Marco Gaudino – Le neuroscienze nella performance dal vivo

Ricevo e pubblico queste considerazioni inviatemi da Marco Gaudinosugli aspetti neurologici dell’ esecuzione musicale dal vivo.

Quando il cervello “suona insieme”: le neuroscienze della performance dal vivo

di Marco Gaudino

La relazione tra musicista e pubblico durante un’esecuzione dal vivo non è soltanto artistica o emotiva: recenti ricerche neuroscientifiche suggeriscono che il cervello dei musicisti e quello degli ascoltatori possono sincronizzarsi, mostrando fenomeni misurabili di comunicazione neurale in tempo reale.

Sincronizzazione cerebrale durante performance live

Diversi studi hanno documentato che le onde cerebrali delle persone presenti a uno spettacolo dal vivo tendono a sincronizzarsi, ovvero ad assumere pattern simili nello stesso momento. In queste ricerche, i partecipanti indossano dispositivi come EEG portatili che registrano l’ attività elettrica del cervello durante l’ ascolto di musica o performance artistiche.
Un esempio evidenziato recentemente riguarda le esibizioni dal vivo di arte performativa (come la danza), in cui il cervello dei membri del pubblico ha mostrato sincronizzazione nel range di frequenze denominato “delta”, associato all’ attenzione condivisa e alla processing sociale. Questo fenomeno era molto più forte quando la performance era dal vivo e in presenza, rispetto alla visione registrata da sola o in un altro contesto.

Analogamente, in contesti musicali dal vivo è stato osservato che l’attività cerebrale dei concerti dal vivo si allinea maggiormente tra i membri del pubblico, rispetto alla musica registrata; la sincronizzazione è spesso più forte quando si percepiscono ritmi o battiti condivisi dal gruppo.

Interazioni neurali tra musicisti

Non solo pubblico: studi su gruppi di musicisti che suonano insieme mostrano che anche i loro cervelli si sincronizzano durante l’ improvvisazione. In performance live di jazz, per esempio, l’ analisi delle onde cerebrali dei musicisti ha evidenziato un aumento di sincronizzazione nelle frequenze beta e gamma (associate a coordinazione e intenzione condivisa) nei momenti in cui i musicisti suonano insieme in modo coeso e coordinato. Tali risultati suggeriscono che, durante performance dinamiche e improvvisate, esiste un effetto di comunicazione neurale diretta tra musicisti, e che questo si rispecchia anche nei pattern elettromagnetici registrati sul cuoio capelluto.

Musicista–ascoltatore: una comunicazione a due vie?

Alcune ricerche di neuroimaging mostrano che l’attività cerebrale del musicista e dell’ ascoltatore tende a correlarsi soprattutto nelle aree implicate nell’ elaborazione della musica, nelle aspettative e nell’ empatia. Uno studio classico ha confrontato le misure di attività cerebrale mentre un violinista suonava e mentre un ascoltatore ascoltava la registrazione: i due cervelli mostravano sincronia significativa, soprattutto nelle aree che regolano la comprensione delle intenzioni musicali e delle strutture sonore. Questo tipo di “sincronizzazione interbrain” rimane ancora un campo di studio complesso: non si tratta di un trasferimento di informazioni come tra dispositivi elettronici, ma di comportamenti neurali che si allineano in risposta allo stesso stimolo sonoro e alla condivisione dell’esperienza. La comunicazione avviene tramite segnali bioelettrici prodotti dai neuroni (onde cerebrali) che, pur non essendo campi elettromagnetici esterni forti, rappresentano un segnale misurabile di coinvolgimento ed elaborazione condivisa.

Perché la musica live “funziona” così bene?

Le performance dal vivo sembrano innescare risposte più forti ed omogenee nel cervello dei partecipanti rispetto a quelle registrate. Questo fenomeno ha implicazioni sia cognitive che sociali: l ’esperienza condivisa aumenta la sincronizzazione delle onde cerebrali, in particolare in condizioni di attenzione e contatto diretto con il performer. La musica dal vivo stimola reti emozionali più attive, comprese quelle legate all’ elaborazione emotiva e all interazione sociale, rispetto alla musica registrata. I musicisti stessi, nei contesti collaborativi, mostrano una sincronizzazione neurale riflettente la loro coordinazione e intenzione musicale collettiva.

Le ricerche attuali sulla comunicazione neurale durante performance dal vivo non parlano di una forma di “telepatia” o di scambio di informazioni tramite campi elettromagnetici esterni, ma di sincronizzazione reale tra attività cerebrale di individui in relazione a un’ esperienza condivisa. Questa sincronizzazione si osserva sia tra gli ascoltatori tra loro sia (in misura variabile) tra musicista e pubblico, ed è tanto più forte quanto più l’ esperienza è dal vivo, coinvolgente e sociale.

In futuro, studi sempre più sofisticati (con tecnologie come EEG, fNIRS, fMRI e altre hyperscanning multimodali) potrebbero chiarire meglio i meccanismi di questo allineamento neurale in contesti musicali e performativi.

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