Internationale Hugo-Wolf-Akademie – Thomas Hampson e Wolfram Rieger

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Foto ©IHWA

La Hugo-Wolf-Akademie ha concluso la sua stagione con il recital di un’ autentica star del canto come Thomas Hampson, il sessantottenne baritono nativo dell’ Indiana e cresciuto a Spokane, nello stato di Washington, che dal tempo dei suoi esordi in Germania dopo gli studi con Elizabeth Schwarzkopf si è costruito la reputazione di cantante tra i più prestigiosi degli ultimi decenni sia nell’ opera che soprattutto nel repertorio liederistico. Un repertorio di ottanta ruoli operistici e una discografia comprendente più di 170 titoli, molti dei quali premiati con i massimi riconoscimenti internazionali come il Grammy Award, il Grand Prix du Disque, il Gramophone Award e l’ ECHO Klassik, documentano una carriera che senza dubbio è stata fra le più rilevanti nella nostra epoca. Negli ultimi anni Thomas Hampson ha affiancato all’ attività di cantante un intenso impegno nel campo della didattica svolto soprattutto tramite masterclasses come la Lied Academy da lui fondata e diretta in collaborazione con la Heidelberger Frühling Festival. Il baritono statunitense intrattiene da anni intensi rapporti con la Hugo-Wolf-Akademie, dalla quale ha ricevuto nel 2017 la Hugo-Wolf-Medaille come riconoscimento alla carriera insieme a Wolfram Rieger, il pianista con cui ha tenuto questa Liederabend a Stuttgart.

Tanto per essere chiari fin dal principio, io non sono mai stato ammiratore sino in fondo delle interpretazioni di Thomas Hampson, cantante che ho sempre trovato abbastanza manierato nel fraseggio, soprattutto nell’ opera ma spesso anche nel repertorio liederistico dove la sua impostazione esecutiva a mio avviso risente di quella esagerata accentuazione iperanalitica del testo che era tipica dell’ ultimo Fischer-Dieskau e che io ho sempre trovato abbastanza stucchevole. Dopo quarantun anni di carriera, inoltre, la voce del baritono americano risulta all’ ascolto accorciata e indurita nel settore acuto. Resta in complesso intatta la discreta morbidezza delle note centrali che, unita all’ indiscutibile raffinata musicalità e a una pronuncia tedesca assolutamente perfetta, consente all’ artista di ottenere un gioco dinamico nel complesso sempre vario e raffinato soprattutto in brani dalla tessitura non molto impegnativa come quelli da lui scelti per questa esibizione tenutasi nella Mozartsaal della Liederhalle.

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Foto ©IHWA

Il programma scelto dai due artisti per il concerto alla Liederhalle aveva per titolo Songs of freedom ed era composto da una scelta di brani in tedesco e in inglese, i cui testi trattavano il tema della libertà. Nei due Lieder di Mahler dalla raccolta Des Knaben Wunderhorn posti in apertura di serata, che erano il Lied des Verfolgten in Turm e Revenge, l’ atmosfera di guerra ispirata al compositore austro-boemo dall’ ambiente militare che costituì uno tra gli sfondi principali della sua infanzia era resa da Hampson con un tono di drammatica urgenza assai appropriato esattamente come in Mit Trommeln und Pfeifen di Alexander von Zemlinsky, compositore e direttore d’ orchestra viennese i cui lavori, come quelli del suo grande amico Gustav Mahler, solo negli ultimi decenni hanno ottenuto l’ apprezzamento dovuto. Dal punto di vista stilistico, Zemlinsky non seguì fino in fondo le innovazioni introdotte dalla Seconda Scuola di Vienna della quale Arnold Schönberg,  che fu suo allievo e divenne successivamente suo cognato, era stato uno dei fondatori. Il suo stile compositivo, che dagli influssi wagneriani presenti nella produzione giovanile si sviluppò successivamente fino a comprendere elementi della Neue Sachlichkeit, del neoclassicimo e anche spunti ritmici derivati dal jazz, è comunque incisivo e affascinante. La parte tedesca del programma era completata da O, nun heb du an di Paul Hindemith e dalle Zigeunermelodien op.55 di Dvořák, scritte nel periodo della Sesta Sinfonia e dedicate al celebre tenore boemo Gustav Walter che per trent’ anni fu uno degli idoli del pubblico viennese alla Hofoper.

Dopo le Songs of war di Charles Ives nella prima parte, le musiche degli autori americani proseguivano con Civil Words di Jennifer Higdon, compositrice newyorkese che negli USA è tra gli autori contemporanei più eseguiti e che ha scritto questo ciclo per Hampson e Rieger, che lo hanno eseguito in prima assoluta il 9 febbraio 2015 alla Carnegie Hall. I testi delle cinque songs descrivono la guerra civile americana dal punto di vista di entrambe le parti, assai contrastanti fra di loro come la Higdon ha potuto fare esperienza personale durante la sua infanzia trascorsa ad Atlanta e nel Tennesee. Completavano il programma quattro brani su testi di Walt Whitman, il padre della poesia americana, e Langston Hughes, il celebre poeta e scrittore afro-americano annoverato fra i massimi esponenti della cosiddetta Harlem Renaissance. Oltre alla scrittura davvero attraente dei brani di Jennifer Higdon, bellissima era la conclusione affidata alla musica di Leonard Bernstein con la suo affascinante mescolanza di stile classico, jazz e folk, qui esemplificata da To what you said, quarto brano del ciclo Songfest scritto nel 1977. In una così complessa varietà di stili e atmosfere espressive Thomas Hampson ha messo in mostra tutta la sua classe di interprete e la forza espressiva del suo fraseggio in perfetta sintonia con il pianismo di Wolfram Rieger, che interagiva con la voce in un perfetto scambio di colori e intenzioni. Trionfo di pubblico in una Liederhalle completamente esaurita, con due fuori programma: Sure on the shining Night di Samuel Barber e la calebre, struggente Beautiful dreamer di Stephen Foster.


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Un pensiero riguardo “Internationale Hugo-Wolf-Akademie – Thomas Hampson e Wolfram Rieger

  1. Estimulat per el post sobre el Lied de Bramhs d’aquesta setmana (òbviament per que contenia delicioses mostres vocals de youtube) he visitat el de Hampson.
    Molt interessant per a mi, que tinc escassa formació musical. Coincideixo amb l’anàlisi vocal del cantant, el que me dona confiança en la meva intuïció.
    Sense cap dubte ara hauré de cercar totes les peces desconegudes per a mi.

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