Osterfestspiele Baden-Baden 2026 – Concertgebouworkest e Klaus Mäkelä

Foto ©Michael Bode

L’ edizione 2026 degli Osterfestspiele Baden-Baden ha segnato un cambio nella programmazione: al posto dei Berliner Philharmoniker, ritornati alla rassegna di Salzburg, la residence è stata affidata alla Mahler Chamber Orchestra e alla Koninklijk Concertgebouworkest, che ha tenuto tre serate sinfoniche sotto la direzione di Klaus Mäkelä, Chefdirigent designato a partire dalla stagione 2026/27 quando assumerà anche la guida stabile della Chicago Symphony Orchestra. Il trentenne direttore finlandese si è affermato in questi ultimi anni come un’ autentica rivelazione del podio per le sue esibizioni con tutte le grandi formazioni sinfoniche internazionali che lo hanno portato anche a un contratto di esclusiva con la DECCA, terzo direttore nella storia della casa discografica inglese ad avere questo onore. Klaus Mäkela ha debuttato sul podio della Concertgebouworkest nel 2020 e due anni dopo i musicisti dell’ orchestra olandese lo hanno voluto come artistic advisor destinato fra due anni a diventare il nono direttore stabile nella storia del complesso, che da anni appartiene alla elite delle più grandi orchestre sinfoniche mondiali. Fondata nel 1895, la Concertgebouworkest ebbe intensi rapporti di collaborazione con Gustav Mahler, che grazie alla sua amicizia con Wilem Mengelberg diresse regolarmente ad Amsterdam, e con Richard Strauss, che a Mengelberg e all’ orchestra dedicò uno dei suoi capolavori, il poema sinfonico Ein Heldenleben. Durante i suoi cinquant`anni di presenza come direttore stabile, Mengelberg portò l’ orchestra di Amsterdam ad affermarsi come uno dei complessi sinfonici più prestigiosi del mondo, per l’ altissima qualità del livello esecutivo, mantenuta anche dai suoi successori. Più di 1100 registrazioni audio e video effettuate con quasi tutti i direttori e solisti più affermati degli ultimi decenni documentano la straordinaria storia di questo formidabile complesso. Ascoltare dal vivo la Concertgebouworkest è davvero un’ esperienza fenomenale. Una sezione archi eccezionale per compattezza e morbidezza di suono, fiati che per flessibilità e varietà di tinte temono veramente pochissimi confronti al mondo, ottoni fantastici per squillo, penetrazione e timbro che richiama alla mente un colore di oro antico e una flessibilità e preparazione virtuosistica che rende l’ orchestra capace di eccellere in tutto il repertorio concertistico, anche se il territorio d’ elezione dei “Tulipani” rimane sempre il grande sinfonismo romantico, come è dimostrato dalle loro numerosissime incisioni dei capolavori di Brahms, Bruckner, Strauss e Mahler.

Foto ©Michael Bode

Il terzo programma eseguito da Klaus Mäkelä e dalla Concertgebouworkest al Festspielhaus era dedicato alla Ottava Sinfonia di Bruckner, un brano che appartiene ai punti più alti della storia esecutiva dell’ orchestra, addestrata a questo repertorio da grandi specialisti come Bernard Haitink la cui registrazione integrale delle Sinfonie del compositore austriaco è da sempre considerata di assoluto riferimento. Un lavoro monumentale, che per dimensioni e complessità ha pochi termini di paragone in tutto il repertorio sinfonico. Nella versione originale del 1887, la Sinfonia N° 8 in do minore di Bruckner era infatti probabilmente la partitura più imponente che sia mai stata scritta: 2.080 battute, per una durata di quasi un’ ora e mezza, strumentate per legni a due, nel finale portati a tre, quattro corni, quattro tube, tre trombe, tre tromboni, bassotuba, timpani, piatti, triangolo, fino a tre arpe (womöglich, scrisse il Maestro quasi con timidezza nell’ autografo). Anche dopo i tagli e le modifiche alla strumentazione operate dall’ autore dopo che Hermann Levi aveva definito ineseguibile la versione originale, la stesura definitiva (con i legni portati ovunque a tre e l’ immissione del controfagotto, oltre a un diverso finale del primo tempo, alcuni tagli e diverse altre piccole modifiche in altri punti), eseguita per la prima volta in pubblico al Musikverein il 18 dicembre 1892, con i Wiener Philharmoniker diretti da Hans Richter, costituisce sempre un banco di prova fra i più impegnativi per un direttore e per un’ orchestra.

Klaus Mäkela ha sfruttato tutte le possibilità esecutive offertegli dal suo fantastico strumento per un’ impostazione interpretativa che metteva particolarmente in risalto, più che la grandezza monumentale delle architetture strutturali, la ricchezza della strumentazione e il respiro delle linee melodiche. Il grandioso primo tempo era impostato su tempi generalmente abbastanza rilassati, dinamiche realizzate con grande finezza analitica e un’ esposizione lucida e attenta della grandiosa struttura del brano tramite un fraseggio asciutto e sonorità di severo splendore sinfonico. Lo Scherzo era realizzato con una flessibile mobilità ritmica e nelle ampie campate melodiche dell’ Adagio, una delle pagine in cui l’ ispirazione di Bruckner tocca i massimi vertici, il giovane maestro di Helsinki è riuscito a trovare accenti di nobile, intensa cantabilità in un tono introverso e assolutamente privo di retorica, logico e coerente nella sua sobrietà. Anche la vertiginosa cavalcata del Finale è stata eseguita in maniera abbastanza trattenuta e senza la minima concessione all’ enfasi, con grande precisione e scrupolo nella definizione delle linee strumentali realizzate in maniera eccellente dalla prestazione straordinaria della Concertgebouworkest, che ha risposto in maniera davvero splendida alla sfida costituita da una partitura di tale ampiezza e irta di difficoltà, superate con una disinvoltura addirittura irrisoria dal complesso olandese mettendo in mostra un’ autentico arcobaleno di sonorità affascinanti. Una vera festa di colori strumentali, di una bellezza e varietà che pochissime volte è dato di ascoltare in concerto. Da lodare particolarmente la prova della sezione ottoni, che nell’ Ottava Sinfonia sono impegnati al massimo delle loro possibilità e hanno suonato in modo impeccabile per intonazione, precisione e squillo. Oltre alla straordinaria esecuzione dell’ orchestra olandese, la serata ci ha fatto ascoltare un’ altra bella prova di personalità e classe da parte di un direttore sicuramente destinato a essere uno dei protagonisti assoluti del mondo musicale nei prossimi anni. Successo trionfale alla conclusione, per un concerto davvero di altissimo livello.


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