Toscanini raccontato da Gustavo Marchesi

Il musicologo parmense Gustavo Marchesi si è occupato a fondo della figura di Arturo Toscanini e ha realizzato diverse pubblicazioni dedicate al grande direttore d’ orchestra. In questa intervista del 2008, Continua a leggere “Toscanini raccontato da Gustavo Marchesi”

Così Bono commemorava Luciano Pavarotti

Il 6 settembre di quattro anni fa, si spegneva a Modena Luciano Pavarotti.
Voglio ricordare questo anniversario riproponendo il bellissimo articolo Continua a leggere “Così Bono commemorava Luciano Pavarotti”

Fabio Luisi: interpretazione e uso di strumenti originali

Sul problema della prassi esecutiva barocca e delle orchestre di strumenti costruiti alla maniera antica, propongo questo interessante intervento del direttore d´orchestra Fabio Luisi, apparso sul Newsgroup it.arti.musica.classica, l´8 luglio 1999. Lo pubblico anche perchè quanto scriveva dodici anni fa il maestro Luisi rispecchia pienamente quelle che sono le mie personali opinioni riguardo alla questione dibattuta.

Qui andiamo davvero verso l' essenza del rapporto dialettico fra esecutore ed interprete, fra obiettività e soggettività, fra rigore stilistico e libertà interpretativa (benché ammetta che questi due ultimi concetti non rappresentano necessariamente un aut-aut). La mia modesta opinione è purtroppo pervasa di romanticismo (in senso lato naturalmente) e potrà apparire tradizionalista. Devo comunque dire che la mia formazione mi ha portato molto vicino ad ambienti "filologici" (studi di clavicembalo e di organo), che nel periodo in cui studiavo io erano ancora (ma sempre meno purtroppo) fondati sull' insegnamento di Josef Mertin all' Università ed alla Hochschule di Vienna, senza parlare di conoscenze – e scambi culturali – con Leonhardt ed altri pionieri. Inoltre l' attività della mia prima moglie (flautista a becco, allieva di Brüggen ecc.) e quella, attuale e coronata di successo, di mio fratello e di mia cognata, violinisti barocchi (che suonano spesso con Christie ed altri). Quindi un minimo di informazione sull'argomento ce l' ho – e dovrei, nel senso che sarei tenuto ad averla – anche senza tali legami studenteschi e familiari, qui si tratta di dovere d'informazione e di aggiornamento per ogni musicista professionista (come per esempio, conoscere la nuova edizione critica delle Sinfonie di Beethoven di Del Mar). Ma io mi chiedo, e questa è per me è la domanda fondamentale: qual è l' essenza di una – chiamiamola così per il momento – esecuzione musicale? Quali sono le priorità? Partiamo dalle cose elementari: esattezza del ritmo e dell' intonazione. Il tempo lasciamolo fuori per ora (ma per poco). Poi: assieme orchestrale, quindi coordinazione, ed equilibrio timbrico. Qui cominciano i primi problemi. Equilibrio timbrico sotto quale punto di vista? Attuale? (ma se sapessi cos' è attuale!) Romantico? Protoromantico? (nel caso, ad esempio, di Bellini e Donizetti, ma anche Beethoven forse? o Berlioz addirittura?) Classico? Tardo barocco? Ed allora dobbiamo parlare di organici (piccoli? grandi? quelli della prima esecuzione? quelli delle repliche? quelli – dei posteri?) E gli strumenti? Come pensare all' equilibrio timbrico senza parlare degli strumenti necessari? Quali strumenti? Quelli che esistevano al tempo di Beethoven? Ma suonati da chi: da professori settantenni allievi di Leopold Mozart o studenti innovatori che dopo pochi anni sarebbero diventati ammiratori di Paganini? E già ci siamo allontanati dalle cose elementari. Ed eccoci, senza del resto vederci ancora chiaro, al problema del tempo. Il tempo annotato da Beethoven (i cui metronomi funzionavano male o solo sporadicamente) di sua mano? Quello di una tradizione romantica e post-romantica? Quello di tanti editori (Mahler, Weingartner, Scherchen, Markevitch, Gülke)? Quello – che si evince dai valori ritmici minori? (come si insegna nelle scuole di direzione d' orchestra e di composizione)? La tendenza che io chiamo un po' ironicamente "barocca" tende a partire dall' idea che tutta la musica strumentale nasce dalla musica strumentale rinascimentale e barocca, quindi un genere di musica leggero, una sorta di "Tafelmusik" prolungata, musica profana, con atteggiamenti spesso danzanti, con metriche soprattutto anacrusiche o giambiche, ed un discorso ritmico centrato sul rapporto fra levare e battere. Tendenza dotta e colta, superata dal tardo Harnoncourt. Un' altra tendenza, quella che mi sembra quella attuale, che conta fra i seguaci i vari Gardiner, Herreweghe ed altri, e che è figlia legittima del nostro tempo, è la tendenza a replicare gli "events", che in questo caso sono le prime esecuzioni assolute. Quindi la domanda d' obbligo qui è: come erano le condizioni il giorno della prima esecuzione? Quanti musicisti? Che tipo di strumenti? Quali sale? Una pecca di questa forma mentis è piuttosto che vengono considerati come "storici" e quindi veri e giusti anche fattori che forse non venivano affatto desiderati dal compositore, ma che erano casuali, come ad esempio penuria di musicisti in un certo giorno della settimana, musicisti mediocri dovuti ad una paga bassa ecc. (faccio un po' l' avvocato del diavolo, lo so…). Sinceramente preferivo la tendenza precedente, perché era molto più filologica, e meno prettamente storica. Ma una domanda non ce la siamo ancora posta: qual è il messaggio che l' artista (il compositore) vuole lanciare, quale la sostanza musicale? Quali sentimenti vuole esprimere? Quali stati d' animo? Quali preoccupazione o gioie? Insomma, cosa vuole dirci il compositore? E questo a me sembra il nocciolo della questione: tutti gli altri sono accidenti. Certo, come esecutore od interprete ho il dovere di rispettare il linguaggio specifico del compositore di cui mi faccio avvocato, quindi non mi metterei mai ad eseguire una sinfonia di Beethoven con un Sintetizzatore elettronico, e quindi mi associo anche all'opinione di Roberto, secondo il quale il si bemolle acuto nella terza di Beethoven la tromba non deve suonarlo. Giusto, perché questo modo di scrivere, queste ottave evitate sono tipiche di Beethoven, e questo è il suo linguaggio specifico, e secondo questo principio cercherò di evitare ritocchi o enfatizzazioni proprie di un' epoca molto più tarda. Ma il mio compito principale è di capire quello che il compositore vuole dirci: lo fa attraverso la musica perché la musica esprime cose che la parola non sa esprimere. A me di capirle e di farle capire. E perciò non vi dirò mai che la mia esecuzione di una sinfonia di Beethoven sarà come Beethoven la voleva, perché non lo sappiamo, e nemmeno come Beethoven l' ha sentita (a parte la sordità), perché il risultato avuto non è necessariamente quello che Beethoven intendeva. Ed allora, lo dico francamente, anche se sarò forse lapidato dagli integralisti, il discorso sul violino barocco è importante ma secondario, il discorso di otto violini anziché dodici o quattordici è secondario, persino il discorso dell' oboe viennese o francese è secondario, la tromba americana o tedesca o naturale, tutto è secondario di fronte all' importanza del messaggio artistico, del messaggio umano attraverso l' arte, del messaggio tout court. (…) gli interpreti "filologici" spesso mi sorprendono, talvolta mi piacciono, raramente mi entusiasmano, ma nessuno è riuscito a farmi venire i brividi, nessuno è riuscito a spiegarmi, con i suoi violini senza vibrato, trombe naturali, voci fisse, coretti di dilettanti o di chierichetti inglesi l' essenza di una composizione. E non per colpa dei violini senza vibrato, delle trombe naturali, delle voci fisse o dei chierichetti. Non ci sono riusciti perché mancano di umiltà, di grandezza, di umanità, di amore. Scusate lo sfogo, e scusate anche la mia opinione, oggi un po' – molto – controcorrente, retrograda e romantica.

 

Saluti a tutti

Fabio Luisi

Wilhelm Furtwängler parla di Bruckner

Una sinfonia di Bruckner, la Nona, fu la prima composizione diretta, a venti anni, da Furtwängler. Il Maestro continuò poi regolarmente a eseguirne le opere, divenendo uno dei massimi interpreti bruckneriani, nonché presidente della Deutsche Bruckner-Gesellschaft. Il testo che qui si riproduce fa parte di un discorso tenuto nel 1938, durante una riunione di quella Società.

[…] La diffusione della musica di Bruckner, Continua a leggere “Wilhelm Furtwängler parla di Bruckner”

Carlos Kleiber, sfuggente

Oggi Carlos Kleiber avrebbe compiuto 81 anni. Aggiungo alle testimonianze sul Maestro che raccolgo a partire dalla nascita di questo blog, questo scritto Continua a leggere “Carlos Kleiber, sfuggente”

Siegfried Wagner

Questo interessante dialogo tra Friedelind Wagner,  figlia di Siegfried Wagner e nipote di Richard, e Paul Hess, direttore d’ orchestra e musicologo americano, fu pubblicato per la prima volta in Italia una ventina di anni fa, nella rivista musicologica DIASTEMA.
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Nietzsche compositore

Un saggio di Michele Dall’ Ongaro sulla produzione musicale del celebre filosofo. Continua a leggere “Nietzsche compositore”

Pasquale Amato

Un saggio di Rodolfo Celletti, apparso diversi anni fa sulla rivista MUSICA, dedicato a uno dei baritoni più completi della storia. Continua a leggere “Pasquale Amato”

La Juive di Halévy alla Staatsoper Stuttgart

La stagione della Staatsoper Stuttgart si avvia alla conclusione, e con essa anche la gestione di Albrecht  Puhlmann, che a partire dal prossimo luglio lascerà il posto al nuovo sovrintendente Jussi  Wieler. Nei giorni scorsi è stato presentato il programma 2011/2012,  che prevede diversi  titoli interessanti come La Damnation de Faust, La Sonnambula, un dittico composto dalla  schönberghiana Glückliche Hand e Osud di Janacek, il Wozzeck, Platée di Rameau e le  consuete riprese tra le quali si segnalano due spettacoli di grande interesse come Norma e l´Elektra nella  messinscena di Konwitschny.
In questi giorni è andata in scena la ripresa de La Juive, produzione del 2008  che è stata uno dei maggiori successi nella gestione Puhlmann.  L´opera, andata in scena con enorme successo all´Opéra di Parigi nel 1835, è frutto del  lavoro congiunto di un librettista geniale come Eugene Scribe e di Fromental Halévy,  compositore di talento e parte di una grande famiglia che contribuì non poco ai fasti dell´opera francese. La vicenda, ambientata durante il Concilio di Costanza del 1415, è  imperniata su un tema attualissimo anche per il  pubblico odierno, quello del conflitto  interreligioso, incarnato nelle figure dell´israelita Eleazar e del cardinale Brogni.  Eleazar, padre putativo di Rachel, è una delle figure più complesse di tutta la storia  dell´opera, in particolare tra quelle affidate alla voce di tenore.  Perseguitato come ebreo,  odia i cristiani e per realizzare la sua vendetta nei confronti del cardinale si spinge fino  a sacrificare la vita di Rachel, figlia naturale del prelato da lui salvata e cresciuta.  Un modello di vendetta inesorabile che sarà poi ripreso da Verdi nel finale del Trovatore,  ugualmente conciso e forse per questo anche più terribile.
Come costruzione teatrale e qualità della musica, si tratta forse del lavoro più riuscito tra  quelli impostati sul modello del grand opéra. L´opera infatti, pur di esecuzione non  è frequentissima in quanto molto complessa e difficile, non è mai uscita del tutto dal repertorio   e moltissimi grandi tenori sono stati attirati dall´affascinante figura di Eleazar.  Tra gli interpreti del Novecento, basta fare i nomi di Enrico Caruso (di cui questa fu la sua  ultima interpretazione e anche il suo addio alle scene), Giovanni Martinelli, Richard Tucker e,  ai giorni nostri, Josè Carreras e Neil Schicoff.
La produzione della Staatsoper Stuttgart era stata molto apprezzata dal pubblico tre anni fa e anche in  questa ripresa ha avuto un successo notevole. Merito innanzitutto della messinscena di Jussi  Wieler e Sergio Morabito, logica, intelligente e innovativa senza forzare o stravolgere  il  significato del testo.  Questa è una prerogativa degli spettacoli messi in scena dalla coppia,  che qui a Stoccarda sono stati numerosi e sempre accolti da grandi consensi di pubblico.  La regia attualizza il conflitto interreligioso ambientando l´opera durante il nazismo e  Morabito ha spiegato di aver preso lo spunto da due fotografie di una manifestazione  tenutasi a Costanza nel 1938, durante la quale gli ebrei furono costretti a sfilare indossando  per dileggio delle maschere ridicole, chiamate in tedesco Pappenmasken.  Questa citazione viene realizzata nel finale del terzo atto e nel pogrom che apre il quinto,  prologo alla catastrofe finale. Come sempre avviene nelle regie di Wieler e Morabito, la  narrazione è chiara e logica e la recitazione curata e senza eccessi. Un bello spettacolo,  che dimostra come si possa benissimo fare una regia moderna senza stravolgere le  caratteristiche drammaturgiche del testo originale e senza prevaricare la musica.
Di ottimo livello anche la parte musicale, per merito innanzi tutto del direttore Sébastian  Rouland, che qui da noi ha appena riscosso un grande successo personale con la sua  interpretazione de Il Trionfo del Tempo e del Disinganno di Händel. Una direzione  eccellente per la capacità di evocare il senso del grande affresco storico, stilisticamente  adeguata e perfetta nell´assecondare le esigenze del canto. Una prova di notevole  rilievo, tra le migliori che mi sia capitato di ascoltare in questo repertorio, ottimamente  assecondata dalla prova eccellente dell´orchestra e del coro preparato da Michael Alber.
Il cast era il medesimo delle prime rappresentazioni, ad eccezione del protagonista. Al  posto di un Chris Merritt generoso ma ormai vocalmente molto al di sotto delle esigenze di  questo difficile ruolo,  è subentrato il tenore francese Gilles Ragon, che ha esibito una  notevole sicurezza e un fraseggio di buona personalità e incisività, superando abbastanza  agevolmente tutti i numerosi passi scabrosi della parte e riuscendo a rendere in maniera  efficace la difficilissima scena finale del quarto atto, eseguita integralmente con la  celebre aria “Rachél, quand du Seigneur”  seguita da una cabaletta. di tessitura molto  impegnativa.  Il soprano russo Tatiana Pechnikova ha confermato la bella prestazione di tre anni fa,  impersonando la protagonista con notevole sicurezza vocale e accenti ispirati, in  particolare nel secondo atto. Lo stesso si può dire del basso cinese Liang Li, uno degli  elementi più validi dell´ensemble della Staatsoper, dotato di una voce ampia e facile,  che in questo ruolo ha dato una delle sue interpretazioni più convincenti.  Di nuovo positiva anche la prova di Catriona Smith, una delle cantanti più amate dal  pubblico di Stoccarda, che come Eudoxie ha sfoggiato la sua coloratura impeccabile,  frutto di una eccellente preparazione professionale che qui a Stoccarda le ha reso  possibile affrontare tutti i ruoli virtuosistici del repertorio.  Nel ruolo di Leopold, il principe fidanzato di Eudoxie che si finge israelita per sedurre  Rachel, questa volta abbiamo ascoltato il venticinquenne tenore russo Dmytri  Trunov, voce forse ancora un po´acerba ma molto dotata come estensione e sicuramente  di caratteristiche assai promettenti, molto efficace in particolare nella Serenata del primo atto.  Complessivamente uno spettacolo godibilissimo e un´interpretazione assai ben realizzata  di un´opera musicalmente e drammaturgicamente di grande valore.  Grande successo di pubblico per tutti gli interpreti.

 

Il trionfo del Tempo e del Disinganno alla Staatsoper Stuttgart

Come penultimo nuovo allestimento di questa stagione, la Staatsoper Stuttgart ha presentato l’ oratorio Il Trionfo del Tempo e del Disinganno Continua a leggere “Il trionfo del Tempo e del Disinganno alla Staatsoper Stuttgart”