
Ho ascoltato per la prima volta Julian Prégardien, quarantunenne tenore nativo di Frankfurt proveniente da una famiglia di illustri tradizioni musicali (suo padre è il famoso tenore Christoph Prégardien e il soprano Julia Kleiter è sua cugina) oggi considerato uno tra i migliori liederisti della giovane generazione, circa quattro anni fa qui a Stuttgart in una fulminante lettura del celebre ciclo Die schöne Müllerin di Franz Schubert e da allora cerco sempre di andarlo ad ascoltare quando viene ad esibirsi in questa zona, cosa che per fortuna avviene abbastanza di frequente grazie ai suoi intensi rapporti di collaborazione con la Hugo-Wolf-Akademie. Per il suo ritorno a Stuttgart il cantante nativo dell’ Hessen ha presentato nella bellissima Weißer Saal del Neues Schloss, per me forse lo spazio con la migliore acustica di tutta la città, un progetto di incontro fra musica e letteratura da lui già proposto lo scorso anno agli Schwetzinger Festspiele e intitolato The blind spot, dedicato ai Lieder su testi di Wolfgang Goethe e alle figure femminili che svolsero ruoli significativi durante la sua vita. Il titolo si ispira a quello di un collage del 2020 dell’ artista Margit Jäschke, attiva come pittrice, scultrice e disegnatrice di gioielli, raffigurante una scena di salotto dei primi dell’ Ottocento, nella quale sono riconoscibili tre figure femminili: una seduta al fortepiano, due in piedi dietro di lei. Tuttavia, i busti e le teste delle donne sono oscurati da una macchia ovale. Un’ immagine che simboleggia la scarsa visibilità delle donne nella sfera pubblica durante il XVIII e il XIX secolo. È appunto il caso di Goethe, nella cui vita e opera numerose donne hanno svolto ruoli significativi ma sono state a lungo dimenticate o trascurate nella storia della sua ricezione in quanto non era conforme alle norme sociali che le donne si presentassero in pubblico come poetesse o compositrici. Si veda ad esempio il caso delle tre poesie di Marianne von Willemer che Goethe pubblicò nel suo West-Eastern Divan con il proprio nome. Un contributo che divenne noto solo tra il 1860 e il 1870, quando sia il poeta che Marianne (morta nel 1860) erano già scomparsi.
Alternati a lettere e testi di Goethe e altri autori come Thomas Mann letti dall’ attrice Hulia Nachtmann, il programma eseguito da Julian Pregardien insieme a Krystian Bezuidenhout, pianista e clavicembalista nato in Sudafrica ed emigrato nel 1988 in Australia con tutta la sua famiglia per ragioni politiche, che dal 2017 è insieme a Gottfried von der Goltz il direttore artistico della Freiburger Barockorchester e da diversi anni si è specializzato nell’ esecuzione su strumenti d’ epoca come il fortepiano Christoph Kern del 1824 da lui utilizzato in questo concerto e in numerose altre esibizioni insieme a Pregardien, presentava una scelta di poesie goethiane musicate da vari autori tra le quali spiccavano capolavori assoluti della letteratura liederistica come Das Veilchen K. 476 di Mozart, Heidenröslein e Der Musensohn di Schubert e Mit einem gemalten Band op. 83 di Beethoven, accanto ad altri di rara esecuzione come Erwin di Fanny Hensel o i brani di Johann Friedrich Reichardt, compositore, scrittore e critico che fu in stretti rapporti non solo con Goethe, ma anche con Kant e Schiller. In un clima rilassato e assai piacevole Julian Pregardien, oltre a mettere in mostra notevoli doti da intrattenitore consumato accanto alla personalità e raffinatezza di fraseggiatore che ne fa uno tra i liederisti più autorevoli della nostra epoca, ha eseguito insieme a Krystian Bezuidenhout una serie di interpretazioni davvero ammirevoli per la perfetta sintonia dei due artisti nel realizzare un riuscitissimo scambio reciproco di atmosfere espressive fra la tastiera e la voce, assolutamente esemplare per l’ intensità evocativa e la capacità del cantante di sviscerare il significato del testo fino ai minimi dettagli. Il pubblico, intervenuto assai numeroso, ha applaudito a lungo tutti i protagonisti di una serata dall’ alto spessore culturale.
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