
Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB
Il quinto concerto della stagione sinfonica della Staatsorchester Stuttgart vedeva il ritorno sul podio di Manfred Honeck, accolto con grandi festeggiamenti dal pubblico della Liederhalle che ricorda sempre molto bene i suoi anni da Generalmusikdirektor della Staatsoper, conclusi i quali si è definitivamente lanciato in una splendida carriera internazionale che lo ha reso una tra le bacchette più apprezzate del momento. Ho già avuto modo di scrivere più volte che io considero Honeck uno tra i più grandi direttori della nostra epoca, un musicista di grandissima caratura la cui carriera internazionale lo ha portato a collaborare regolarmente con tutte le maggiori orchestre del mondo. Dotato di una perfetta preparazione tecnica espressa tramite un gesto ampio, elegante ed efficace, il sessantasettenne direttore austriaco è un interprete personale e incisivo come pochissimi altri al giorno d’ oggi. Honeck, che mi ha regalato negli anni passati esperienze di ascolto entusiasmanti sul podio dei Berliner Philharmoniker, alla Staatsoper Stuttgart e al Rheingau Musik Festival di Wiesbaden, da diciotto anni ricopre il ruolo di Music Director della Pittsburgh Symphony Orchestra che sotto la sua guida ha raggiunto un livello di assoluta eccellenza, documentato anche una serie di incisioni discografiche insignite di un Grammy Award e tre nominations, oltre ad essere stato premiato individualmente come Artist of the year nel 2018 dalla giuria dell’ International Music Award.
Il programma iniziava con le Four Black American Dances di Carlos Simon, quarantenne compositore afroamericano nativo di Washington D. C. e cresciuto ad Atlanta, che nella sua produzione spesso ispirata a tematiche sociali utilizza elementi stilistici provenienti dal gospel, dall’ hip hop e dai ritmi di danze popolari come quelli che appaiono in questa partitura di carattere assai trascinante per la sua vitalità ritmica, perfettamente evidenziata dalla direzione di Honeck. Seguivano i Fünf Stücke für Streichquartett di Erwin Schulhoff, compositore nato a Praga nel 1894 da una famiglia di musicisti (il bisnonno Julian Schulhoff era pianista e amico di Chopin), scoperto in giovanissima età da Antonin Dvořák e successivamente allievo di insegnanti rinomati come Robert Teichmüller, Willy Thern e Max Reger. Pianista di talento, cominciò a comporre in giovane età e la sua produzione fu sempre caratterizzata da un acceso sperimentalismo e dall’ apertura a nuove tendenze come il jazz. A causa delle sue origini ebraiche e della sua aperta adesione alle idee marxiste, la sua carriera in Germania si interruppe all’ inizio degli anni Trenta e proseguì a Praga, doce la sua attività compositiva si sviluppò intensamente con la produzione di musica sinfonica, strumentale e diversi brani di aperto orientamento politico. Nel 1941 Schulhoff prese la cittadinanza sovietica e avrebbe voluto emigrare, ma la dichiarazione di guerra tedesca lo sorprese ancora a Praga, venne arrestato come cittadino di uno stato nemico e internato nel campo di concentramento per stranieri nella fortezza di Wülzburg vicino a Weißenburg, in Baviera, dove morì di tisi il 18 agosto 1942. La versione per grande orchestra di questa Suite in cinque brani ispirati ai ritmi di danza in voga negli anni Venti, che secondo il musicologo inglese Robin Holloway contiene soluzioni di scrittura simili a quelle successivamente adottate da Aaron Copland e Britten, è stata preparata personalmente da Honeck insieme a Tomáš Ille; l’ orchestrazione è senza dubbio di grande effetto e Honeck l’ ha diretta in maniera altamente spettacolare.

Foto ©Mozart2006
Dopo la pausa, Manfred Honeck e la Staatsorchester Stuttgart hanno presentato la celebre Sinfonia N°9 in mi minore op. 95 “Dal Nuovo Mondo” di Antonin Dvořák. Il direttore austriaco ne ha dato un’ interpretazione complessivamente molto pregevole, energica e ricca di contrasti, decisamente notevole per espressività, slancio e precisione. I tempi adottati da Honeck erano complessivamente molto contrastanti e ricchi di flessibilità, con un’ eleganza notevole nel sottolineare le sfumature e il respiro delle melodie di carattere popolareggiante che formano la struttura principale della composizione. Molto apprezzabile è apparso il contrasto assai marcato tra un’ introduzione tenuta su un ritmo abbastanza largo e un Allegro molto ricco di energia e ben definito nelle strutture. Assai ben riuscito anche il Largo, in cui la morbidezza di suono esibita dalla sezione fiati del complesso ha dato un bel fascino alle linee melodiche, soprattutto nella parte introduttiva. Anche i ritmi di danza nello Scherzo suonavano marcati in maniera efficace e complessivamente ottima mi è sembrata anche la definizione del movimento finale, con il progressivo accumularsi della tensione molto ben reso nelle progressioni ritmiche e senza mai saturare il suono. La Staatsorchester ha suonato con grande precisione e compattezza di suono realizzando in maniera eccellente tutte le indicazioni del podio. Il pubblico alla fine ha applaudito in maniera entusiastica un artista che negli anni passati ha dato un contributo di grande spessore alla vita musicale di Stuttgart e l’ attuale Generalmusikdirektor Cornelius Meister, con un gesto di squisita educazione, ha voluto rendere omaggio al suo predecessore consegnandogli personalmente il rituale mazzo di fiori.
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