Giacomo Lauri Volpi: antologia critica e analisi di due registrazioni

Giacomo Lauri Volpi è stato per molti aspetti un artista unico nel suo genere, oltre che uno dei più grandi tenori che la storia del canto abbia annoverato. Per molti aspetti, fu il solo a raccogliere l’ eredità artistica dei grandi esponenti romantici della corda tenorile Continua a leggere “Giacomo Lauri Volpi: antologia critica e analisi di due registrazioni”

Brahms e Bruckner a confronto

L’ amico Marco Ninci, del quale questo blog ospita sempre volentieri gli scritti, mi invia questa riflessione su Brahms e Bruckner, che pubblico corredata da alcune mie considerazioni in merito.

Secondo alcuni, Brahms rappresenta il culmine della concezione utopica-ideale della sinfonia, un culmine dopo il quale Mahler straccerà questa idea facendola a pezzi. Immagino che in una simile ricostruzione il posto di Bruckner sia quello, tutto sommato irrilevante, di un attardato baciapile contadino, bislacco e in fin dei conti inoffensivo. Continua a leggere “Brahms e Bruckner a confronto”

Ariadne auf Naxos al Festspielhaus di Baden Baden

Foto: Andrea Kremper

Successo trionfale, con più di dieci minuti di applausi alla conclusione, per l’ attesissima nuova produzione di Ariadne auf Naxos al Festspielhaus di Baden Baden. Uno spettacolo attesissimo, con la presenza di molti spettatori giunti da tutta la Germania e dall’ estero e un’ esecuzione di altissima qualità sotto tutti i punti di vista, per l’ eccellente prova della compagnia di canto e soprattutto per una direzione d’ orchestra alla quale si devono tributare tutte le lodi che spettano a qualcosa di veramente eccezionale. Continua a leggere “Ariadne auf Naxos al Festspielhaus di Baden Baden”

In ricordo di Gustav Leonhardt

Una brutta notizia per gli appassionati di musica. Gustav Leonhardt, il grande organista e clavicembalista olandese, pioniere della rinascita del repertorio barocco, è morto il 16 gennaio nella sua casa di Amsterdam, all’ età di 83 anni. Circa un mese fa, dopo un concerto a Parigi, aveva annunciato il suo ritiro dall’ attività concertistica. Continua a leggere “In ricordo di Gustav Leonhardt”

Toscanini raccontato da Gustavo Marchesi

Il musicologo parmense Gustavo Marchesi si è occupato a fondo della figura di Arturo Toscanini e ha realizzato diverse pubblicazioni dedicate al grande direttore d’ orchestra. In questa intervista del 2008, Continua a leggere “Toscanini raccontato da Gustavo Marchesi”

Fabio Luisi: interpretazione e uso di strumenti originali

Sul problema della prassi esecutiva barocca e delle orchestre di strumenti costruiti alla maniera antica, propongo questo interessante intervento del direttore d´orchestra Fabio Luisi, apparso sul Newsgroup it.arti.musica.classica, l´8 luglio 1999. Lo pubblico anche perchè quanto scriveva dodici anni fa il maestro Luisi rispecchia pienamente quelle che sono le mie personali opinioni riguardo alla questione dibattuta.

Qui andiamo davvero verso l' essenza del rapporto dialettico fra esecutore ed interprete, fra obiettività e soggettività, fra rigore stilistico e libertà interpretativa (benché ammetta che questi due ultimi concetti non rappresentano necessariamente un aut-aut). La mia modesta opinione è purtroppo pervasa di romanticismo (in senso lato naturalmente) e potrà apparire tradizionalista. Devo comunque dire che la mia formazione mi ha portato molto vicino ad ambienti "filologici" (studi di clavicembalo e di organo), che nel periodo in cui studiavo io erano ancora (ma sempre meno purtroppo) fondati sull' insegnamento di Josef Mertin all' Università ed alla Hochschule di Vienna, senza parlare di conoscenze – e scambi culturali – con Leonhardt ed altri pionieri. Inoltre l' attività della mia prima moglie (flautista a becco, allieva di Brüggen ecc.) e quella, attuale e coronata di successo, di mio fratello e di mia cognata, violinisti barocchi (che suonano spesso con Christie ed altri). Quindi un minimo di informazione sull'argomento ce l' ho – e dovrei, nel senso che sarei tenuto ad averla – anche senza tali legami studenteschi e familiari, qui si tratta di dovere d'informazione e di aggiornamento per ogni musicista professionista (come per esempio, conoscere la nuova edizione critica delle Sinfonie di Beethoven di Del Mar). Ma io mi chiedo, e questa è per me è la domanda fondamentale: qual è l' essenza di una – chiamiamola così per il momento – esecuzione musicale? Quali sono le priorità? Partiamo dalle cose elementari: esattezza del ritmo e dell' intonazione. Il tempo lasciamolo fuori per ora (ma per poco). Poi: assieme orchestrale, quindi coordinazione, ed equilibrio timbrico. Qui cominciano i primi problemi. Equilibrio timbrico sotto quale punto di vista? Attuale? (ma se sapessi cos' è attuale!) Romantico? Protoromantico? (nel caso, ad esempio, di Bellini e Donizetti, ma anche Beethoven forse? o Berlioz addirittura?) Classico? Tardo barocco? Ed allora dobbiamo parlare di organici (piccoli? grandi? quelli della prima esecuzione? quelli delle repliche? quelli – dei posteri?) E gli strumenti? Come pensare all' equilibrio timbrico senza parlare degli strumenti necessari? Quali strumenti? Quelli che esistevano al tempo di Beethoven? Ma suonati da chi: da professori settantenni allievi di Leopold Mozart o studenti innovatori che dopo pochi anni sarebbero diventati ammiratori di Paganini? E già ci siamo allontanati dalle cose elementari. Ed eccoci, senza del resto vederci ancora chiaro, al problema del tempo. Il tempo annotato da Beethoven (i cui metronomi funzionavano male o solo sporadicamente) di sua mano? Quello di una tradizione romantica e post-romantica? Quello di tanti editori (Mahler, Weingartner, Scherchen, Markevitch, Gülke)? Quello – che si evince dai valori ritmici minori? (come si insegna nelle scuole di direzione d' orchestra e di composizione)? La tendenza che io chiamo un po' ironicamente "barocca" tende a partire dall' idea che tutta la musica strumentale nasce dalla musica strumentale rinascimentale e barocca, quindi un genere di musica leggero, una sorta di "Tafelmusik" prolungata, musica profana, con atteggiamenti spesso danzanti, con metriche soprattutto anacrusiche o giambiche, ed un discorso ritmico centrato sul rapporto fra levare e battere. Tendenza dotta e colta, superata dal tardo Harnoncourt. Un' altra tendenza, quella che mi sembra quella attuale, che conta fra i seguaci i vari Gardiner, Herreweghe ed altri, e che è figlia legittima del nostro tempo, è la tendenza a replicare gli "events", che in questo caso sono le prime esecuzioni assolute. Quindi la domanda d' obbligo qui è: come erano le condizioni il giorno della prima esecuzione? Quanti musicisti? Che tipo di strumenti? Quali sale? Una pecca di questa forma mentis è piuttosto che vengono considerati come "storici" e quindi veri e giusti anche fattori che forse non venivano affatto desiderati dal compositore, ma che erano casuali, come ad esempio penuria di musicisti in un certo giorno della settimana, musicisti mediocri dovuti ad una paga bassa ecc. (faccio un po' l' avvocato del diavolo, lo so…). Sinceramente preferivo la tendenza precedente, perché era molto più filologica, e meno prettamente storica. Ma una domanda non ce la siamo ancora posta: qual è il messaggio che l' artista (il compositore) vuole lanciare, quale la sostanza musicale? Quali sentimenti vuole esprimere? Quali stati d' animo? Quali preoccupazione o gioie? Insomma, cosa vuole dirci il compositore? E questo a me sembra il nocciolo della questione: tutti gli altri sono accidenti. Certo, come esecutore od interprete ho il dovere di rispettare il linguaggio specifico del compositore di cui mi faccio avvocato, quindi non mi metterei mai ad eseguire una sinfonia di Beethoven con un Sintetizzatore elettronico, e quindi mi associo anche all'opinione di Roberto, secondo il quale il si bemolle acuto nella terza di Beethoven la tromba non deve suonarlo. Giusto, perché questo modo di scrivere, queste ottave evitate sono tipiche di Beethoven, e questo è il suo linguaggio specifico, e secondo questo principio cercherò di evitare ritocchi o enfatizzazioni proprie di un' epoca molto più tarda. Ma il mio compito principale è di capire quello che il compositore vuole dirci: lo fa attraverso la musica perché la musica esprime cose che la parola non sa esprimere. A me di capirle e di farle capire. E perciò non vi dirò mai che la mia esecuzione di una sinfonia di Beethoven sarà come Beethoven la voleva, perché non lo sappiamo, e nemmeno come Beethoven l' ha sentita (a parte la sordità), perché il risultato avuto non è necessariamente quello che Beethoven intendeva. Ed allora, lo dico francamente, anche se sarò forse lapidato dagli integralisti, il discorso sul violino barocco è importante ma secondario, il discorso di otto violini anziché dodici o quattordici è secondario, persino il discorso dell' oboe viennese o francese è secondario, la tromba americana o tedesca o naturale, tutto è secondario di fronte all' importanza del messaggio artistico, del messaggio umano attraverso l' arte, del messaggio tout court. (…) gli interpreti "filologici" spesso mi sorprendono, talvolta mi piacciono, raramente mi entusiasmano, ma nessuno è riuscito a farmi venire i brividi, nessuno è riuscito a spiegarmi, con i suoi violini senza vibrato, trombe naturali, voci fisse, coretti di dilettanti o di chierichetti inglesi l' essenza di una composizione. E non per colpa dei violini senza vibrato, delle trombe naturali, delle voci fisse o dei chierichetti. Non ci sono riusciti perché mancano di umiltà, di grandezza, di umanità, di amore. Scusate lo sfogo, e scusate anche la mia opinione, oggi un po' – molto – controcorrente, retrograda e romantica.

 

Saluti a tutti

Fabio Luisi

Siegfried Wagner

Questo interessante dialogo tra Friedelind Wagner,  figlia di Siegfried Wagner e nipote di Richard, e Paul Hess, direttore d’ orchestra e musicologo americano, fu pubblicato per la prima volta in Italia una ventina di anni fa, nella rivista musicologica DIASTEMA.
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Nietzsche compositore

Un saggio di Michele Dall’ Ongaro sulla produzione musicale del celebre filosofo. Continua a leggere “Nietzsche compositore”

Giacomo Lauri Volpi

Pubblico questo eccellente scritto del dott. Gian Paolo Nardoianni, medico chirurgo e grande intenditore di voci. In esso troverete un’ antologia di giudizi critici e testimonianze sull’ arte del grandissimo tenore, seguite da alcune considerazioni del dottor Nardoianni, che ebbe la fortuna di ascoltare Lauri Volpi dal vivo e di conoscerlo personalmente.
Ringrazio Gian Paolo Nardoianni per aver acconsentito alla pubblicazione di questo articolo.

GIUDIZI SULLA VOCE E L’ ARTE DI GIACOMO LAURI VOLPI
“Considerato come un caso eccezionale in tutta la storia del canto Continua a leggere “Giacomo Lauri Volpi”

Il critico musicale

Un giovanissimo blogger, Francesco Vittorino, che si occupa soprattutto di vignettistica e problematiche legate al mondo dell’ opera moderna Continua a leggere “Il critico musicale”