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Nella cultura musicale tedesca il Lied riveste una posizione di primissimo piano e i melomani residenti nella zona di Stuttgart hanno la possibilità di ascoltare assiduamente questo genere che unisce poesia e musica in un connubio inscindibile grazie alla Internationale Hugo-Wolf-Akademie, istituzione didattica e concertistica fondata nel 1967 dal compositore Hermann Reutter che richiamò in vita il progetto dell’ Hugo-Wolf-Verein la cui attività ebbe inizio nel 1898 per merito dell’ avvocato Hugo Faißt, amico intimo e sostenitore di Hugo Wolf. Il sodalizio organizza, oltre a masterclasses tenute dai massimi interpreti del Lied e all’ Internationale Wettbewerb für Liedkunst, anche una stagione concertistica nella quale si alternano cantanti di fama e giovani interpreti segnalatisi nei corsi. Il primo appuntamento del nuovo anno era dedicato interamente a Schubert, l’ autore che per primo portò la forma del Lied ai massimi livelli di espressione artistica e del quale fra due anni ricorrerà il bicentenario della morte. Protagonista del concerto tenutosi nella bellissima Weißer Saal del Neues Schloss, per me forse lo spazio con la migliore acustica in tutta la città di Stuttgart, era Samuel Hasselhorn, trentacinquenne baritono nativo di Göttingen e figlio di un docente universitario di Psicologia, che dopo gli studi ad Hannover e a Parigi è stato membro dell’ ensemble della Wiener Staatsoper e poi di quello dello Staatstheater Nürnberg e che oltre alla carriera di inteprete operistico nei grandi teatri tedeschi ed esteri svolge un’ apprezzatissima attività come concertista collaborando con quasi tutte le massime istituzioni mondiali, il cui crescente successo di pubblico e critica lo ha portato ad affermarsi come uno tra gli interpreti liederistici più rappresentativi della giovane generazione, probabilmente il più interessante del momento insieme a Benjamin Appl, Konstantin Krimmel e Julian Pregardien, parlando delle voci maschili.

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Il programma eseguito da Hasselhorn insieme ad Ammiel Bushakevicz, trentanovenne pianista israeliano cresciuto in Sudafrica e formatosi a Leipzig, che è il collaboratore abituale del giovane baritono per le serate liederistiche, comprendeva diversi brani inclusi anche nell’ album Licht und Schatten, uscito da poco, che costituisce la seconda parte del progetto Schubert 200 che i due artisti stanno portando avanti per le celebrazioni del bicentenario schubertiano e che comprenderà in totale cinque CD pubblicati dall’ etichetta Harmonia Mundi. Come si evinceva dal titolo del concerto, i Lieder che abbiamo ascoltato erano quasi tutti composti nel 1826, un anno che nella vita di Schubert rappresentò un momento di serenità anche dal punto di vista delle condizioni di salute. Risalgono a questo periodo alcune tra le pagine liederistiche più conosciute del repertorio schubertiano come Die junge Nonne, quasi sempre affidata a una voce femminile ma che Hasselhorn ha cantato in maniera davvero pregevole, Im Frühling la cui stupenda melodia è citata anche nel Finale della Sonata per pianoforte in la maggiore D. 959, Im Abendrot, An Silvia e Fischerweise.
L’ esecuzione è stata assolutamente di qualità elevata. Lo strumento vocale di Samuel Hasselhorn è davvero di qualità molto pregevole, messo in perfetta evidenza da una tecnica basata su un’ impostazione sicura con la voce sempre perfettamente in posizione, cosa che gli permette di ammmorbidire e flettere il suono in maniera impeccabile. Ma l’ aspetto che colpisce maggiormente nelle sue esecuzioni è la maturità interpretativa davvero inusuale in un cantante cosí giovane, che rende il fraseggio ispiratissimo, oltre che ricco di colori vocali e coinvolgente nel tono appassionato di certe inflessioni. Da questo punto di vista, il vertice della serata a mio avviso è stato toccato nella lettura di im Freien, assolutamente squisita per la cesellatura del testo sino alle minime inflessioni. Eccellente è apparso anche il sostegno pianistico di Markus Hadulla, perfettamente sintonizzato dal punto di vista espressivo con il canto e assolutamente impeccabile dal punto di vista tecnico e che ha eseguito in maniera elegante e raffinata alcune pagine solistiche come i due Ländler D. 366 e cinque delle sedici Deutsche Tänze D. 783. Il pubblico ha seguito con attenzione appassionata un concerto davvero intenso e di alto livello esecutivo, nel quale ha potuto ammirare la personalità di un artista giovane e assai promettente che, da quanto abbiamo sentito, possiede sicuramente tutti i requisiti per diventare un interprete di riferimento nel repertorio del Lied romantico.
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