
Foto ©Oliver Röckle
A Stuttgart e in molte altre città tedesche vige la tradizione di concludere il periodo delle ferie natalizie con il Dreikönigskonzert la sera del 6 gennaio, la festa dell’ Epifania che in Germania si chiama Heilige Drei Könige ossia la festa dei Tre Re Santi. Da sempre il Dreikönigskonzert a Stuttgart è affidato alla Stuttgarter Kammerorchester e costituisce un appuntamento immancabile e seguitissimo dal pubblico di questa zona. Anche quest’ anno infatti la serata alla Liederhalle, organizzata dalla Kulturgemeinschaft Stuttgart, ha fatto registrare il tutto esaurito con diverse settimane di anticipo, sicuramente anche grazie alla presenza di una star del concertismo internazionale come Pierre-Laurent Aimard, sessantottenne pianista lionese allievo di Yvonne Loriod, oggi considerato una vera e propria autorità nel campo della musica contemporanea come appartenente alla formazione originaria dell’ Ensemble InterContemporain e per le sue celebri interpretazioni di autori come Boulez, Messiaen, Stockhausen, Ligeti e Tristan Mourail, molti dei quali da lui presentati in prima esecuzione assoluta. Oltre al repertorio degli autori del nostro tempo, Aimard è anche apprezzatissimo interprete degli autori del classicismo viennese, come documentato dalle sue famose incisioni dei Concerti di Beethoven insieme a Nikolaus Harnoncourt e dall’ integrale dei Concerti per piano di Mozart eseguita nel 2006 insieme alla Chamber Orchestra of Europe per le celebrazioni del 250° anniversario della nascita del compositore. Oltre a questo, dal 2009 Aimard ha assunto la direzione artistica del celebre Aldeburgh Festival of Music and the Arts, fondato nel 1948 da Benjamin Britten. Un pianista per intenditori, le cui scelte artistiche sono sempre caratterizzate da grande intelligenza e coerenza di idee.

Foto ©Oliver Röckle
Per la sua seconda esibizione insieme alla Stuttgarter Kammerorchester, diretta in questa serata da Thomas Zehetmair che dal 2019 è Chefdirigent del complesso, il pianista lionese ha scelto il Concerto in do minore K.491 di Mozart, quartultimo dei ventisette scritti dal compositore salisburghese per questa combinazione strumentale, completato il 24 marzo 1786 e presentato al pubblico pochi giorni dopo, il 3 aprile. Ma non è soltanto la sua datazione a collocare al culmine della produzione mozartiana questo lavoro la cui eccezionalità si rivela subito nell’ ampio organico orchestrale in cui Mozart impiegò qui per la prima volta sia gli oboi che i clarinetti, e nel modo minore che prima di allora il compositore aveva utilizzato solo per il Concerto K. 466. L’ esecuzione è stata davvero degna della fama di Aimard come interprete del classicismo viennese. Il Concerto in do minore è una di quelle pagine in cui bisogna anche far intendere la tensione drammatica che pulsa in continuazione sotto l’ eleganza formale delle linee melodiche e da questo punto di vista la prova di Pierre-Laurent Aimard è stata davvero eccezionale per lo stile inappuntabile e la profondità espressiva di un fraseggio affascinante nella sua ricchezza di sfumature, soprattutto nel movimento lento e nelle Variazioni dell’ Allegretto conclusivo. Scioltissimo ed elegantissimo nel fraseggio, il Mozart del pianista francese si caratterizza per la raffinatezza di un tocco attento a sottolineare ogni minima sfumatura. La perfetta tornitura delle linee melodiche, realizzata tramite un legato di alta classe e un controllo millimetrico delle sfumature dinamiche, era la caratteristica peculiare di un’ interpretazione che può essere sicuramente definita di riferimento assoluto per la sua squisita eleganza. Una lettura di classe interpretativa assoluta, perfettamente in sintonia con il suono morbido, compatto e ricco di armonici della Stuttgarter Kammerorchester, guidata da Zehetmair che nella realizzazione della parte strumentale ha evidenziato un bellissimo scambio di idee espressive con il solista.

Foto ©SKO/Oliver Röckle
Anche il resto della serata era dedicato a brani mozartiani, con due Sinfonie nelle quali Thomas Zehetmair, che oltre ad essere un violinista di rango internazionale è anche un direttore affidabilissimo dal punto di vista tecnico, ha messo in mostra tutta la sua statura elevata di interprete del classicismo viennese. Nella Sinfonia in re maggiore K. 297 Pariser che apriva la serata, perfetta è apparsa la resa del contrasto fra il carettere dei due temi nel movimento iniziale, della squisita eleganza melodica dell’ Andantino in 6/8 e degli intrecci contrappuntistici nel Finale, una sorta di moto perpetuo brillantissimo, aperto da quel brusco scarto dinamico (da piano a forte) che sollevò gli applausi del pubblico alla sua prima esecuzione. Davvero di prim’ ordine era anche la lettura della Sinfonia in do maggiore K. 425 Linz. Un’ esecuzione fresca, brillante, perfettamente rispettosa del carattere di omaggio al mondo haydniano che costituisce la cifra stilistica peculiare di questa partitura. Zehetmair ha diretto con grande eleganza e una magnifica vivacità ritmica culminata nella trascinante esecuzione del vorticoso Finale e la Stuttgarter Kammerorchester ha messo in mostra tutti i pregi della sua paletta timbrica, con un suono davvero splendido per compattezza e omogeneità d’ insieme. Come fuori programma, l’ esecuzione del secondo tempo originale della Sinfonia K. 297, un Andante in 3/4 che Mozart dopo la prima esecuzione sostituì con quello attualmente in uso, ha siglato come meglio non si peteva desiderare una serata artisticamente di livello davvero elevato, lungamente applaudita dal pubblico della Liederhalle. Il nuovo anno musicale qui a Stuttgart è iniziato davvero sotto i migliori auspici.
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