Il miglior modo di iniziare il 2010

La carissima Anna Costalonga mi ha segnalato un documento sensazionale: sei filmati di Carlos Kleiber ripreso mentre dirige il Tristan und Isolde Continua a leggere “Il miglior modo di iniziare il 2010”

In memoriam Hildegard Behrens.

Hildegard Behrens, una delle più grandi cantanti della nostra epoca, è morta ieri a Tokyo, dove si trovava per tenere un concerto e delle lezioni al Kusatsu Summer Music Festival. Nata a Varel,nel nord della Germania, il 9 febbraio 1937, era la sesta figlia di un medico e, contemporaneamente agli studi musicali, frequentò la Facoltà di Giurisprudenza all’ Università di Freiburg im Breisgau, dove concluse anche gli studi di canto alla Musikhochschule e debuttò nel 1971, come Contessa nelle Nozze di Figaro. Quasi subito venne ingaggiata dalla Deutsche Oper am Rhein di Düsseldorf, dove si impose per la prima volta all’ attenzione del pubblico con l’ interpretazione di Agathe nel Freischütz e poi di Marie nel Wozzeck. Nel 1976 debuttò al Metropolitan come Giorgetta nel Tabarro, e quasi contemporaneamente fu scelta da Herbert von Karajan per la parte della protagonista nel suo nuovo allestimento di Salome al Festival di Salzburg, nell’ agosto del 1977. Fu quasi di sicuro l’ ultima intuizione vincente del grande direttore austriaco in materia di voci. Lo straordinario successo di questa storica produzione lanciò definitivamente la Behrens come star operistica internazionale. Nel 1979 la cantante colse un altro trionfo nella cittá austriaca cantando Ariadne sotto la direzione di Karl Böhm, con cui l’ anno successivo interpretó Leonore del Fidelio al Metropolitan. Nello stesso anno la Behrens si imponeva come soprano wagneriano eseguendo Isolde a München, diretta da Leonard Bernstein, in una performance concertistica che quasi subito fu pubblicata su disco. Nel frattempo si faceva piú intensa la sua collaborazione col Metropolitan, dove apparve in 171 rappresentazioni, spaziando da ruoli come la mozartiana Elettra (nel 1983 accanto a  Luciano Pavarotti come Idomeneo e Frederica Von Stade come Idamante, sotto la direzione di James Levine) a parti di intensa drammaticitá come Marie, Tosca, Elektra di Strauss e Leonore. Nel 1988 fu Emilia Marty a München e nel 1983 debuttava a Bayreuth come Brühnhilde, diretta da Georg Solti. Proprio con questo ruolo ottenne il suo piú grande trionfo al Metropolitan, nel ciclo wagneriano messo in scena da Levine e Otto Schenk, che nel 1989 fu la prima produzione della Tetralogia ad essere trasmessa in diretta televisiva. Tra le tappe piú significative della sua carriera, vanno ricordate le interpretazioni di Marie nel Wozzeck alla Wiener Staatsoper con Claudio Abbado, e la Isolde interpretata nel 1996 a München, per la riapertura del Prinzregententheaters. Negli ultimi anni della sua carriera aveva ulteriormente ampliato il suo repertorio eseguendo Hanna Glawari, Kundry, Ortrud e Kostelnicka nella Jenufa di Janacek.

“She is the finest Bruennhilde of the post-Birgit Nilsson era”, scriveva nel 1989 Mike Silverman, critico dell’ Associated Press. “Though she lacks the overpowering vocal resources of a great Wagnerian soprano, she makes up for that with dramatic intensity as she changes before our eyes from a frisky young Valkyrie to a passionate and then betrayed lover, and finally to a compassionate woman whose sacrifice returns the ring to its rightful owners, the Rhinemaidens.” Luciano Berio compose per lei la parte protagonistica nell’ opera Cronaca del Luogo, eseguita in prima esecuzione assoluta alla serata inaugurale del Festival di Salzburg 1999.

Cantante dotata di splendida voce oltre che di grande preparazione tecnica e musicale, possedeva anche grande talento scenico e una spiccata personalità di fraseggiatrice, oltre alla capacità di esibire una straordinaria ampiezza di dinamiche e sfumature. Va sicuramente annoverata tra le più grandi interpreti wagneriane e straussiane della storia: un altro dei suoi grandi successi salisburghesi lo colse nella produzione di Die Frau ohne Schatten diretta da Georg Solti nel 1992, nel ruolo della Farberin. La sua Salome con Karajan va sicuramente annoverata tra le più grandi interpretazioni del ruolo in assoluto, come testimonia la registrazione EMI. Tra le altre pagine più belle del suo lascito discografico sono da raccomandare senz´altro il Tristan con Bernstein sopra citato ed il Fidelio con Solti, oltre all’ Elektra diretta da Ozawa e al Freischütz con Kubelik. Per quanto riguarda i DVD, oltre al Ring newyorkese, da non perdere assolutamente il Wozzeck con Abbado, l’ Idomeneo con Levine e la Tosca con Placido Domingo, diretta da Giuseppe Sinopoli.

Herbert von Karajan, vent’ anni dopo

karajan01gIl 16 luglio 1989 moriva a Salzburg il maestro Herbert von Karajan. La sua figura è stata adeguatamente celebrata Continua a leggere “Herbert von Karajan, vent’ anni dopo”

Gotterdämmerung a Venezia

Una carissima amica mi ha mandato questa gustosa recensione del Gotterdämmerung di Wagner, recentemente eseguito al Teatro La Fenice di Venezia.
La pubblico, rispettando peró il desiderio della scrivente di mantenere l’ anonimato.

 Dopo tanto tempo decido di fare una sorpresa a mio marito e mi procuro i biglietti per la prova generale di Gotterdämmerung alla Fenice. Di solito per arrivare in campo San Fantin sbagliamo sempre strada , ma questa volta siamo arrivati in anticipo…cappuccino e brioches e via in palco.

La scena si apre su una specie di soffitta di Paperino con cataste di roba sparsa e non ben definita…tre povere donne con Mocio Vileda in mano cantano…e cantano e ancora cantano…per fortuna ci sono i sopratitoli, una lucida un tronco con il Fabello (lucida nuovo lucida bello) e cantanooooo!

Arriva Zia Brunilde, vestitino stile Holly Hobbie, con il solito impermeabilone nero/grigio da deportato, sparsi in giro elmetti teteski, mit giakketten teteske stile bordello nazista, lei tratteggia un carattere stile vispa Teresa, felice e un zinzino scema. Arriva lui, Braccobaldo Sigfrido, che più che un eroe disegna il tipico carattere da bevitore di birra della domenica made in Germany, leggermente cretino e spaccone….duetto d’ amore fra handicappati e si passa alla scena successiva. Grande sala del Terzo Reich, tutti in divisa meno Hagen (bastardo più di voce che altro), la bella Gutrune ha un vestitino charleston color azzurrino, è servile, spaventata e si fa palpeggiare da Hagen (boh!!!), vocalmente in un qualsiasi conservatorio scadente si trova di meglio ma non importa, andiamo avanti….tramano tramano e arriva il Prode Sig ! Frido, sporco, vestito a stracci ( Oviesse presumo..pantalonacci zozzi e camicia sbiadita) con prezioso zainetto che sbattocchia dappertutto…purtroppo canta!!!   Alla fine si vanno a prendere Brunilde. Il regista o è un maschilista di merda oppure (cosa troppo raffinata temo) ha pensato di sottolineare che dal momento che Brunilde ha perso la divinità ed ha provato le gioie del piacere sessuale è giusto che paghi e quindi la fa andare via a gatto.  Torniamo nella sala del Reich quando c’ è anche il coro vestito in divisa nazista e tornano tutti per festeggiare le due coppie di innamorati, c’ è una gran distribuzione di alcolici, son tutti ciucchi e viaaa col vento….cantano, tramano, progettano vendette e per fortuna che ci sono i sopratitoli….

Scena della caccia??? (dove???) Siamo in un posto stile immondezzaio a cielo aperto con le ondine dalla voce leggermente acquosa (hihihi) che si tolgono di dosso petrolio o simili…arriva il Pirla con lo zainetto e lo sbatacchia per terra per l’ ennesima volta, lo avvertono, lo minacciano e alla fine se ne vanno e arrivano gli altri tutti rigorosamente vestiti da soldatini (sennò non sarebbe divertente); sparsi in giro rottami vari, copertoni di camion, barattoli, una ruota di bicicletta e anche una vasca da bagno. Sig ! Fried decide di sedervicisi dentro…io pensavo di lanciargli anche la paperetta ma mi hanno detto che non sarebbe stato conveniente. Lui racconta a tutti che tante cose gliele ha raccontate un uccellino e molla un urlo terrificante che era un vero DO –di-stomaco! Ma per fortuna lo ammazzano e finalmente tace. Diciamo che il regista ci ha fatto un bel regalo evitando di mettere in scena la processione per il funerale del Pirla ed ha tirato giù il sipario…bene bene, mi posso godere la direzione di J. Tate…ma ascoltando tale lentezza, senza un legato od un canto che sia, senza una dinamica che porti dal piano al forte senza botti, forse non è stato un gran regalo!!!!  Il tutto finisce nella sala del Reich, il Pirla disteso (e finalmente muto!!!!!) sulla scrivania, Gutrune in camicia da notte in seta rosa che bercia a più non posso e Brunilde ( che per inteso ha accennato tutto lo spettacolo ed a ragione direi visto la parte) che si cucca tutta la sua ultima scena in proscenio con sipario abbassato (non avrei voluto essere al suo posto) per poi finire sotto la doccia nella scena finale…ma non si buttava nella catasta con il Pirla??? Ok, diamogli buono l’ effetto luce dorata …ma insomma!!!

Conclusione: odio i cantanti tedeschi o comunque quelli che abitualmente cantano Wagner, almeno quelli che ho sentito oggi, ingolati, bercianti, con suoni fissi, rumorosi, che come attori sono straordinari ma ci vorrebbe il doppiaggio vocale. Per quanto riguarda la regia sono convinta che ai tedeschi non sia andata giù di aver perso la guerra, quindi ci propinano il Terzo Reich in tutte le salse disturbando in maniera consistente l’ ascolto. Il Maestro Tate ha capito che con le orchestre italiane non vale la pena di lavorare, oppure ci ha presi per il culo!

Per fortuna c’ era la musica di Wagner che ha tenuto duro nonostante gli innumerevoli tentativi di destabilizzazione e boicottaggio perpetrati dagli interpreti tutti.

Non chiedetemi chi cantasse, andate sul sito della Fenice.

Aggiungo solo una precisazione: il regista dello spettacolo era Robert Carsen, che non è assolutamente tedesco ma canadese, ha studiato in Inghilterra ed iniziato a lavorare in Francia.