
Il concerto alla Liederhalle. Foto ©Holger Schneider
Anche la Bachakademie Stuttgart prosegue la sua attività, a dispetto degli intoppi causati dal Covid e dalle insensate limitazioni con le quali il governo del Baden Württemberg rende la vita davvero difficile alle istituzioni culturali. Il terzo concerto del ciclo in abbonamento al Forum am Schlosspark di Ludwigsburg proponeva un interessante programma in cui musiche di Haydn venivano affiancate al Miserere in re maggiore di Johann Christian Bach, il figlio più giovane del celebre Thomaskantor, che dopo aver lavorato a lungo in Italia al servizio del conte Agostino Litta e studiato il contrappunto con il celebre Padre Martini, si trasferì a Londra dove conobbe il giovanissimo Mozart. Come tutti sanno, Johann Sebastian Bach fu il massimo esponente di una famiglia di compositori originaria della Slovacchia e trasferitasi in Thüringen intorno alla metà del XVI secolo, che nel corso di diverse generazioni annoverò una cinquantina di mebri che esercitarono il mestiere di musicista. La genealogia della famiglia Bach, dal titolo Ursprung der musicalisch-Bachischen Familie, venne compilata da Johann Sebastian stesso e fu completata da uno dei suoi figli, Carl Philipp Emanuel. Di Johann Christian Bach, spesso indicato come Der Mailänder oppure Londoner Bach, è nota appunto la profonda influenza che il suo stile esercitò sulla musica di Mozart. Il Miserere in re maggiore per quartetto di solisti, coro e orchestra, scritto nel 1757, è una pagina davvero notevole per la maturità stilistica della struttura compositiva e la qualità melodica. Hans-Christoph Rademann ha diretto spesso questo lavoro nel corso della sua carriera e ne ha anche realizzato una bella incisione discografica pubblicata nel 2011, con il RIAS Kammerchor del quale era direttore stabile prima di assumere l’ incarico alla Bachakademie e la sua esecuzione era assolutamente ideale per giustezza di inquadramento stilistico e bellezza di colori realizzati dai complessi della Gaechinger Cantorey.
La parte rimanente del concerto, eseguita due volte anche a Stuttgart il giorno precedente, era dedicata ad Haydn. Il primo pezzo in programma era la Sinfonia N° 95 in do minore, la quinta delle dodici scritte per Londra, dove Haydn era stato invitato da Johann Peter Salomon, violinista tedesco che era diventato una delle figure più importanti della vita musicale britannica, nelle vesti di impresario e di solista, oltre che di fondatore e direttore di una propria orchestra. Haydn è un autore che si adatta molto bene alla personalità musicale di Hans- Christoph Rademann, le cui esecuzioni di musiche del compositore austriaco realizzate per la Bachakademie sono sempre apparse pregevoli per il brio, la gagliardia e la vivacità ritmica che le caratterizzano. Anche in questa occasione, la lettura brillante e spigliata del direttore sassone, perfettamente realizzata da una Gaechinger Cantorey in eccellente stato di forma, è apparsa di eccellente livello. Rademann ha ottenuto dai suoi strumentisti sonorità omogenee e di bella qualità complessiva, sottolineando opportunamente le scansioni ritmiche e marcando molto bene il passo complessivo dell’ esecuzione, che appariva molto convincente per vitalità di fraseggio e chiarezza nella sottolineatura dei dettagli.
Nella Messa si ergeva a splendido protagonista della serata il coro della Gaechinger Kantorei, complesso che dopo la riorganizzazione dell’ ensemble voluta da Rademann sta raggiungendo un livello davvero ragguardevole per omogeneità, morbidezza di suono, chiarezza di articolazione e assoluta padronanza stilistica. La lucidità espositiva con la quale il gruppo, sotto la guida di Rademann, dipanava tutte le complesse architetture sonore della partitura di Haydn era qualcosa di assolutamente esemplare. Rademann riesce a trovare un perfetto equilibrio tra tensione narrativa e consapevolezza stilistica, in una lettura di tono contenuto ma sempre eloquentissimo, costellata di splendidi particolari strumentali negli assoli e caratterizzata da tinte coloristiche sempre perfettamente delineate e di grande bellezza. Ma non si può fare a meno di ricordare anche la flessibilità e il respiro degli accompagnamenti alle arie solistiche, realizzati con affascinante trasparenza e magnifico equilibrio di impasti sonori.
Di alta qualità anche la prova dei quattro solisti. Il soprano Sophia Bronner, originaria del Bayern, ha messo in mostra una voce fresca e luminosa, con un registro acuto davvero notevole per proiezione e squillo, trovando accenti efficaci e una bella scorrevolezza di legato nei suoi assoli. Splendida anche la prova di Anke Vondung, il mezzosoprano nativo di Speyer le cui esecuzioni bachiane e händeliane da me ascoltate nei concerti della Bachakademie mi sono sempre apparse esemplari. Anche alle prese con Haydn, la quarantanovenne cantante renana ha messo in mostra tutta l’ intensità di un fraseggio perfettamente consapevole e i pregi timbrici di una voce notevole dal punto di vista qualitativo. Il tenore Maximilian Schmitt, cantante già avviato in una carriera internazionale di alto livello sia nel campo operistico che nel repertorio sacro e nel campo del Lied. Tecnicamente molto preparato, Schmitt possiede una voce robusta e una bella capacità di scolpire la frase, possiede un’ autorevolezza di accento e una capacità di scolpire la frase assolutamente ideali in questo repertorio. Molto interessante anche la prestazione del basso-baritono lipsiense Jochen Kupfer, in possesso di uno strumento vocale interessante per morbidezza e rotondità di timbro, utilizzato con buone qualità tecniche e una notevole musicalità. Successo assai vivo da parte di un pubblico ridotto di numero a causa delle limitazioni vigenti ma attento e molto concentrato, che alla fine ha applaudito a lungo tutti gli esecutori.
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