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Per l’ ottavo concerto della stagione in abbonamento, la SWR Symphonieorchester ha presentato al pubblico della Liederhalle un programma comprendente musiche di Sibelius e Bruckner. L’ accostamento potrebbe sembrare strano, ma in realtà esistono diverse affinità tra i lavori di questi due musicisti. Entrambi infatti hanno in comune la maestria nel trattamento del colore orchestrale e soprattutto il senso della grande architettura sinfonica, la forza ed eloquenza dell’ espressione formale espressa da un grandioso senso della struttura. Sul podio era la quarantaquattrenne finlandese Eva Ollikainen, attuale Music Director della Iceland Symphony Orchestra, anche lei uscita dalla Sibelius Academy di Helsinki come molti altri direttori di carriera internazionale delle ultime generazioni e che si era già esibita con l’ orchestra due anni fa. Una musicista dalla tecnica solida e sicura espressa tramite un gesto efficace ed eloquente, dotata anche di una personalità interpretativa non banale come si era già potuto capire nel suo esordio alla Liederhalle. Solista nel Concerto per violino op. 47 di Jean Sibelius era il trentenne Inmo Yang, nato a Jakarta da una famiglia sudcoreana e formatosi prima al New England Conservatory di Boston e poi con Atnje Weithaas alla Hochschule für Musik “Hanns Eisler” di Berlino, impostosi all’ attenzione internazionale nel 2015 con il primo premio al Concorso “Paganini” di Genova, dopo nove anni dall’ ultimo vincitore, e poi con la vittoria nell’ International Jean Sibelius Violin Competition del 2022. Prescindendo dalle qualità virtuosistiche, di altissimo livello come tutti i violinisti delle ultime generazioni, si tratta indubbiamente di un ragazzo dalla personalità musicale chiara e ben definita oltre che indubbiamente carismatica, come si è potuto capire sin dal pianissimo trasparente, etereo, quasi impalpabile ma perfettamente timbrato con cui il giovane virtuoso ha suonato le battute iniziali. Da qui in poi Inmo Yang, che suona uno splendido Guarneri del Gesù del 1743, ha sfoggiato un suono caldo, pastoso e perfettamente proiettato soprattutto nella corda di SOL, messo in rilievo da una tecnica dell’ arco assolutamente impeccabile. Il dominio del virtuosismo, come abbiamo detto, era senza dubbio impeccabile e l’ interprete ha messo in mostra doti di grande autorevolezza nel fraseggio. Molto bella in particolare era l’ esecuzione dell’ Adagio di molto in si bemolle maggiore, nel quale il giovane virtuoso orientale ha sfruttato in pieno l’ affascinante sfondo sonoro servitogli dalla SWR Symphonieorchester sotto la guida di Eva Ollikainen, attentissima nel calibrare il respiro dell’ accompagnamento orchestrale per un’ interpretazione intensa e ricca di fervore nella cantabilità melodica. Inmo Yang ha poi esibito tutto il meglio delle sue risorse tecniche in una spettacolare lettura del Finale, che ha trascinato all’ entusiasmo il pubblico della Liederhalle. Come originale fuori programma, il violinista sudcoreano ha eseguito le Variations sur la célèbre Gavotte de Corelli dai 36 Études op. 48 die Henri Vieuxtemps. Riassumendo, una prestazione di notevole rilievo da parte di un giovane strumentista dotato senza alcun dubbio di qualità più che interessanti, da seguire con attenzione nei prossimi anni.

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Nella seconda parte, Eva Ollikainen e la SWR Symphonieorchester hanno eseguito in maniera davvero eccellente la Quarta Sinfonia di Bruckner. Una prestazione orchestrale di altissimo livello per la precisione tecnica e la qualità del suono, che fin dalle battute di apertura con i suoni morbidissimi del richiamo su intervalli di quinta e sesta esposto dal primo corno, su un tremolo degli archi quasi impalpabile ma perfettamente timbrato, mi ha confermato per l’ ennesima volta che le orchestre tedesche, come naturalmente anche quelle austriache, quando eseguono la musica di Bruckner e in genere quella dei grandi autori romantici sono in grado di trovare automaticamente il suono giusto, con un’ affinità istintiva infallibile che solo gli strumentisti di queste parti possiedono. Eva Ollikainen ha sfruttato al meglio le possibilità sonore offertele dal complesso per un’ interpretazione accesa, drammatica, perfettamente adeguata nel rendere le grandiose architetture del primo movimento con una notevolissima lucidità analitica nel fraseggio. Nel secondo tempo, la struggente bellezza della linea melodica esposta dai violoncelli è stata sottolineata dalla direttrice finnica mettendo in evidenza tutte le ascendenze schubertiane della scrittura. Nello Scherzo l’ interpretazione scelta dalla Ollikainen caricava in modo inusuale il contrasto ritmico tra la sezione principale, molto accelerata, e il Trio rallentato e accentato con una flessibilità di fraseggio calcolata con grande raffinatezza. Un Finale grandioso, a tratti monumentale e assai accentuato nei contrasti dinamici, con il progressivo accumulo della sonorità fino alle battute conclusive condotto senza mai forzare o saturare il suono, concludeva in maniera perfetta un’ interpretazione davvero molto notevole per coerenza, capacità analitica, espressività e logica di impostazione, in cui Eva Ollikainen ha dimostrato in maniera definitiva di essere una indiscutibile professionista del podio, dalle doti senz’ altro non comuni. Successo vibrantissimo alla conclusione, per una serata davvero di alta qualità.
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