
Foto ©ihwa.de
Avevo ascoltato per la prima volta in teatro Golda Schultz, quarantatreenne soprano sudafricano uscita dall’ Opernstudio della Bayerische Staatsoper e considerata fra le voci femminili più interessanti del momento, in una notevolissima interpretazione del ruolo di Agathe in Der Freischütz lo scorso anno a Baden Baden nella quale mi aveva impressionato molto positivamente per i suoi mezzi vocali davvero notevoli dal üunto di vista dell’ omogeneità e qualità del suono oltre che per il buon legato, la luminosità del timbro e la personalità del fraseggio. Non ho quindi voluto perdermi la sua Liederabend inserita nel ciclo dei Galeriekonzerte organizzato dalla Hugo-Wolf-Akademie, una serie di appuntamenti che si tengono nella Vortragssaal della Staatsgalerie, il principale museo della città di Stuttgart, nella quale insieme a Jonathan Ware, quarantaduenne pianista texano col quale si esibisce abitualmente nei suoi recital, la cantante di Lapstadt presentava un programma intitolato Dark Matter(s), che sta portanto attualmente in tournée e che comprende musiche illustranti gli aspetti più oscuri dell’ esistenza umana, con testi accomunati dalla descrizione di apparizioni notturne, allucinazioni e incontri al chiaro di luna in un crescendo emozionale che raggiunge il suo vertice con le meditazioni sulla vita e sulla morte contenute nelle poesie dei Vier Letzte Lieder di Richard Strauss, posti a conclusione del concerto. Il percorso iniziava con Apparition di George Crumb, compositore nato nel 1929 in West Vurginia e scomparso quattro anni fa e allievo tra gli altri di Boris Blacher, insignito di prestigiosi riconoscimenti come il Pulitzer Prize for Music nel 1968 e il Grammy Award nel 2001, che in questa composizione ha utilizzato un teato tratto dall’ elegia When lilacs last in the dooryard bloom’d di Walt Whitman. Il ciclo di otto brani per voce e pianoforte amplificato, composto nel 1979, è assai ricco di fascino per la raffinatezza di una scrittura tramite la quale l’ autore crea un’ atmosfera evocante una sorta di arcaico pulviscolo sonoro estremamente smaterializzato, quasi atemporale in cui si inseriscono i melismi e i vocalizzi della linea di canto. Seguivano tre Lieder di Clara Schumann su testi di Heinrich Heine, i cui lavori furono una tra le principali fonti di ispirazione per entrambi i coniugi Schumann, dei quali Golda Schulz ha centrato perfettamente il tono incantato e trasognato, con bellissime sfumature vocali a cui il pianismo di Jonathan Ware creava una perfetta cornice sonora. Ricche di fascino erano anche le tre songs di Florence B. Price, musicista nativa dell’ Arkansas che fu la prima compositrice afroamericana la cui opera venne accettata nelle stagioni delle grandi istituzioni concertistche del suo paese e la cui produzione oggi è oggetto di una progressiva riscoperta, per l’ originalità di una scrittura che incorpora elementi spiritual enfatizzandone le ritmiche sincopate.

Foto ©ihwa.de
La seconda parte del programma iniziava con gli Ophelia-Lieder WoO 22 di Brahms, scritti nel 1873 su richiesta di Josef Lewinsky, un attore viennese amico del compositore a cui chiese di musicare le canzoni che Ophelia canta nel quarto atto dell’ Hamlet di Shakespeare per una rappresentazione in cui recitava la sua fidanzata Olga Preischeisen. Davvero ottima, per la perfetta centratura del tono melanconico e vaneggiante di questi brevi soliloqui, l’ esecuzione di Golda Schulz che anche qui ha messo in mostra una dizione tedesca scolpita e rifinita in maniera esemplare. Dopo i tre brani dal ciclo Dix Poésies mises en musique di Rita Strohl, compositrice francese assai apprezzata dai suoi colleghi come Saint-Säens, Fauré e D’ Indy e da interpreti come Jane Bathori e Pablo Casals ma la cui musica è caduta nell’ oblio ed è in gran parte ancora inedita, la serata si chiudeva con i Vier Letzte Lieder, capolavoro dell’ ultima stagione creativa di Richard Strauss, un’ affascinante riflessione sul passato espressa tramite una musica di altissima ispirazione. Il tono crepuscolare che si manifesta come clima dominante del ciclo fin dall’ inizio di Frühling, il brano di apertura, la linea melodica luminosa e salda della voce che sul magnifico sfondo sonoro creato dall’ autore esprime la bellezza di una sensazione vissuta, è stato reso da Golda Schultz con un fraseggio splendido per ispirazione e capacità di scavo della parola. Lo stesso si può dire del Lied seguente, September, nel quale la cantante sudafricana ha sottolineato la splendida frase conclusiva Langsam tut er die großen müdgewordnen Augen zu con una intensità e un dominio della dinamica davvero da interprete di classe. L’ eleganza del fraseggio e la dizione scolpita e raffinata caratterizzavano anche l’ esecuzione degli altri due brani, con particolari interpretativi assecondati in maniera eccellente da jonathan Ware, abiliissimo a calibrare il suono del pianoforte in maniera da non far rimpiangere eccessivamente i colori orchestrali della partitura originale. Un’ ispiratissima esecuzione della celeberrima Somewhere dal musical West Side Story di Leonerd Bernstein ha concluso splendidamente un concerto di alto livello artistico.
Scopri di più da mozart2006
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
