Stuttgarter Ballett – Tribute to Tetley

Foto ©Stuttgarter Ballett

Come penultimo nuovo allestimento della stagione in corso, lo Stuttgarter Ballet ha presentato un omaggio a Glen Tetley, coreografo nativo di Cleveland che prese in mano per due stagioni la direzione artistica della compagnia dopo l’ improvvisa scomparsa di John Cranko. Autore di oltre settanta coreografie, Tetley si avvicinò alla danza dopo aver assistito per caso, mentre studiava Medicina, a una recita di Romeo and Juliet eseguito dall’ America Ballet Theatre e nella sua carriera prima come ballerino e poi come coreografo sviluppò uno stile estremamente personale grazie a impulsi artistici ricevuti dalla collaborazione con grandi figure della danza moderna come George Balanchine, John Butler, Jerome Robbins, Martha Graham e Antony Tudor. Nel 1962 presentò la sua prima coreografia, basata sulla musica del Pierrot Lunaire di Schönberg, nella quale diede il primo esempio della sua concezione coreutica basata su un accostamento estremamente originale di elementi tratti dal vocabolario stilistico del balletto classico e della danza moderna. Nel 1969 Tetley si trasferì in Europa per assumere prima la direzione artistica del Netherlands Dance Theatre ad Amsterdam e poi quella dello Stuttgarter Ballett dove lavorò anche come danzatore prima di tornare in America a lavorare con il National Ballet of Canada. La serata celebrativa di Stuttgart iniziava con Voluntaries, il primo lavoro ideato da Tetley per lo Stuttgarter Ballett che lo eseguì per la prima volta il 22 dicembre 1973 come omaggio a John Cranko, scomparso cinque mesi prima. Basato sulla musica del Concerto per organo, timpani e archi di Francis Poulenc, il pezzo prende il nome dalla parola Voluntary, che in inglese indica un’ improvvisazione musicale libera, solitamente affidata all’ organo o alla tromba durante una funzione religiosa. La sua radice latina significa “volare” o “desiderare”. Queste stesse definizioni sono impiegate nello stile di Tetley, che esplora i temi della vita, della morte e della resurrezione dello spirito attraverso immagini danzate che si librano davanti ai nostri occhi partendo da una posa dei due ballerini solisti con le braccia tese, il ventre contratto e la testa reclinata all’indietro in un atteggiamento che imita la Crocifissione. Immagini coreografiche di grande bellezza plastica e intensità, in un panorama complessivo di assoluta compostezza classica, rese in maniera davvero superba dalla prova di Elisa Badenes e Martti Paixá, entrambi magnifici nella perfezione assoluta del loro stile, e dal corpo di ballo che realizzava alla perfezione le pose scultoree e le raffinate geometrie della coreografia, rendevano il brano estremamente emozionante.

Foto ©Stuttgarter Ballett

Seguiva poi Ricercare, coreografia del 1966 relizzata da Tetley per l’ American Ballet Theatre e ripresa per la prima volta a Stuttgart nel 2011, sostanzialmente un pas de deux privo di trama descrivente,sulla musica dell’ omonimo Quartetto per archi di Mordecai Seter, i sentimenti di una coppia alla ricerca della verità su se stessi e il loro ruolo nella vota. Anna Osadcenko e Friedemann Vogel, all’ inizio abbracciato in una specie di nido d’ amore a forma di conchiglia, raffiguravano il passaggio dall’ intimità di coppia a una presa di coscienza dell’ io tramite una serie di numero virtuosistici d’ alta scuola in cui la coreografia mostrava tutto il meglio dello stile di Tetley, virtuosistico e brillante nella sua mescolanza di purezza accademica e spettacolarità acrobatica resa in maniera altamente spettacolare dai due danzatori.

Foto ©Stuttgarter Ballett

Dopo la seconda pausa, chiudeva il programma la versione coreografica di Tetley del Sacre du printemps di Strawinky, nella versione riveduta preparata per lo Stuttgarter Ballett nel 1976, due anni dopo la prima assoluta alla Bayerische Staatsoper. Una versione scarna, essenziale nell’ atmosfera visiva d’ insieme realizzata sulla base di un impianto scenico di taglio minimalista e sciabolate di luce. Dal potente assolo della vittima all’ inseguimento dei ragazzi armati di frusta, con pugni chiusi e passi decisi, fino alla danza rituale della comunità del villaggio, le immagini sceniche si susseguono a una velocità straordinaria creando un quandr complessivo di grande dinamicità ed energia. Nell’ interpretazione di Tetley la vittima sacrificale non è una fanciulla ma un ragazzo, qui impersonato con splendida efficacia e forza espressiva da Henrik Erikson, giovanissimo ballerino svedese nato a Hongkong, cresciuto in Svizzera e allievo della John Cranko Schule, che da soli due anni ricopre il ruolo di primo solista dell’ ensemble e anche in questa occasione ha impressionato per la freschezza del suo stile unita a capacità tecniche da vero virtuoso di classe internazionale. Assolutamente splendidi erano anche gli interventi di Anna Osadccenko e Jason Reilly oltre che degli altri solisti Mizuki Amemiya, Martino Semenzato, Vittoria Girelli e Fabio Adorisio. Impeccabile anche la parte musicale realizzata in maniera precisissima dalla Staatsorchester Stuttgart diretta dal settantaduenne maestro italo-canadese Ermanno Florio, uno tra i più esperti direttori di ballettp che per 32 anni è stato Music Director dello Houston Ballet. Come tutto il resto dello spettacolo, anche qui si metteva in mostra tutta la straordinaria bravura dei danzatori dello Stuttgarter Ballet, che hanno davvero pochi rivali al mondo per il livello complessivo delle loro esibizioni. Pur non essendo un esperto di danza a livello tecnico, non manco mai di restare affascinato dalla perfezione assoluta degli spettacoli di questo meraviglioso ensemble, che anche in questa occasione ha entusiasmato gli spettatori. Una serata coinvolgente ed emozionante, che ha trascinato all’ entusiasmo il pubblico. È sempre una bella esperienza assistere agli spettacoli dello Stuttgarter Ballett!


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