
Foto ©SWR/Nils Wagner
Il terzo concerto in abbonamento della SWR Symphonieorchester era concepito come un omaggio a Helmut Lachenmann, uno tra i compositori più illustri della nostra epoca, unico allievo di Luigi Nono, che festeggiava il suo novantesimo compleanno. Tutte le massime istituzioni di Stuttgart, la città dove il Maestro nacque il 27 novembre 1935 nei pressi della Johanneskirche am Feuersee dove il padre officiava come pastore evangelico, stanno rendendo i dovuti omaggi a questo illustre concittadino. Dieci anni fa, in occasione dell’ ottantesimo compleanno, la città rese onore a Lachenmann con un lungo ciclo di concerti intitolato Lachenmann-Perspektiven che ottenne un grandissimo successo di pubblico. Avevo seguito in quella occasione la maggior parte degli appuntamenti e ricordo di essere rimasto profondamente impressionato da come il mondo musicale di Stuttgart avesse partecipato in maniera cospicua alle celebrazioni in onore di questo illustre esponente della cultura cittadina, addirittura con una massiccia presenza di giovani che alla fine si mettevano in coda per farsi rilasciare autografi e fare selfies con il Maestro. In Italia, alcuni mesi prima Lachenmann era stato fischiato e deriso alla Scala durante un concerto dedicato alla sua musica. Qui in Germania invece questa musica viene ascoltata attentamente da un pubblico che cerca innanzi tutto di comprenderla e l’ autore viene festeggiato. Se mi permettete, questo è solo uno dei tanti motivi che mi fanno decisamente preferire il pubblico tedesco rispetto a quello italiano.
All’ inizio della serata alla Liederhalle François-Xavier Roth, il nuovo Chefdirigent della SWR Symphonieorchester, ha voluto dedicare al Maestro come augurio l’ esecuzione della sua Marche Fatale scritta da Lachenmann, che è sempre stato molto legato alla sua città natale, per il 425° anniversario della Staatsorchester Stuttgart ed eseguita per la prima volta durante il Neujahrskonzert del 2018. È una partitura di scrittura orchestrale estremamente virtuosistica con un ruolo molto importante affidato alle percussioni, caratterizzata da un tono di grande allegria con punte ironiche, in un continuo sovrapporsi di brevi cellule tematiche tra le quali spicca un’ evidente citazione dal Tristan und Isolde. Una musica brillante e anche molto divertente, perfettamente adatta al carattere della circostanza per cui fu creata e che in quell’ occasione fu applauditissima dal pubblico della Staatsoper, che ne volle addirittura la replica.

François-Xavier Roth ed Helmut Lachenmann. Foto ©SWR/Hans Fahr
La prima parte del programma della serata era dedicata ad Ausklang, un brano per grande orchestra e pianoforte solista composto da Lachenmann nel 1985 su commissione del Westdeutscher Rundfunk ed eseguito per la prima volta a Köln il 18 aprile 1986 dal pianista italiano Massimiliano Damerini e dalla WDR Sinfonieorchester diretta da Peter Eötvös. Sono cinquanta minuti circa di musica che rappresentano al meglio la concezione stilistica di quella che Lachenmann stesso ha definito come Musique concrète instrumentale, un tipo di scrittura che utilizza i mezzi sonori dell’ orchestra sinfonica tradizionale per ottenere effetti che evocano a tratti i rumori della vita quotidiana e un linguaggio musicale che abbraccia la totalità del mondo sonoro accessibile. Il brano è strumentato per un organico orchestrale di grandi dimensioni con l’ aggiunta di una nutrita sezione di percussioni e di un pianoforte solista la cui scrittura utilizza anche effetti particolari ottenuto tramite suoni da ricavare direttamente dalle corde. Il risultato è straniante e assai ricco di fascino all’ ascolto. François-Xavier Roth è senza dubbio ul direttore ideale per questo tipo di musica è la sua esecuzione, coadiuvata in maniera eccellente da Jean Frédéric Neuburger nella realizzazione della parte pianistica, è stata assolutamente esemplare per attenzione alle dinamiche e scrupolosa realizzazione degli effetti previsti da Lachenmann, festeggiatissimo dal pubblico alla fine del brano.

Foto ©SWR/Nils Wagner
Nella seconda parte, Roth e la SWR Symphonieorchester hanno eseguito la Settima Sinfonia di Beethoven. L’ accostamento tra due autori tedeschi appartenenti a epoche distanti ma entrambi caratterizzati da uno spirito fortemente innovativo durante tutta la loro attività costituisce, in effetti, un’ idea logica e non banale. Dal punto di vista esecutivo, l’ interpretazione di François-Xavier Roth è stata sicuramente apprezzabile. Il suo è un Beethoven sempre interessante, filologicamente attuale nelle sonorità caratterizzate da una forte riduzione del vibrato degli archi e da una condotta ritmica serrata. Il cinquantaquattrenne direttore francese non forza mai il suono, dosa con attenzione la dinamica differenziando molto bene il forte e il fortissimo, tiene sempre in tensione il discorso musicale sottolineando in maniera perfetta il respiro dei fraseggi e il senso generale delle architetture formali. Una lettura scattante, ricca di tensione interpretativa e notevole per bellezza di colori strumentali e senso ritmico oltre che per l’ accuratezza nella realizzazione delle linee melodiche nel celebre Allegretto. La sala era quasi piena e il pubblico ha applaudito a lungo tutti gli esecutori, con un particolare tributo di affetto verso Lachenmann che è stato più volte chiamato alla ribalta dopo la prima parte. È stato molto bello, vedere come il mondo musicale di Stuttgart abbia partecipato in maniera cospicua alle celebrazioni in onore di questo illustre esponente della cultura cittadina.
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Schön, dass Stuttgart und das Stuttgarter Orchester Lachenmann so die Ehre erweisen
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