dall’ autore nella redazione delle stesura definitiva dopo che Hermann Levi aveva definito ineseguibile la versione originale (con i legni portati ovunque a tre e l’ immissione del controfagotto, oltre a un diverso finale del primo tempo, alcuni tagli e diverse altre piccole modifiche in altri punti), eseguita per la prima volta in pubblico al Musikverein il 18 dicembre 1892, con i Wiener Philharmoniker diretti da Hans Richter, essa costituisce sempre un banco di prova fra i più impegnativi per un direttore e per un’ orchestra. L’ impostazione interpretativa scelta da Cornelius Meister metteva particolarmente in risalto, più che la grandezza monumentale delle architetture strutturali, la ricchezza della strumentazione e il respiro delle linee melodiche. Il grandioso primo tempo era impostato su tempi generalmente abbastanza rilassati, dinamiche realizzate con grande finezza analitica e un’ esposizione lucida e attenta della grandiosa struttura del brano tramite un fraseggio asciutto e sonorità di severo splendore sinfonico. Lo Scherzo era realizzato con una flessibile mobilità ritmica e nelle ampie campate melodiche dell’ Adagio, una delle pagine in cui l’ ispirazione di Bruckner tocca i massimi vertici, il direttore di Hannover è riuscito a trovare accenti di nobile, intensa cantabilità in un tono introverso e assolutamente privo di retorica, logico e coerente nella sua sobrietà. Anche la vertiginosa cavalcata del Finale è stata eseguita in maniera abbastanza trattenuta e senza la minima concessione all’ enfasi, con grande precisione e scrupolo nella definizione delle linee strumentali realizzate in maniera eccellente da una Staatsorchester Stuttgart in grande forma, che ha superato in maniera davvero splendida la sfida costituita da una partitura di tale ampiezza e difficoltà esecutiva. Da lodare particolarmente la prova della sezione ottoni, che nell’ Ottava Sinfonia sono impegnati al massimo delle loro possibilità e in questo concerto hanno suonato in modo impeccabile per intonazione, precisione e squillo. Il successo è stato vivissimo in entrambe le serate, con lunghi applausi a Cornelius Meister e all’ orchestra da parte di un pubblico che ha seguito con assoluta concentrazione un’ ora e tre quarti di musica obiettivamente non facilissima da comprendere.


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