
Foto ©Enrico Nawrath
Lo spettacolo di punta in questa estate a Bayreuth era senza dubbio la nuova produzione di Der fliegende Holländer, che sta riscuotendo un grandissimo successo di pubblico e critica dovuto in gran parte alla magnifica prestazione di una compagnia di canto fra le migliori che si potessero combinare, guidata dalla splendida direzione di un talento emergente della bacchetta come Oksana Linyv, prima donna a salire sul podio della Grüne Hügel. Più variegati i giudizi sulla messinscena affidata a Dmitri Tcherniakov, anche lui esordiente a Bayreuth. Il regista russo, protagonista in questi ultimi anni di parecchi spettacoli controversi, ha ideato un allestimento certamente non sgradevole da vedere come la sua Traviata scaligera, ma che con l’ opera di Wagner aveva davvero poco a che fare. Come sempre accade nei suoi spettacoli, Tcherniakov ha completamente messo da parte la vicenda originale per sostituirla con un’ altra di sua invenzione. Nella sua riscrittura drammaturgica, l’ Holländer diventa un uomo che da bambino ha subito il trauma di vedere la madre suicida a causa di una relazione extraconiugale, e che diversi anni dopo torna nella sua città natale per vendicarsi. L’ idea era anche originale e portata avanti in modo coerente grazie alla recitazione curatissima nei dettagli, cosa che a Tcherniakov bisogna sempre riconoscere. Purtroppo, il difetto di base in questa regia era la mancanza del mare, un elemento indispensabile nella caratterizzazione ambientale della tragedia. Senza la visione dell’ ambiente marinaresco, il primo e terzo atto dell’ opera wagneriana semplicemente non stanno in piedi e la figura del protagonista alla fine rimane irrisolta per mancanza di credibilità e coerenza nel comportamento.

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Si poteva apprezzare in questa produzione il tono da incubo quasi ibseniano di certe scene come l’ incontro fra l’ Holländer e Senta, ambientato durante una cena familiare nella veranda della casa di Daland, ma il risultato finale era che la musica e la parte scenica viaggiavano su binari paralleli, senza mai incontrarsi in un risultato artistico di insieme. Personalmente io non sono contrario per principio alle riscritture drammaturgiche, a patto che alla fine ne venga fuori un esito di coerenza generale, e in questo caso di Gesamtkunstwerk come lo intendeva Wagner non si poteva proprio parlare.
Come sempre accade in simili casi, il compito di realizzare le vere intenzioni dell’ autore è ricaduto tutto sulla parte musicale, che era di livello veramente elevato. Questo grazie in primo luogo alla splendida direzione orchestrale di Oksana Linyv, quarantatreenne direttrice nata in Ucraina, che ha iniziato gli studi in patria per poi proseguirli in Germania dove nel 2013 è divenuta assistente di Kirill Petrenko alla Bayerische Staatsoper e successivamente assumere l’ incarico di Generalmusikdirektor alla Grazer Oper, tenuto fino alla scorsa stagione. La Linyv aveva già diretto Der fliegende Holländer a Barcellona nel 2017 e il suo esordio a Bayreuth è stato assolutamente fulminante. Una direzione d’ orchestra drammaticamente intensissima, perfetta nel ritmo teatrale e nella realizzazione del clima sonoro, che dimostrava una perfetta intesa con l’ orchestra e un’ abilità nella concertazione davvero da musicista di alta classe. Per me comunque non si trattava completamente di una sorpresa, in quanto Oksana Linyv aveva diretto in maniera stupenda qui da noi a Stuttgart una ripresa di Pikowaja Dama nel gennaio 2019. Nella prossima stagione la direttrice ucraina tornerà da queste parti per un nuovo allestimento di Rusalka. Se avete tempo e potete, vi consiglio di venire a sentire questa musicista che a Bayreuth ha davvero impressionato tutti per la sua personalità da grande interprete operistica.

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Non posso nascondere che il motivo principale del mio viaggio di quest’ anno a Bayreuth era il desiderio di non perdermi il debutto di Asmik Grigorian al Festspielhaus, dopo la sua sensazionale Manon Lescaut che avevo sentito a Frankfurt nell’ ottobre 2019. E l’ esito è stato davvero fulminante: la quarantenne cantante lituana ha fatto letteralmente impazzire il pubblico di Bayreuth, che ad ogni replica le sta tributando ovazioni degne di uno stadio. Ancora una volta, io sono rimasto profondamente colpito dalla prova di una cantante-attrice oggi davvero unica per la sua incredibile capacità di fondere canto e recitazione in un’ insieme talmente coinvolgente da portare a chiedersi se stiamo assistendo a un’ opera o a qualche cosa d’ altro. Un esito che riusciva solo alla Callas nelle sue prove migliori e, credetemi, il paragone non è affatto esagerato. Direi che la chiave della sua interpretazione di Senta si trova nella frase Ich bin ein Kind und weiss nicht, was ich singe, che si trova nel duetto con Erik dopo una Ballade che la Grigorian ha cantato con una forza espressiva squassante e improvvise fiondate all’ acuto realizzate con una precisione tecnica assolutamente straordinaria. La Senta di Asmik Grigorian è una ragazzina ribelle, che ostenta villania e impertinenza nel suo comportamento per rifiutare il mondo in cui è cresciuta e vede nel matrimonio con l’ Holländer un mezzo per sfuggire all’ atmosfera opprimente del suo paese. Un ritratto originale e modernissimo, che affascina e coinvolge gli spettatori grazie alla qualità straordinaria della combinazione tra abilità vocale e scenica che la cantante lituana possiede come nessun’ altra artista di oggi, oltre al carisma incredibile che porta la platea a concentrarsi su di lei dal momento in cui appare sulla scena. Dopo questa prova assolutamente sensazionale, non temo di affermare che da Asmik Grigorian ho ascoltato e visto un’ altra caratterizzazione di livello storico, da non temere confronti con le grandi cantanti wagneriane del passato.

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Galvanizzato dalla presenza di due personalità interpretative fuori dal comune, il resto della compagnia di canto ha fornito una prova complessivamente davvero molto buona. Georg Zeppenfeld, per me il miglior basso wagneriano della nostra epoca, ha dato a Daland la giusta combinazione di bonomia e cupidigia tramite la sua voce pastosa e un fraseggio sempre curatissimo nei particolari. Il quarantacinquenne tenore americano Eric Cutler, anche lui esordiente a Bayreuth, metteva molto bene in risalto le linee melodiche della parte di Erik grazie a una voce tecnicamente abituata al canto all’ italiana, e anche dal punto di vista della recitazione il personaggio era risolto in maniera impeccabile. Marina Prudenskaja, mezzosoprano russo che io conosco bene per i suoi anni passati alla Staatsoper Stuttgart dove si era imposta per la sua versatilità in un repertorio amplissimo, ha dato una bella caratterizzazione della parte di Mary, che nella riscrittura scenica di Tcherniakov diviene la matrigna di Senta e alla fine uccide l’ Holländer per sottrarla alla sua influenza. Non altrettanto completo negli esiti mi è sembrato invece l’ Holländer del baritono svedese John Lundgren, che a Bayreuth aveva già impersonato il ruolo nel precedente allestimento dell’ opera. Avevo già ascoltato Lundgren in questa parte a Stuttgart e qui mi è sembrato vocalmente poco in forma. La voce è senz’ altro di quelle imponenti per volume e risonanza, ma il fraseggio abusava di toni scuri e biechi e non risultava particolarmente efficace nell’ esprimere l’ ansia di riscatto di un uomo condannato alla dannazione eterna. Non particolarmente interessante mi è sembrato anche Attilio Glaser come Steuermann. Come sempre accade per gli spettacoli a Bayreuth, una lode particolare va espressa per lo splendido coro diretto da quel genio assoluto di Eberhard Friedrich, che nonostante i problemi posti dai criteri di sicurezza in base ai quali è stato costretto a dividersi in due gruppi, uno che cantava dietro le quinte e l’ altro che agiva in scena mimando, si è imposto nuovamente come vero coprotagonista della serata. Il successo è stato entusiastico e vibrantissimo, toccando punte di incandescenza a ogni apparizione di Asmik Grigorian, applaudita con un’ intensità riservata solo ai fuoriclasse.
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Caro Gianguido, le tue recensioni sono sempre accurate e non nascondo l’invidia di non essere stato presente a questa rappresentazione di cui avrai sicuramente indelebile memoria. Io ricorderò sicuramente queste parole “se stiamo assistendo a un’opera o a qualche cosa d’altro” così come accade a me alla fine di Parsifal quando mi chiedo se ho ascoltato musica terrena o celestiale.
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Nella prossima stagione Asmik Grigorian canterá tre ruoli in Germania: Lisa a Baden Baden, Fedora a Francoforte e Jenufa a Berlino. Io farò il possibile per esserci tutte e tre le volte
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