Festspielhaus Baden Baden – Andrea Marcon e Chouchane Siranossian

Foto ©Michael Gregonowits

Andrea Marcon è uno tra i musicisti dei quali ho avuto modo di seguire fin dagli inizi la carriera. Ci conosciamo da quando eravamo studenti, e anche a quell’ epoca il talento che dimostrava di possedere mi rendeva sicuro del fatto che sarebbe arrivato alle posizioni di vertice del concertismo internazionale. Erano gli anni in cui la diffusione delle incisioni di Nikolaus Harnoncourt, Gustav Leonhardt, Frans Brüggen, Anner Bylsma aveva portato, per quelli della nostra generazione, alla riscoperta del repertorio rinascimentale e barocco, e i concerti di questi e altri artisti richiamavano regolarmente folle di ascoltatori in gran parte giovani ed entusiasti nell’ accostarsi a un mondo che, grazie ai nuovi criteri esecutivi, appariva di colpo sotto una luce inedita. Essendosi vivamente appassionato a questo tipo di interpretazione e non trovando in Italia una scuola dove apprendere la prassi esecutiva storicamente informata, Andrea Marcon decise di andare a studiare alla Schola Cantorum di Basel, una delle più prestigiose scuole musicali europee, dove fu allievo di Jean Claude Zehnder. Tornato in Italia dopo aver conseguito il primo premio in due dei massimi concorsi organistici europei, quello di Bruges e il “Paul Hofhaimer” di Innsbruck, il musicista trevigiano ha iniziato una carriera che col passare del tempo lo ha portato ad essere uno degli interpreti di riferimento della musica italiana del Seicento e del Settecento, come organista, cembalista e direttore di complessi specializzati. Spicca in particolare il suo lavoro con la Venice Baroque Orchestra, da lui costituita riunendo alcuni fra i migliori strumentisti provenienti dalle scuole musicali venete, documentato da più di 70 incisioni pubbllicate dalla case discografiche più prestigiose come la Deutsche Grammophon, la Archiv, la SONY Classical, la Erato e la Alpha Classics, molte delle quali hanno ottenuto i massimi riconoscimenti della stampa specializzata internazionale come ad esempio il Diapason d’ Or, il Gramophone Classical Music Award, il premio Choc de l’ année della rivista Le Monde de la Musique, il “Premio Internazionale del Disco Vivaldi per la Musica Antica Italiana” della Fondazione Cini di Venezia, il Premio Edison e il Preis der deutschen Schallplattenkritik.

Foto ©Michael Gregorowits

Andrea Marcon è da anni ospite regolare nelle stagioni del Festspielhaus Baden Baden, dove in questi giorni è tornato insieme alla Venice Baroque Orchestra, da lui fondata nel 1997 riunendo alcuni fra i migliori musicisti delle scuole musicale venete, e a Chouchane Siranossian, quarantunenne violinista franco-svizzera di origini armene uscita dalla scuola di Pavel Vernikov e collaboratrice fissa di tutti i migliori complessi storicamente informati della nostra epoca tra cui anche l’ orchestra veneziana con la quale ha registrato due CD di grande successo. Una strumentista tecnicamente agguerritissima e capace di conferire una carica elettrizzante ai passaggi di virtuosismo estremo come quelli del Concerto in re maggiore RV 208 Il Grosso Mogul di Vivaldi col quale è entrata in scena alla fine della prima parte del programma. Un’ esecuzione altamente spettacolare, intensissima, che ha strappato un’ autentica ovazione al pubblico del Festspielhaus, pieno sino all’ ultimo posto per la prima volta dopo la riapertura post-pandemica. All’ inizio della serata, dopo il Concerto Grosso in sol maggiore op. 6 N° 1 di Händel, Andrea Marcon e la Venice Baroque Orchestra hanno eseguito altre due composizioni del repertorio vivaldiano che li ha resi famosi a livello internazionale e nel quale il complesso italiano sotto la direzione di Marcon offre interpretazioni davvero di riferimento per i pregi timbrici di un suono luminoso, accurato nelle dinamiche, vivace e pungente in un fraseggio stilisticamente impeccabile e caratterizzato da uno scrupoloso rispetto delle accentazioni ritmiche, con le sincopi e i ritmi puntati in perfetta evidenza. Un’ ottima dimostrazione pratica del fatto che lo stile storicamente informato non equivale automaticamente ad archi che grattano e sonorità acide ma che si può ottenere un bel suono anche nel rispetto delle antiche prassi esecutive.

Foto ©Michael Gregonowits

Nella seconda parte Andrea Marcon e la sua orchestra hanno proposto uno tra i capisaldi del loro repertorio: le Quattro Stagioni di Vivaldi, i primi quattro brani della raccolta di concerti per violino a archi Il Cimento dell’ Armonia e dell’ Invenzione, Opera Ottava che costituiscono uno dei brani più celebri della letteratura classica mondiale, forse addirittura il più famoso a livello assoluto e del quale la loro registrazione discografica è considerata fra quelle di riferimento. Posso dire di conoscere praticamente a memoria l’ interpretazione di Andrea Marcon e di aver visto nascere le sue origini negli ascolti discografici che facevamo insieme da studenti a casa mia analizzando le prime versioni storicamente informate, ma in questa occasione la sua lettura si è erricchita di nuovi, splendidi particolari grazie alla prestazione solisitca altamente spettacolare di Chouchane Siranossian. La virtuosa franco-svizzera, splendidamente sostenuto dagli strumentisti veneziani guidati in maniera ispiratissima dal musicista trevigiano che dirige realizzando il basso continuo al cembalo, ha confermato pienamente l’ impressione altamente favorevole che mi aveva lasciato dopo averla ascoltata in un concerto a Stuttgart circa tre anni fa e ha tratto dal suo splendido strumento di Giuseppe e Antonio Gagliano un vero e proprio arcobaleno di sonorità tradotte in un fuoco d’ artificio di numeri virtuosistici di altissima scuola per quanto riguarda la varietà di attacco del suono, colpi d’ arco e accenti ritmici. Ho ascoltato i concerti delle Stagioni un’ infinità di volte, dal vivo e in disco, ma in pochissime altre occasioni mi è capitato di trovarmi di fronte a un’ interprete capace di rendere questa musica con una tale forza espressiva, aderenza stilistica e un carisma evocativo capace di farci immaginare la forza magnetica che Vivaldi stesso, secondo le testimonianze d’ epoca, sfoderava quando suonava questa musica a Venezia insieme alle sue allieve, nel Pio Ospedale della Pietà. Successo entusiastico e due fuori programma: una pirotecnica dimostrazione di virtuosismo acrobatico da parte della Siranossian nel Capriccio prova dell’ intonazione dalla Sonata op. 6 N°12 di Pietro Locatelli e un brano da un Concerto di Tartini, che ha concluso splendidamente una bellissima serata di musica.


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