
Foto ©Martin Sigmund
La Staatsoper Stuttgart riprende in questi giorni il bell’ allestimento de L’ elisir d’ amore che fu uno tra gli spettacoli più applauditi della passata stagione. A distanza di quasi un anno dalla prima, la messinscena ideata dalla trentaseienne regista kazako-tedesca Anita Rutkofsky si è confermata tutto sommato assai gradevole per la recitazione pulita, senza gags volgari o esagerazioni di dubbio gusto e per l’ impostazione complessivamente rispettosa della vicenda originale, anche se l’ ambiente agreste previsto dal libretto viene sostituito con l’ interno di un capannone industriale. Dopo questa nuova visione, l’ unica aggiunta che mi sento di fare alla mia recensione dell’ anno scorso è che l’ atmosfera del primo atto, con le sue luci fredde al neon, mi è sembrata un po’ monotona rispetto a quella del secondo, a mio avviso nel complesso meglio riuscita dal punto di vista visivo.
Sulla scena abbiamo ascoltato tre dei quattro protagonisti delle prime recite accostati a un nuovo Dulcamara e guidati da una nuova bacchetta, quella della trentenne Danila Grassi, nativa di Alberobello e ai suoi primi anni di carriera sul podio dopo esperienze da assistente come quella con Fabio Luisi al Festival della Val d’ Itria. In base a quanto ho ascoltato in questa occasione, posso dire che si tratta di una musicista tecnicamente in regola, con un gesto chiaro e definito che insieme a una notevole musicalità le consente di guidare orchestra e coro in maniera sicura ed efficace. Senza dubbio si tratta di una giovane direttrice in possesso dei requisiti per intraprendere una carriera interessante.

Foto ©Martin Sigmund
Nella compagnia di canto, i tre protagonisti dell’ anno scorso hanno ripetuto la loro bella prova d’ insieme. Claudia Muschio, che sta diventando una beniamina del pubblico della Staatsoper, ha tratteggiato anche in questa recita il suo ritratto vivace e spiritoso di Adina, capace di passare dalla civetteria alle effusioni sentimentali grazie alla sua bella voce e a una tecnica sicurissima che le permette di flettere il suono fino a pianissimi di eccellente qualità, oltre che a un gusto belcantistico ben sviluppato grazie al quale si può permettere di aggiungere piccole variazioni di ottimo gusto, scritte da lei stessa, nelle riprese delle arie e dei duetti. Dove potrà arrivare questa ragazza, lo vedremo in futuro. Io sono comunque convinto senza riserve delle sue qualità assolutamente speciali. Al suo fianco anche Kai Kluge ha ripetuto il suo Nemorino davvero sorprendente per la padronanza del canto all’ italiana, non sempre facile da riscontrare in un tenore di scuola tedesca, anche se questa volta la voce presentava a tratti qualche durezza dovuta allo sforzo. Ottimo anche il Belcore di Björn Bürger, giustamente gradasso e spaccone senza mai indugiare in platealità, grazie a un canto di buona scuola e a una pronuncia italiana molto ben rifinita. Di ottimo livello anche il nuovo Dulcamara del basso-baritono friulano Giorgio Caoduro, affermatosi in questi anni come uno tra i più raffinati interpreti del genere comico-brillante, che ha messo in mostra una voce solida e ben timbrata insieme a un fraseggio ottimo per arguzia e humour. Il successo di pubblico è stato intenso anche se il teatro non era pienissimo, ma in questo senso la situazione dovrebbe migliorare alle repliche.
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BENE e FELICE PER L’AMICO CAODURO ASCOTATO MOLTE VOLTE E CON DILETTO AL CARLO FELICE
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