
Foto ©Holger Schneider
È iniziata la seconda edizione della Bachfest, nuovo format inaugurato lo scorso anno dalla Internationale Bachakademie Stuttgart, che costituisce un ampliamento della precedente Bachwoche. Nel cartellone rimangono presenti le masterclasses per giovani musicisti che poi si esibiscono insieme come JSB Ensemble (una sigla che, oltre a richiamare le iniziali di Bach, significa anche Junges Stuttgarter Bach Ensemble) inserite in un programma più vasto e articolato che in questa seconda edizione ha come titolo Weil wir Bach lieben! e prevede due settimane di concerti, conferenze, lezioni e serate a tema con 33 eventi complessivi. La prima edizione ebbe un notevole successo di pubblico, e anche il cartellone di quest’ anno è di grande interesse per la qualità complessiva delle proposte.
La serata di apertura, tenutasi nella Stiftskirche, era dedicata alla musica sacra composta per la corte di Dresden al tempo di Bach, con due composizioni scritte per le cerimonie sacre della corte del Kurfürstentum Sachsen, che all’ epoca faceva parte del Sacro Romano Impero. L’ Hofkapellmeister alla corte del principe elettore August III era Johann David Heinichen, che durante un soggiorno in Italia aveva assimilato lo stile locale grazie ai consigli di compositori come Pollaroli, Antonio Lotti e probabilmente anche Vivaldi. Dopo che il principe fece chiudere la Hofoper a causa di litigi sugli onorari con i cantanti, Heinichen dedicò il resto della sua vita alla musica sacra per le cerimonie cattoliche della corte, in una produzione che comprende dodici Messe, due Requiem e trenta Salmi. La Missa 12 á quattro voci in re maggiore, l’ ultima da lui scritta per la corte di Dresden prima dell’ elezione del principe August a re di Polonia col nome di August II, è una composizione di carattere ricco ed elaborato, dall’ orchestrazione sontuosa e nella quale Heinichen usa tutti i mezzi stilistici derivati dal suo contatto con la musica italiana per un risultato complessivo davvero molto notevole sotto il profilo della raffinatezza e dell’ uso di soluzioni di scrittura assai ardite per l’ epoca.
Senza pausa, la serata continuava con la Missa Dei Filii di Zelenka, formata solo da Kyrie e Gloria secondo il modello della Missa Brevis. Jan Dismas Zelenka, compositore boemo contemporaneo di Bach, dopo aver studiato a Vienna con Johann Joseph Fux e quasi sicuramente con Antonio Lotti e Alessandro Scarlatti durante un lungo soggiorno in Italia, svolse la gran parte della sua attività a Dresden dove arrivò nel 1710 come contrabbassista della Hofkapelle e dopo la morte di Heinichen, avvenuta nel 1729, si candidò senza successo al posto di Hofkapellmeister del principe elettore poi assegnato a Johann Adolph Hasse, il marito del celebre contralto Faustina Bordoni. La sua produzione, quantitativamente non molto cospicua, è stata riscoperta negli ultimi decenni. Nelle sue composizioni sacre scritte per la corte di Dresden, il suo stile di scrittura collega in parte le tecniche di composizione arcaiche (che ebbero in Palestrina il maggior esponente) con i mezzi stilistici più moderni del suo tempo in modo da ottenere creazioni altamente espressive, grazie ad un’ estrema abilità e raffinatezza nell’ uso del contrappunto.
Hans-Cristoph Rademann ha diretto in maniera splendida le due composizioni, a conferma di una statura interpretativa che lo pone senz’ altro tra gli interpreti più qualificati del momento in questo tipo di repertorio. Il direttore sassone ha ottenuto dagli strumentisti e dal coro della Gaechinger Cantorey sonorità raffinate e un fraseggio di impeccabile eleganza. La trasparenza del tessuto strumentale e la chiarezza assoluta dell’ articolazione nelle parti vocali facevano di questa esecuzione un modello di assoluto riferimento per penetrazione espressiva a consapevolezza stilistica. A impreziosire ulteriormente la resa complessiva ha contribuito anche un quartetto solistico formato da voci di ottimo livello. Il soprano italo-cileno Catalina Bertucci, presenza frequente nei concerti della Bachakademie, è una cantante notevole dal punto di vista stilistico, dotata di un bel timbro e in possesso di una tecnica vocale molto ben rifinita. Ottimo il controtenore David Erler, collaboratore di quasi tutti i migliori complessi barocchi della nostra epoca, dalla voce dolce e omogenea in tutti i registri come pochissimi altri esponenti della sua corda e dotato di una notevole tecnica di coloratura. Il giovane tenore islandese Benedikt Kristjánsson ha impressionato per la luminosità di un timbro vocale davvero attraente e supportato da una buona impostazione tecnica. Notevole anche la prova del giovanissimo basso-baritono bavarese Jonas Müller, che ha messo in mostra i pregi di uno strumento vocale interessante per colore e morbidezza, oltre che un fraseggio intenso e concentrato.. Successo entusiastico in una chiesa gremita sino all’ ultimo posto disponibile.
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