John Culshaw (1924 – 1980) fu uno dei massimi produttori discografici della storia. Dal 1947 lavorò per la Decca, Continua a leggere “Lavorando con Karajan”
Tag verdi
Aida a Stoccarda
La stagione operistica qui sta per terminare, e la Staatsoper ripropone alcune recite della nuova produzione di Aida, lo spettacolo inaugurale di quest’ anno. Liquidiamo immediatamente in due battute la regia, semplicemente orrenda e del resto duramente contestata da pubblico e critica alla prima. Purtroppo dovremo sorbircela ancora a lungo, perché qui non siamo in Italia ed é impensabile disfarsi di un allestimento prima di averlo utilizzato per almeno 40 – 50 recite.
Protagonista era ancora Maria José Siri, arrivata a questa ripresa direttamente dal successo ottenuto alla Scala nello stesso ruolo, sotto la direzione di Daniel Barenboim. La cantante uruguaiana si é confermata una delle migliori Aide del momento, nonostante la voce obiettivamente un po’ lirica per le esigenze della parte. Il canto é comunque molto corretto ed il fraseggio incisivo e partecipe, e la sua interpretazione é stata di nuovo premiata da un grande successo personale. La Siri riprenderá il ruolo qui anche l’ anno prossimo e si esibirá anche nel Trovatore, opera che mi interessa molto ascoltare da lei. Radamés era ancora Hector Sandoval, un tenore messicano che qui in Germania gode di buona fama. La voce e la tecnica ricordano vagamente Richard Tucker, il canto é ben proiettato e gli acuti sicuri e timbrati. Anche lui tratteggia un Radamés liricheggiante e di non elevato peso vocale ma rispetto a Fraccaro o Licitra, normalmente titolari della parte nei teatri italiani, siamo obiettivamente su un altro livello di resa. Questo é un altro dei cantanti attivi da noi che potrebbero tranquillamente esibirsi nei teatri italiani, se solo qualcuno dei responsabili si accorgesse della loro esistenza. Molto buona anche l’ Amneris del poco piú che trentenne mezzosoprano russo Marina Prudenskaja, una delle cantanti piú apprezzate dal nostro pubblico per la bellezza della voce e il temperamento. Amonasro e Ramfis erano interpretati da due artisti cinesi membri stabili dell’ ensemble di Stoccarda, il baritono Yalun Zhang e il basso Liang Li, entrambi professionisti validi e sempre affidabili nella resa. Liang Li, tra l’ altro, ha riscosso l’ anno passato un grande successo personale nel ruolo del Cardinal Brogni de La Juive.
Il direttore austriaco Manfred Honeck, dallo scorso anno Generalmusikdirektor del teatro di Stoccarda, disponendo di due protagonisti di dimensione piú lirica che drammatica ha impostato di conseguenza una direzione dalle sonoritá asciutte e spesso attutite. C’ è da dire, per voi che non lo sapete, che il teatro di Stoccarda puó contare su un’ orchestra eccellente e su un magnifico coro, piú volte premiato dalle riviste specializzate come il migliore nell’ ambito dei teatri tedeschi. Insomma, una serata molto piacevole per le orecchie… per gli occhi magari un po’ meno, ma io personalmente preferisco sempre cosí piuttosto che il contrario.
Impressioni da Berlino
Un week end musicale a Berlino é sempre un’ esperienza altamente raccomandabile. L’ offerta di avvenimenti proposta dalla capitale tedesca Continua a leggere “Impressioni da Berlino”
Per Eluana
Questo é un blog che si occupa di musica.Ma di fronte alla tragedia di miseria umana,politica e morale che si é consumata in questi giorni intorno al letto di una donna torturata per 17 anni,non posso assolutamente tacere.Addio,Eluana.Agli avvoltoi della malafede, di cui sempre ricorderemo il nome e il comportamento vergognoso, va il più profondo disprezzo degli uomini liberi. I preti in carriera, i ministri della sanità neoconvertiti per interesse, i golpisti che hanno approfittato della sofferenza di una donna per infangare la Costituzione italiana e i loro orribili complici portano la responsabilitá del dramma che si é svolto,tragica espressione di un paese ridotto ormai ai minimi termini da una classe politica cinica,criminale e miserabile.
Nell´esprimere alla famiglia Englaro tutta la solidarietá mia personale e di tutti gli uomini di buona volontá che ancora rimangono in questa Italia disgraziata,dedico alla memoria di Eluana il Lacrymosa dalla Messa di Requiem di Giuseppe Verdi,colui che nel quarto atto dell´Aida seppe esprimere questo duro giudizio sulla casta clericale e sui suoi servi:
"Sacerdoti,compiste un delitto,
tigri infami di sangue assetate!
Voi la terra ed i numi oltraggiate,
voi punite chi colpe non ha!"
Buona notte Eluana e,come dice Shakespeare nell´Amleto,"un volo d´angeli accompagni il tuo riposo".
Auguri,Presidente Obama!
In questa giornata solenne,nella quale finisce uno dei periodi piú tristi della storia degli Stati Uniti d´America,questo blog invita i suoi visitatori a festeggiare l´insediamento del Presidente Barack Obama ascoltando la voce di Leontyne Price,una delle piú grandi cantanti afroamericane di tutti i tempi.Che la sua voce indimenticabile annunci una nuova era di speranza e di pace per il mondo.Al nuovo presidente degli Stati Uniti,i miei piú calorosi auguri di buon lavoro.
Noia mortale:Don Carlo alla Scala
Dopo aver assistito alla tramissione televisiva, su ARTE, del Don Carlo scaligero, ed aver riguardato la registrazione,l a mia opinione definitiva é questa:si tratta di uno spettacolo che non riesce nemmeno ad irritarmi. Preceduta dal consueto strepito mediatico, ulteriormente arroventato alla vigilia dalla polemica relativa alla sostituzione del tenore, la serata é scivolata stancamente in un´atmosfera di noia plumbea, per merito principale del direttore d´orchestra e del regista. Daniele Gatti é il maestro che una certa parte della Milano musicale ha giá scelto come Principe Ereditario e Successore della Real Casa.Questa serata doveva pertanto costituire l´intronizzazione definitiva del Delfino sul trono che fu di Claudio Abbado, indegnamente usurpato da Riccardo Muti. Purtroppo,le cose sono andate in maniera diversa. Musicista di indubbio talento e cospicue capacitá, Gatti non possiede ancora, a mio avviso, una personalitá intepretativa sicura. Questo lo porta spesso a calcolare gli effetti a tavolino, indipendentemente dalla musica che affronta. Non ho percepito nessuna concezione d´insieme nel suo Don Carlo. Solo il cesello insistito di alcuni particolari ed un fraseggio orchestrale caratterizzato da rallentando ed accelerando spesso del tutto gratuiti. Nessun senso dell´affresco storico, nessuno scavo psicologico dei personaggi in una partitura che necessita assolutamente di tutto questo. Solo un condurre l´orchestra disinteressandosi completamente della concertazione vocale,con i cantanti lasciati da soli a cavarsela secondo le loro possibilitá.Visto poi che il cast,sotto questo aspetto,offriva ben poco,era logico che la serata scivolasse piano piano in un´atmosfera di piattezza e grigiore. Molto del suo ce l´ha messo anche Stéphane Braunschweig, che ha ideato una scenografia spoglia e buona per qualsiasi opera del repertorio, con costumi di una tale banalitá da dar l´impressione che ogni cantante si fosse portato da casa uno vecchio che aveva. Capacitá di creare un clima, un´atmosfera qualsiasi: semplicemente,non pervenute.Un banale dirigere il traffico, con i solisti a trarsi d´impaccio per conto loro.
Abbandonata a se stessa dal direttore e dal regista, la compagnia ha badato, in linea generale,a portare a casa la serata senza troppi danni. Questo vale in particolare per il tenore Stuart Neill,mandato in scena in un modo che si segnala veramente per la assoluta mancanza di educazione,come si legge qui. In pratica, hanno detto chiaramente che lo facevano cantare solo perche non c´era altro. Quelle finesse, Monsieur Lissner….Con queste premesse, Neill se l´é cavata abbastanza bene, arrivando in fondo senza danni.Alla fine,era quello che si voleva da lui, e casomai qualche idea interpretativa in piú avrebbe dovuto suggerirgliela Gatti,che se n´é completamente disinteressato. Di un maggior sostegno da parte di direttore e regista avrebbe avuto molto bisogno Dalibor Jenis, un baritono dalla voce interessante, ma tecnicamente e interpretativamente immaturo. Della grandezza aristocratica,dell´allure e del patetismo che il canto di Posa dovrebbe esprimere, nessuna traccia. Contrariamente ai colleghi,Ferruccio Furlanetto é una vecchia volpe di teatro, dotato di esperienza e carisma scenico in abbondanza.In questo modo, ha potuto provvedere da sé a quanto non gli avevano suggerito i responsabili dello spettacolo, e il personaggio di Filippo II é venuto fuori con una buona dose della truce grandezza che gli si addice.Purtroppo, la voce é ormai veramente troppo usurata, ingolata e dura, e l´incapacitá di sostenere le frasi legate del monologo abbassava di molto la credibilitá del sovrano tradito che medita sul suo futuro. Dell´Inquisitore, impersonato da Anatolj Kotscherga, meglio tacere, al massimo si puó dire che una direzione artistica che scrittura un elemento del genere, che con il canto italiano non ha mai avuto nulla a che fare, dimostra puramente e semplicemente di non avere orecchie.Abbandonata a se stessa da Gatti e Braunschweig, Fiorenza Cedolins ha trasformato la regina di Spagna in un´orfanella spaurita. Non che abbia cantato male, ma la parte non le si addice in primo luogo per la mancanza di consistenza della prima ottava, necessaria in una tessitura come quella di Elisabetta, che a volte é addirittura piú bassa di quella di Eboli. Cosí, a parte la discreta esecuzione dell´aria del primo atto, per tutto il resto della serata abbiamo ascoltato un canto dimesso,timido, privo di personalitá ed autoritá vocale. Qualitá,quest´ultima,che non fa difetto a Dolora Zajic, mezzosoprano da battaglia abituato a puntare tutto sullo squillo ed il volume. Solo che la finezza non é mai stata il punto di forza della signora, e cosí, dopo una Canzone del Velo molto pasticciata nelle agilitá, abbiamo visto e sentito il progressivo affermarsi della solita Eboli invasata, che poco mancava si rotolasse per le terre alla maniera della Bellincioni in Cavalleria Rusticana, augurando la mala Pasqua alla Regina ed all´Infante di Spagna. Ad ogni modo il "Don fatale", eseguito con veemenza e note alte di uno squillo addirittura arrogante, ha provocato l´unico soprassalto emotivo della serata. E adesso,dopo aver faticosamente rivisto la recita,vorrei fare a Gatti un ulteriore appunto. Se si decide di eseguire il lamento sul cadavere di Posa, esso deve essere preceduto dal recitativo della versione originale,come facevano Pretre a Venezia nel 1973 e Abbado nel 1977. Se invece, come ha fatto Gatti, si inserisce il brano nella versione riveduta, sulle parole di Carlo "I regni miei stan presso a lui" si crea una stridente frattura tonale, che Verdi non si sarebbe mai sognato di immaginare.
Ecco, abbiamo finito e arrivare in fondo a questo post mi é costato fatica esattamente come rivedere la registrazione. Certo peró che i fischi erano assolutamente censurabili. Sarebbe stato assai piú appropriato, da parte del pubblico, tacere ed esibire uno striscione come quello preparato qualche anno fa dai tifosi interisti, dopo una serie di prestazioni particolarmente negative della squadra.
Lo striscione diceva:NON ABBIAMO PIÚ PAROLE PER INSULTARVI.
Ecco, questa sarebbe stata la reazione adeguata ad un simile spettacolo.
Aspettando Don Carlo
Sta per partire la consueta grancassa mediatica relativa alla serata inaugurale della stagione al Teatro alla Scala. Niente di nuovo, la solita sfilata di gente deja vu, politici, manager, attricette, squinzie non megli identificate, mature damazze parate come madonne e con dentature da 50000 Euro. Film giá visto e stravisto, e del resto non é che tutto questo sia solo un vizio italiano. Chi frequenta il Festival di Salzburg o quello di Bayreuth sa bene che da quelle parti ci si puó imbattere molto spesso in un’ atmosfera ancora piú kitsch. Dimentichiamo tutto questo ciarpame e cerchiamo di concentrarci sulla musica. Quest’ anno é di scena il Don Carlo di Verdi, che non nascondo essere una delle mie opere preferite in assoluto. Atmosfera e caratterizzazione magistralmente delineate, con tre ore e mezza di una musica tra le piú organiche e ispirate mai uscite dalla penna del Maestro. Noi qui in Germania potremo, per fortuna, gustarci la serata in televisione su ARTE,con un’ ora di ritardo rispetto all’ inizio dello spettacolo. Devo dire che mi attendo grandi cose dalla direzione di Daniele Gatti ed anche dalla messinscena di Stéphane Braunschweig, di cui ho molto apprezzato la Walküre allestita ad Aix en Provence. Ne riparleremo agli inizi della prossima settimana. Registriamo intanto il pieno successo della felice iniziativa di aprire la prova generale ai ragazzi sotto i 26 anni di etá. Speriamo che sia solo l’ inizio di una politica culturale mirata ad attirare nuovo pubblico al teatro d’ opera.
Aida a Stuttgart: sentire e non vedere
L’ ascolto di un paio di recite del nuovo allestimento di Aida qui alla Staatsoper di Stoccarda é stato un perfetto esempio di come il Regietheater tanto di moda qui in Germania possa, a volte, rovinare un’ esecuzione musicale piú che degna. I giornali di qui hanno censurato duramente la messinscena di Karsten Wiegand e sicuramente con molte ragioni. Ci siamo ormai rassegnati alle trasposizioni d’ epoca, a patto che esse abbiano una loro logica e che non stravolgano i meccanismi drammaturgici della vicenda. Questo é proprio quel che é successo nell’ allestimento di Wiegand, che dell’ Aida riteneva solo l´aspetto militaresco, con una sovrabbondanza di uniformi in stile dittatura sudamericana, e cancellava completamente l’ aspetto esoticheggiante dell’ opera e il conflitto tra amore ed oppressione di potere che sta alla base della trama. Non mi addentro in particolari se non per sottolineare la rara bruttezza delle scene di Bärbl Hohmann, forse adatte ad un Wozzeck, e l’ illogicitá assoluta dei movimenti scenici, che hanno letteralmente mandato a picco la scena del tempio e quella del trionfo. Era meglio dunque concentrarsi sull´esecuzione musicale, che senza arrivare a punte stratosferiche é stata sicuramente di ottimo livello. Merito soprattutto di Manfred Honeck, il Generalmusikdirektor del nostro teatro, che ha proposto una lettura nervosa ed intensamente drammatica dell´opera, servito al meglio dai complessi della Staatsoper che hanno fornito una prestazione veramente di riguardo, particolarmente il coro, che da noi é di ottima qualitá.La compagnia di canto era dominata dall’ Amneris di Marina Prudenskaja, giovane mezzosoprano russo di voce scura e potente e di notevole temperamento drammatico.Un po’ inferiori alle attese l’ Amonasro di Yalun Zhang, non all´altezza delle sue ottime prove precedenti da noi ascoltate qui come Scarpia e Holländer, e il Ramfis di Liang Li, apparso in difficoltá nel legato. La coppia dei protagonisti era affidata a due giovani cantanti sudamericani, accomunati dal fatto di avere mezzi vocali piú tendenti al lirico che al drammatico, e quindi entrambi a volte in difficoltá nelle scene dove la scrittura verdiana si fa piú tesa. Maria José Siri, soprano uruguaiano, ha evidenziato una voce di bel colore,ma leggera nella prima ottava. Ne é risultata un’ Aida notevole nelle due arie ma opaca nei duetti, dove era costretta a forzare quando la tessitura si faceva grave. Il tenore messicano Hector Sandoval ha una voce che ricorda un po’ quella di Richard Tucker, bene impostata ed emessa con sicurezza, ma forse ancora immatura per la parte di Radamés. Molto buono comunque il suo quarto atto, coronato da un eccellente duetto finale reso da lui e dalla Siri con ottime mezzevoci.
Un’ esecuzione musicale di buon livello, come ho detto, a patto di dimenticarsi di quel che si vedeva sulla scena. Purtroppo qui in Germania occorre spesso comportarsi cosí, e stiamo cominciando a farcene una ragione…Ed ora, aspettiamo il prossimo nuovo allestimento: Eugene Onegin, andato in scena l’ altra sera e che io vedró venerdí 5 dicembre.
Aida a Stuttgart ieri sera
Dopo il consueto mese iniziale dedicato ai titoli di repertorio, la Staatsoper di Stuttgart ha inaugurato ufficialmente la stagione con la nuova produzione di Aida, affidata per la parte musicale al Generalmusikdirektor Manfred Honeck e allestita da Karsten Wiegand. Tra gli interpreti, alcuni membri ben conosciuti del nostro ensemble come il mezzosoprano russo Marina Prudenskaja, il baritono cinese Yalun Zhang, ottimo Scarpia e Holländer nelle passate stagioni, e il basso Liang Li, anch’ esso cinese e che l’ anno scorso ha riscosso qui un grande successo personale come Cardinal de Brogni ne La Juive.
Protagonista é il soprano uruguaiano Maria José Siri affiancata dal Radamés del tenore messicano Hector Sandoval. Io vedró lo spettacolo la sera del 12 novembre e comunicheró qui le mie impressioni.
Famolo strano:Traviata alla Hauptbahnhof di Zürich
Una delle manie odierne che io trovo assolutamente perniciosa é quella di voler “democratizzare” l’ arte a tutti i costi. Per i sostenitori di questa filosofia, una forma di espressione artistica come l’ opera troverebbe il suo limite nell’ essere eccessivamente elitaria e necessiterebbe pertanto di iniziative atte a portarla a livello delle masse che non la capiscono. Non sto qui a ricordare come il melodramma sia sempre stato, dall’ Ottocento in poi, l’ autentica musica del popolo, forse l’ unica espressione della musica d’ arte a possedere queste caratteristiche, come del resto scrisse a suo tempo Antonio Gramsci. Ma tant’ è, e nella mente di coloro che hanno l’ intenzione di popolarizzare e divulgare nascono operazioni come quella a cui ho appena finito di assistere, in diretta televisiva su ARTE. Come annunciato nel titolo, si trattava della Traviata rappresentata alla Hauptbahnhof di Zürich. Strano vedere un teatro come l’ Opernhaus, che persegue una gestione artistica per diversi aspetti molto seria e di qualità elevata, arrivare a compromettersi in un’ operazione del genere. Perché questa serata si iscrive a buon diritto in quel filone aperto negli anni Novanta dai concerti dei Tre Tenori e dalle opere in diretta dai luoghi “autentici” organizzate da Andrea Andermann, che intende portare il teatro lirico a livello dei concerti rock, con tutto il rispetto che io ho per una forma musicale che ha una sua intrinseca validità. Ma il sincretismo e la contaminazione dei generi non sono il giusto mezzo per avvicinare un nuovo pubblico alle rappresentazioni operistiche. Qualsiasi espressione artistica ha i suoi codici, che vanno rispettati e compresi allo stesso modo in cui per assistere ad una partita di calcio bisogna naturalmente conoscerne le regole. È inutile che i fautori di queste operazioni affermino che l’ opera é una forma di teatro datata e che bisogna modernizzarla .Se io applico un clacson e un paio di catarifrangenti a un cavallo, non per questo avrò un’ automobile.Allo stesso modo, vedere una Violetta agonizzante nel ristorante di una stazione per poi raggiungere la barella di un’ ambulanza (in mezzo alla gente che la fotografa con i cellulari) dove morirá, probabilmente di assideramento e non di tisi visto il costume indossato, fa pensare irresistibilmente a “A Night at the Opera” dei fratelli Marx. Solo che la loro era dichiaratamente una parodia mentre qui si pretendeva di fare sul serio.
Come dice Canio nei Pagliacci, “il teatro e la vita non son la stessa cosa”. Operazioni del genere non hanno nulla di culturale. Cultura non vuol dire questo: fare cultura significa scuole per tutti, libri per tutti, teatri per tutti.
Come giá ho detto, iniziative del genere non sono assolutamente una novitá. Ricorderete nel 1992 la Tosca in diretta dai luoghi e nei tempi esatti dell’ azione, col povero Placido Domingo che stonava e steccava tentando di cantare “E lucean le stelle” alle quattro e mezzo della mattina, e Angelotti che entrava in Sant’ Andrea della Valle mentre sullo sfondo si vedevano le luci al neon di Campo de’ Fiori. Evento che fu ripetuto sette anni dopo, con la Traviata in diretta dai palazzi parigini, che non riscosse identica attenzione mediatica: evidentemente, non bis in idem. E adesso abbiamo avuto anche la Traviata alla stazione. A chi volesse ripetere il misfatto,suggerirei di organizzare una recita del capolavoro verdiano nel piú grande e famoso bordello di Berlino, l’ Artemis. Tra l’ altro,una Violetta che morisse in mezzo alle prostitute avrebbe almeno qualche carisma di autenticità.
Non parliamo degli esecutori di questo evento, che hanno dimostrato in ogni caso una professionalità non comune riuscendo ad eseguire la musica in modo corretto, viste le condizioni, tranne nei casi in cui i cantanti affrontavano passi scoperti dove l’ intonazione andava logicamente a farsi benedire. Da censurare comunque senza scusanti i tagli scellerati apportati alla partitura. Omettere il “Prendi, quest’ è l’ immagine” si puó solo definire come un verdicidio.
Successo finale e tutti contenti. Adesso come prossima genialata aspettiamo una Carmen ambientata in mezzo a una vera corrida: là sì che ci sarebbe da divertirsi…
Postilla: dopo una ponderata riflessione, auspico comunque un’ evento del genere anche in Italia. Sarebbe un’ eccellente opportunità per rimettere un po’ a posto le nostre stazioni ferroviarie, che mediamente fanno schifo. Per una volta le esigenze artistiche potrebbero passare in secondo piano rispetto a quelle della decenza. Ma questo, ripeto, vale solo per l’ Italia e solo per questa ragione.
