
Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB
La Staatsorchester Stuttgart ha iniziato il 2024 con il tradizionale Neujahrskonzert, in omaggio a una tradizione seguita in tutto il mondo musicale di lingua tedesca. Infatti non tutti sanno che il Concerto di Capodanno dei Wiener Philharmoniker è solamente il più celebre tra una folta serie di analoghi appuntamenti che tutti i complessi sinfonici stabili attivi in Germania e in Austria offrono al loro pubblico la sera di San Silvestro e il primo giorno dell’ anno nuovo. Anche la Staatsoper Stuttgart ha da sempre in cartellone un Neujahrskonzert, il cui programma è generalmente dedicato a un repertorio di facile ascolto e che per i melomani di queste parti costituisce naturalmente l’ occasione di incontrarsi e scambiarsi gli auguri. La Staatsoper Stuttgart in questo senso non fa eccezione e negli ultimi anni ha affidato il tradizionale concerto di Capodanno a direttori che sono stati legati al teatro da particolari rapporti di lavoro. Quest’ anno è stato invitato Roland Kluttig, cinquantaseienne maestro sassone che alla Staatsoper Stuttgart ebbe il suo primo incarico di rilievo come Kapellmeister e assistente del Generalmusikdirektor Lothar Zagrosek, dal 2000 al 2004 e successivamente ha guidato dal 2010 al 2020 il Landestheater Coburg per poi assumere la direzione musicale dell’ Oper Graz e dei Grazer Philharmoniker sino alla scorsa stagione. Roland Kluttig è sempre rimato in contatto con il teatro di Stuttgart, dove è tornato nel 2014 per dirigere la stupenda produzione della Salome allestita da Kiril Serebrennikov e poi nel 2019 per una nuova messinscena de Le Nozze di Figaro. Kluttig, che io conosco e apprezzo da diversi anni, è uno di quei solidi professionisti di scrupolosa preparazione che sono in grado di garantire sempre una qualità musicale elevata, in breve un Kapellmeister nel senso migliore di questa parola, che non indica il routinier preoccupato solo della correttezza formale ma l’ autentico uomo di teatro, che si preoccupa soprattutto di servire con umiltà la musica e il palcoscenico.
Come accaduto in altre edizioni, il programma del Concerto di Capodanno alla Staatsoper era formato da brani legati da un filo comune, espresso dal titolo Orient Express. Come Roland Kluttig ha spiegato personalmente al pubblico, la sua idea è stata quella di un viaggio musicale che ripercorresse l’ itinerario del celebre treno che partendo da Parigi attraversava tutta l’ Europa balcanica. Iniziando dalla Francia con Fètes, il secondo dei Trois Nocturnes op. 98 di Debussy e con L’ invitation au voyage per soprano e orchestra di Henri Duparc, il proseguimento del viaggio era illustrato da Pacific 231 di Arthur Honegger, primo brano di una trilogia di poemi sinfonici comprendente anche Rugby e Mouvement Symphonique. La descrizione della locomotiva in movimento è illustrata musicalmente dal compositore svizzero tramite l’ uso di armonie complesse, spesso politonali, e di particolari effetti orchestrali come la sordina agli ottoni. La tappa successiva del viaggio era Vienna, con il quinto interludio da Rosamunde D. 797 di Schubert, la diciassettesima Hungarische Tanz di Brahms e Csardas aus Ritter Pásmán di Johann Strauss figlio.
Dopo la pausa, la tappa successiva dell’ itinerario musicale era l’ Ungheria con Galántay táncok (Danze di Galanta), partitura composta nel 1933 da Zoltán Kodály per le celebrazioni dell’ ottantesimo anniversario della Società Filarmonica di Budapest e ispirate a motivi popolari tratti dalla musica da ballo delle comunità Sinti e Roma di Galanta, città oggi appartenente alla Slovacchia in cui Kodály aveva abitato durante l’ adolescenza. La fermata in Ungheria continuava con l’ aria Heia! Heia. In den Bergen ist meine Heimatland dalla Csardasfürstin di Emmerich Kálmán. L’ ultima stazione del viaggio era descritta dalla Rapsodia română nr. 1 în la maggiore di George Enescu, probabilmente il maggior compositore rumeno oltre che violista fra i più grandi del secolo scorso, basata sul motivo di una canzone popolare rumena intitolata Am un leu şi vreau să-l beu.
Roland Kluttig ha interpretato in maniera accurata e ricca di sfumature oltre che molto ban caratterizzata dal punto di vista interpretativo i brani di questo interessante itinerario musicale impaginato con molta intelligenza, assecondato dalla Staatsorchester Stuttgart che ha suonato con precisione e bella qualità di suono. Eccellente anche la realizzazione delle parti vocali da parte di Esther Dierkes, il giovane soprano che in questi ultimi anni si è fatta apprezzare dal pubblico della Staatsoper per le sue belle interpretazioni di ruoli come Susanna, Rusalka e Jenufa, che ha messo in mostra ottime sfumature di fraseggio in Duparc e un tono interpretativo scanzonato e trascinante nell’ aria di Kálmán e in Meine Lippen, die küssen so heiß dalla Giuditta di Franz Lehar eseguita come fuori programma insieme alla Hungarische Tanz N° 5 di Brahms. Successo entusiastico da parte di un pubblico che riempiva la sala della Staatsoper fino all’ ultimo posto disponibile. Il nuovo anno musicale a Stuttgart è iniziato sotto ottimi auspici.
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