SWR Symphonieorchester 2025/26 – Emmanuel Pahud e François-Xavier Roth

Foto ©swr.de

Per il suo primo concerto del nuovo anno con la SWR Symphonieorchester, della quale a partire da questa stagione è diventato il nuovo Chefdirigent, François-Xavier Roth ha scelto un programma completamente dedicato alla musica francese moderna e contemporanea con la partecipazione di un solista di rango internazionale come Emmanuel Pahud, cinquantacinquenne flautista svizzero che a soli ventidue anni fu chiamato da Claudio Abbado a ricoprire il posto di primo solista nei Berliner Philharmoniker. Allievo del grandissimo Aurèle Nicolet e considerato unanimemente uno fra i due o tre migliori flautisti della nostra epoca, Pahud oltre alla sua attività orchestrale svolge anche un’ intensa carriera da solista, documentata da 24 CD incisi in esclusiva per la EMI, oggi Warner Classics, con cui ha un contratto di esclusiva dal 1996. Per la sua prima esibizione con la SWR Symphonieorchester lo strumentista ginevrino ha scelto Saccades, un brano scritto appositamente per lui nel 2018 da Philippe Manoury, settantareenne compositore francese che per molti anni ha lavorato all’ IRCAM e la cui musica deriva dalle tecniche del puntillismo seriale i cui iniziatori furono Pierre Boluez e Iannis Xenakis. A differenza di altri suoi famosi lavori come Sound e Fury, prodotti con la tecnica della composizione assistita da computer, Saccades è una partitura per flauto solista e orchestra di tipo tradizionale, con una parte solistica ricca di passaggi virtuosisticamente spettacolari sia nel dialogo con l’ ensemble che nelle ricche ed elaborate cadenze. Emmanuel Pahud e François-Xavier Roth conoscono ovviamente questa partitura meglio di chiunque altro, avendola eseguita insieme per la prima volta l’ 8 luglio 2018 insieme alla Gürzenich Orchester Köln, e la loro interpretazione era anche in questo caso assolutamente esemplare. Come fuori programma, Pahud ha presentato un’ elettrizzante esecuzione di Density 21.5 di Edgar Varése, un classico della letteratura flautistica moderna. Davvero una prova di altissimo livello, come era logico aspettarsi da parte di uno tra i migliori strumentisti della nostra epoca, festeggiatissimo dal pubblico della Liederhalle.

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François-Xavier Roth ha iniziato la serata con il celebre Prélude à l’après-midi d’un faune, in un’ interpretazione molto interessante per analiticità e ricchezza di sfumature, nella quale erano da apprezzare senza riserve la bella qualità di suono della sezione archi e il timbro morbido, ricco di luminosità ottenuto nei suoi assoli da Matvey Demin, trentatreenne siberiano che nel 2019 è stato il primo flautista della storia a ottenere il primo premio alla International Tchaikovsky Competition e da quattro anni è membro stabile della SWR Symphonieorchester dopo aver iniziato la sua carriera a soli vent’ anni vincendo il posto di primo flauto alla Tonhalle Orchester Zürich. Per quanto riguarda l’ esecuzione nel suo insieme, François-Xavier Roth possiede logicamente un’ affinità culturale e stilistica con la musica di Debussy ed è in grado di darne letture assolutamente esemplari per idiomaticità e naturalezza di fraseggio orchestrale. Il Debussy del direttore natico di Neuilly-dur-Seine è naturalmente visto in un’ ottica concettuale che sottolinea al massimo i caratteri innovativi della scrittura orchestrale. Come nel caso delle letture di Pierre Boulez, anche Roth opta per sonorità lucide e taglienti, grande estremizzazione della dinamica e sottolineatura insistita delle asperità armoniche, il tutto perfettamente realizzato da un’ orchestra che sembra aver trovato una perfetta intesa con un direttore che del resto molti strumentisti conoscono da anni avendo sunato sotto la sua guida nella SWR Sinfonieorchester Baden-Baden und Freiburg prima della fusione con la RSO des SWR Stuttgart che ha dato origine al complesso attuale.

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La serata si chiudeva con Daphnis et Chloé, il famoso capolavoro orchestrale di Maurice Ravel qui eseguito nella versione originale comprendente anche gli interventi del coro a bocca chiusa, realizzati in maniera eccellente dall’ MDR-Rundfunkchor diretto da Katharina Morin. Come documentato dalle sue numerose registrazioni discografiche, François-Xavier Roth è sicuramente uno tra gli interpreti raveliani più significativi di oggi. Nelle sue esecuzioni, la fantasia coloristica e la preziosità della strumentazione, che sono tra le caratteristiche peculiari nella scrittura del compositore aquitano, sono esaltate al massimo, con una scrupolosa attenzione ai dettagli e una lucidità di analisi che richiama quella di grandi interpreti storici come Pierre Monteux, André Cluytens ed Ernest Ansermet. Questa lettura di Daphnis et Chloél si caratterizzava innanzi tutto per la stupenda prestazione della SWR Symphonieorchester, che ha suonato con una precisione e una bellezza di suono davvero da complesso di rango internazionale. Il timbro rotondo e la superba cavata degli archi, la precisione e squillo degli ottoni e la morbidezza della sezione legni venivano messi in massima evidenza dall’ impostazione fluida e ricca di senso dello stile scelta da Roth, sontuosa nelle sonorità, fervida e appassionata nel fraseggio e ricca di preziose sottolineature coloristiche. Le atmosfere arcane dell’ Introduction et danse religieuse, gli splendidi colori del Lever du jour il tono stilizzato e assorto della Pantomime e la perfetta definizione del virtuosismo orchestrale nella parte conclusiva erano le cose migliori di un’ interpretazione ammirevole, cha ha scatenato gli applausi intensissimi del pubblico alla conclusione di un concerto assolutamente di alta qualità artistica.


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