
Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB
Per il quarto concerto in abbinamento della presente stagione, la Staatsorchester Stuttgart ha invitato a dirigere Dennis Russell Davies, ottantunenne musicista americano nativo dell’ Ohio che qui da noi è ben ricordato dagli appassionati per essere stato, dal 1980 al 1987, Generalmusikdirektor della Staatsoper e successivamente, dal 1995 al 2006, Chefdirigent della Stuttgarter Kammerorchester con la quale ha realizzato, tra le altre cose, l’ integrale discografica delle Sinfonie di Haydn. Per il suo ritorno sul podio del complesso da lui guidato per sette anni, Davies ha scelto il ciclo di poemi sinfonici Má Vlast di Bedřich Smetana, amatissimo da tutti i melomani e considerato il vero simbolo della musica boema. Il maestro statunitense ha raccontato di avere scoperto questa musica quando nel 2018 assunse la direzione stabile della Filharmonie Brno e di esserne rimasto affascinato al punto di studiare ed eseguire nei suoi recital cameristici che tiene insieme a Maki Namekawa, sua moglie, anche la versione per pianoforte a quattro mani preparata dal compositore. Influenzata da Liszt e da Berlioz per quanto riguarda la forma e il contenuto programmatico del poema sinfonico, la musica di Smetana fa continuo ricorso non solo a motivi popolari ma anche a figure, immagini, luoghi e ricordi leggendari e storici, da essi traendo spunto per una grandiosa ed epica rappresentazione di simboli della sua terra d’ origine. A quel tempo la Boemia era ancora sotto il dominio straniero e la causa del riscatto nazionale era un’ aspirazione che trovava particolare risonanza nella mente creativa degli artisti. Di questo sentimento Smetana, irredentista convinto, si fece cantore in una visione ottimistica della futura indipendenza del suo popolo in nome della grandezza delle sue tradizioni. Da questo punto di vista il ciclo Má Vlast è ancora oggi un testo capitale per il riconoscimento di un’ identità nazionale, linguistica e culturale del mondo mitteleuropeo e l’ ispirazione autentica, genuina conferitagli dal suo autore lo ha reso popolarissimo presso i pubblici di tutto il mondo.

Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB
La lettura interpretativa di Dennis Russel Davies si è fatta apprezzare soprattutto per l’ accuratezza nella realizzazione delle dinamiche e per la sicurezza con cui il direttore statunitense ha tenuto in pugno le strutture delle sei partiture, oltre che per l’ equilibrio e il respiro ampio e solenne conferito alle melodie. Come sempre ottima la prestazione della Staatsorchester Stuttgart, che nella celebre Moldau ha offerto un magnifico saggio delle sue possibilità esecutive, con archi magnifici per cavata e compatezza di legato, fiati precisissimi nell’ intonazione ed eccellenti per morbidezza di suono e ottoni impeccabili per lo squillo e la proiezione. Forse a livello di impasto tibrico d’ insieme mancava qualcosa di quella idiomaticità stilistica che in queste partiture sapevano evidenziare i grandi direttori di scuola ceca come Vaclav Talich, Vaclav Neumann e soprattutto Rafael Kubelik, interprete tuttora di riferimento del ciclo. Ad ogni modo Dennis Russell Davies ha reso bene le tinte accese e l’ atmosfera drammatica ed epicheggiante caratteristica di Sarka e i ritmi di danza popolare che formano la struttura di “Z českých luhů a hájů” (Dai prati e dai boschi di Boemia). Notevole anche, per forza espressiva e pathos tragico, l’ esecuzione del quinto poema, Tabor, che inizia con un’ esibizione di intensità ardente, incandescente e prosegue raccontando in musica la storia dell’ ascesa degli Hussiti e il risveglio dei cavalieri che sarebbero intervenuti per salvare la nazione ceca nelle sue ore più buie. Successo vivissimo, quello che il pubblico della Liederhalle ha tributato a un direttore che qui da noi è ricordato come uno tra i musicisti che hanno dato il maggior contributo allo sviluppo della vita culturale di Stuttgart.
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