Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks – Simon Rattle Mahler 2

Foto ©BR/Astrid Ackermann

Sir Simon Rattle ha sempre avuto uno stretto legame con la musica di Mahler, della quale è considerato uno fra i migliori interpreti attuali. Nel corso della sua carriera ha eseguito e registrato tutte le Sinfonie (inclusa la Decima nella ricostruzione di Deryck Cooke) con le due orchestre di cui è stato direttore stabile, la City of Birmingham Symphony Orchestra dal 1980 al 1998 e i Berliner Philharmoniker dal 2002 al 2018, dove scelse la Quinta Sinfonia per il suo concerto di esordio e la Sesta per quello di fine mandato. Da quando ha assunto la carica di Chefdirigent della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks nel 2023, sesto nella storia del complesso, il maestro di Liverpool ha iniziato anche a München un nuovo ciclo mahleriano e dopo la Nona, la Settima e la Sesta ha presentato la Sinfonia N°2 in do minore in una serata alla Isarphilharmonie, attesissima e i cui biglietti sono andati esauriti in poche ore con diverse settimane di anticipo. E la serata valeva l’ attesa, anche per me che ho deciso di fare il viaggio sino a München per essere presente, visto che da tempo io sono un convinto ammiratore di Sir Simon Rattle, a mio avviso sicuramente uno tra i più grandi direttori del nostro tempo a dispetto dei brontolii di certi criticonzoli italiani e statunitensi e delle loro ironie da quattro soldi. Per temperamento, formazione culturale e completezza di requisiti tecnici il direttore britannico ha tutte le caratteristiche ideali di interprete mahleriano e, come questa serata ha dimostrato, il suo sodalizio con l’ orchestra bavarese sta producendo esecuzioni assolutamente esemplari delle partiture del compositore boemo.

Foto ©BR/Astrid Ackermann

La Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks è stata addestrata alla musica di Mahler da un’ interprete leggendario come Rafael Kubelik, il cui lavoro è documentato da una registrazione integrale ancor oggi considerata di riferimento. Attraverso l’ opera dei suoi successori, soprattutto Lorin Maazel e Mariss Jansons, e di ospiti illustri assidui come Bernard Haitink e Leonard Bernstein, la formazione monacense ha sviluppato un’ affinità istintiva con questa musica e la suona con straordinaria naturalezza mettendo in mostra tutte le qualità che ne fanno una delle migliori orchestre mondiali. Dal punto di vista tecnico, infatti, l’ esecuzione è stata assolutamente sbalorditiva per la bellezza dei timbri strumentali, la precisione assoluta e la fantastica bravura degli strumentisti nel realizzare un vero e proprio caleidoscopio di sonorità affascinanti come un blocco di puro cristallo finemente lavorato. Sfruttando al meglio tutte le possibilità offertegli da questa formidabile macchina da musica, Simon Rattle ha ripensato completamente la sua concezione della Seconda Sinfonia, che in questa lettura appariva molto più meditata, approfondita e, rispetto alle sue precedenti interpretazioni, carica di una tensione drammatica che non si allentava neanche per un istante in un crescendo espressivo di potenza assoluta.

In questo concerto Simon Rattle ha voluto far precedere la Sinfonia da due brani corali, perfettamentte adatti a stabilire la giusta atmosfera drammatica e splendidamente eseguiti dal Chor des Bayerischen Rundfunks diretto da Peter Dijkstra, che per omogeneità, bellezza di impasti, precisione di attacchi e chiarezza di articolazione si colloca allo stesso altissimo livello dell’ orchestra. il primo era Remember not, Lord, our offences di Henry Purcell, un Anthem per coro a cappella a cinque parti di un livello compositivo da autentico capolavoro per l’ originalità delle soluzioni armoniche e strutturali e per lo stupendo tono di commossa e dolente tragicità che lo pervade e diventò un vero e proprio modello di ispirazione per gli autori inglesi delle generazioni successive. Il secondo era il Nachtlied op. 108 per coro e orchestra di Robert Schumann, su testo di Friedrich Hebbel, un pezzo di grande fascino la cui diffusione non è proporzionale alla grandissima qualità dell’ ispirazione compositiva che il musicista renano dimostra in questa pagina, ricca di raffinatezza e ispirazione come diversi altri lavori dell’ ultima fase creativa schumanniana.

Foto ©BR/Astrid Ackermann

A seguire, l’ attacco della Seconda Sinfonia con il tremolo di tutti gli archi seguiti dalle scale dei violoncelli e contrabbassi per le quali Mahler nelle sue minuziosissime indicazioni in partitura prescrive fff e Wild (selvaggio) con una nota a piè di pagina che indica di eseguirle schnell, in heftigen Ansturm in un tempo più veloce e allargando le pause, stabiliva immediatamente con straordinaria efficacia il clima teso, infuocato che Rattle ha conferito a tutto il primo movimento, con tempi serrati e una perfetta gradazione della tensione drammatica che a tratti si apriva nella disperata cantabilità di certi squarci melodici fino a raggiungere il suo climax nell’ episodio conclusivo dello sviluppo, con ottoni formidabili per squillo, intonazione e purezza di suono e con il rallentando finale, che culmina nell’ esplosione a piena orchestra prima dell’ ingresso dei bassi che riespongono il tema iniziale, fraseggiato con un tono cupo e minaccioso perfetto nella sua straordinaria carica drammatica. La conclusione, con le sue splendenti sonorità in fortissimo e la perfetta cura analitica delle ultime battute, è stata senz’ altro uno dei momenti migliori di questa esecuzione. Eccellente anche il secondo tempo, nel quale i pianissimi morbidi e timbrati degli archi e il respiro melodico ottenuto dalla bacchetta erano davvero qualcosa che non si ascolta tutti i giorni nelle esecuzioni mahleriane. Nello Scherzo, che Rattle ha impostato su sonorità vivide e assai contrastanti, i fiati della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks hanno fornito una prova davvero eccellente in una interpretazione di insieme nella quale io ho trovato estremamente apprezzabile la pungente vivacità ritmica, il tono di rilassato umorismo e l’ estrema cura nelle variazioni sul motivo del Lied Antonius von Padua Fischpredigt su cui tutta la pagina è costruita.

Ma il vero culmine di questa superba interpretazione era costituito dal grandioso blocco sinfonico-corale degli ultimi due movimenti. Il trentaduenne contralto scozzese Beth Taylor, una tra le migliori voci gravi femminili della giovane generazione, si è fatta apprezzare per il tono intenso e di commossa espressività con cui ha cantato il Lied Urlicht, mettendo in mostra tutti i pregi di un timbro scuro, denso e cangiante magnificamente appoggiato sugli splendidi pianissimi del tessuto strumentale. Il Finale è stato affrontato da Simon Rattle con una perfetta progressione drammatica attentamente calcolata e di assoluta coerenza, senza cedere di un millimetro dal punto di vista dell’ intensità espressiva. Le sonorità crescevano gradatamente a partire dal Dies Irae iniziale fino al Wild herausfahrend (Prorompendo selvaggiamente), in fa minore e poi mi bemolle maggiore, che da solo occupa oltre i due quinti dell’ intera Sinfonia, con un tono di accesa drammaticità perfetto nel sottolineare i passi più concitati. Il direttore inglese ha marcato con grande energia la ritmica del corteo sulla melodia del Dies Irae, sempre in maniera incisiva ed efficace nella sua serrata logica d’ insieme, con un magnifico susseguirsi di blocchi sonori affascinanti per il tono di serrato e severo splendore sinfonico. Ottima la resa degli effetti spaziali nella parte conclusiva, con il gioco degli strumenti dietro la scena calcolato da Rattle con grande attenzione fino all’ entrata del coro realizzata in maniera assolutamente ideale dal Chor des Bayerischen Rundfunks con uno stupefacente pianissimo di tono arcano e misterioso. Eccellente il tono di trasognata dolcezza con cui Louise Alder, trentanovenne soprano inglese che per anni è stata una tra le voci di punta dell’ ensemble dell’ Oper Frankfurt, ha intonato le parole Unsterblich Leben wird, der dich rief, dir geben sul morbido e quasi impalpabile pianissimo del coro. Il suo splendido assolo Hast nicht umsonst gelebt, gelitten! e il dialogo successivo con la voce di Beth Taylor, di straordinaria e commovente intensità, preparavano come meglio non si poteva desiderare il crescendo finale in cui Simon Rattle ha graduato stupendamente la progressione sino a raggiungere toni grandiosi e monumentali, riuscendo a ottenere con assoluta perfezione quell’ effetto quasi di graduale apertura sonora tridimensionale che è una tra le caratteristiche più affascinanti delle battute conclusive della Sinfonia in do minore. Più di dieci minuti di applausi da parte di un pubblico entusiasta hanno giustamente premiato un’ esecuzione davvero ammirevole, che a mio giudizio si colloca a buon diritto fra le migliori interpretazioni mahleriane ascoltate negli ultimi anni. Una serata di altissimo livello, che valeva assolutamente il viaggio. Quelli che non hanno potuto intervenire potranno comunque procurarsi il CD che verrà pubblicato nei prossimi mesi come tutte le precedenti esecuzioni mahleriane di Sir Simon Rattle a München.


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