“Piero Cappuccilli – Un baritono da leggenda” di Rino Alessi

Ricorre quest’ anno il centenario della nascita di Piero Cappuccilli, per me e per molti altri l’ ultimo grande baritono verdiano, le cui interpretazioni sono tuttora un modello imprescindibile di riferimento per gli appassionati e coloro che vogliono intraprendere lo studio del canto. Rino Alessi, giornalista musicale triestino fine intenditore di voci e mio amico personale da molti anni, ripubblica in questi giorni per la casa editrice Bongiovanni la versione riveduta e ampliata della sua biografia, come contributo alle celebrazioni che lui e altri stanno promuovendo a Trieste per onorare in questa circostanza il loro illustre concittadino. Piero Cappuccilli appartiene senza discussioni al ristretto numero dei cantanti che hanno fatto la storia del teatro lirico nel secondo dopoguerra, in primo luogo per la qualità assolutamente fuori dal comune di una tra le poche voci “grandi” che io abbia sentito nel corso dei miei quasi sessant’ anni di frequentazione dei teatri d’ opera. Di strumenti vocali che potessero essere paragonati al suo per potenza, squillo, densità timbrica, ricchezza di armonici ed espansione io dal vivo ne avrò ascoltati altri cinque o sei al massimo: Del Monaco, Corelli, Birgit Nilsson, Ghena Dimitrova, Elena Obratzsova, tra i baritoni forse solo Gian Giacomo Guelfi che io sentii a fine carriera. Altri nomi non mi vengono in mente. Quella sensazione del suono che “riempiva” il teatro e sembrava arrivarti addosso da tutte le parti io l’ ho provata solo ascoltando i nomi appena menzionati. Dopo di loro, mai più. Ma Piero Cappuccilli non era solo un muscolare preoccupato unicamente di fare sfoggio di voce e questo è dimostrato dalla predilezione provata nei suoi riguardi da direttori come Herbert von Karajan e Claudio Abbado, con i quali perfezionò interpretazioni verdiane ancora oggi considerate esemplari. Del resto, Cappuccilli era considerato anche durante la sua carriera un esempio di autentica voce verdiana, per il timbro e la consistenza dei suoi mezzi vocali e per l’ accento che l’ ascoltatore riconosceva immediatamente come “giusto” nel mettere in rilievo la parola scenica. Tra le sue altre caratterizzazioni di altri personaggi, i miei ricordi più emozionanti sono quelli del suo fiero, appassionato, vocalmente straripante Carlo Gérard nell’ Andrea Chénier che io vidi alla Scala nel 1985 e del suo straordinario, sinistro, demoniaco, dominatore Barnaba in una Gioconda areniana del 1980 con un cast di un livello oggi impensabile formato, oltre che da lui, da Ghena Dimitrova, Maria Luisa Nave, Luciano Pavarotti e Bonaldo Giaiotti.

Come nei suoi precedenti volumi biografici dedicati a Carlo Cossutta e Bonaldo Giaiotti, anche in questo caso Rino Alessi segue il suo schema formato da una descrizione biografica, realizzata in questo caso con il contributo di Patrizia Cappuccilli, la figlia maggiore dell’ artista giuliano, seguita dall’ analisi di cinque tra le più significative delle numerose interpretazioni verdiane del cantante: Francesco Foscari, Macbeth, Rigoletto, Simon Boccanegra e Jago. il libro prosegue con le testimonianze di alcuni tra i cantanti colleghi di Cappuccilli come ad esempio Mara Zampieri e Leo Nucci, musicisti cche hanno lavorato con lui come Guerrino Gruber, per anni direttore musicale di palcoscenico del Teatro Verdi di Trieste, e Leone Magiera, e di altri artisti e appassionati che conoscono la sua voce solo attraverso la vasta discografia analizzata scrupolosamente nella sezione successiva. Con il suo stile di scrittura asciutto, conciso ed essenziale Rino Alessi riesce a unire tutte le tessere del mosaico per tracciare un ritratto vario, articolato e ben documentato di questa grande figura di artista, completato in maniera eccellente da una dettagliata cronologia delle recite teatrali cantate da Cappuccilli nel corso della sua carriera. In complesso, un lavoro di eccellente livello la cui lettura è da consigliare a tutti gli appassionati d’ opera e che rappresenta un giusto omaggio a una voce che non va assolutamente dimenticata. Mi spiace per quelli che non ammettono confronti col passato ma il pubblico teatrale di oggi, sempre disposto a gratuite standing ovations molto spesso rivolte ai mediocri, dovrebbe tenere molto più presente il ricordo e soprattutto l’ esempio di voci come quella di Piero Cappuccilli. Una rinascita del teatro d’ opera è possibile solo a questa condizione. In questo senso, l’ impegno divulgativo di Rino Alessi è sicuramente più che lodevole e io spero che il libro abbia la diffusione che merita.


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