
I Ludwigsburger Schlossfestspiele hanno ospitato una tappa della tournée con la quale l’ Hagen Quartett sta dando l’ addio alle scene dopo 45 anni di attività concertistica. Non occorre ricordare qui ancora una volta cosa abbia rappresentato nel campo della musica da camera questo complesso austriaco fondato nel 1981 a Salzburg dai fratelli Lukas Hagen, violinista, Angelika Hagen violinista che poi fu sostituita da Annette Byk e a partire dal 1987 da Rainer Schmidt, Veronika Hagen, violista e Clemens Hagen, violoncellista, impostisi immediatamente tra i più grandi gruppi da camera a livello internazionale in una carriera svoltasi nelle più prestigiose sale da concerto mondiali e documentata da una discografia di 45 album registrati per la Deutsche Grammophon più diversi altri pubblicati da altre etichette, diversi dei quali sono stati insigniti dei principali premi discografici internazionali. Con le loro interpretazioni, in particolari quelle del repertorio classico viennese, i musicisti dell’ Hagen Quartett sono divenuti un autentico modello di stile esecutivo che io ho avuto la fortuna di ammirare diverse volte in concerto. Proprio per questo motivo non ho voluto assolutamente perdere l’ ultima occasione di ascoltare dal vivo il complesso austriaco in questa serata di addio che ha attirato un pubblico proveniente da tutta la zona di Stuttgart, in una Ordensaal piena sino all’ ultimo posto disponibile. E ne valeva davvero la pena, perché ciò che abbiamo avuto l’ onore di sentire era una vera e propria lezione esecutiva.

Il programma scelto dall’ Hagen Quartett per questa sua esibizione a Ludwigsburg era interamente dedicato a Schubert e comprendeva due tra i capolavori assoluti della letteratura per quartetto d’ archi. Il primo era il Quartetto in la minore D. 804 Rosamunde, cosí chiamato perché il tema principale del secondo movimento è quello dell’ Interludio N° 6 dalle musiche di scena scritte da Schubert per l’ omonimo dramma di Helmina y Chézys. Assolutamente affascinante era il tono di morbida e velata malinconia che si percepiva nella qualità del suono e nel tono dei fraseggi dell’ Hagen Quartett, che hanno sviscerato ogni minimo dettaglio di questo stupendo brano con un’ autorevolezza e un’ espressività di nobile e intensa commozione che solo musicisti che hanno eseguito questa musica durante tutta la loro vita possono trasmettere.
Personalmente io attendevo con impazienza la seconda parte del programma che comprendeva il Quartetto N° 14 in re minore D. 810 Der Tod und das Mädchen, una tra le composizioni che amo di più in assoluto e non solo per quanto riguarda la musica da camera. La straordinaria qualità musicale e l’ altissimo livello dell’ invenzione melodica profusi da Schubert in questo lavoro ne fanno una delle pagine più amate dai melomani, oltre che un pezzo d’ obbligo nel repertorio dei complessi cameristici. L’ Hagen Quartett è da sempre considerato tra gli interpreti di riferimento assoluto di questo capolavoro, del quale ha realizzato una registrazione considerata unanimemente tra le migliori di tutta l’ ampia discografia del brano. Anche in questo concerto il complesso salisburghese ha affascinato gli spettatori con la sua esecuzione ricca di slancio e passionalità soprattutto nella resa intensa e struggente del secondo movimento, l’ Andante con moto in sol minore (sottodominante della tonalità d’ impianto), costituito da una serie di Variazioni sul motivo del celebre Lied che dà il titolo a tutta la composizione, ma sempre perfettamente equilibrata nell’ evidenziazione delle strutture, proseguente con una elegantissima realizzazione dello Scherzo imperniato su un tema di otto battute esposto all’ unisono e culminata in una vorticosa esecuzione del Presto conclusivo che ha strappato intensi e lunghi applausi al pubblico, intervenuto assai numeroso a questa serata davvero emozionante. A me personalmente l’ Hagen Quartett mancherà molto, come quegli artisti che hanno accompagnato tutta la mia vita di melomane e musicista con i loro concerto e i loro dischi che fortunatamente consentiranno anche alle future generazioni di fare conoscenza con la loro arte. È stato comunque bellissimo poterlo ascoltare ancora una volta prima del definitivo congedo.
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