
Foto ©SWR/Hans Fahr
Per il quarto concerto della stagione in abbonamento alla Liederhalle, la SWR Symphonieorchester ha ideato un bel programma di autori slavi sotto la direzione di Juraj Valčuha, quarantanovenne musicista slovacco nativo di Bratislava, attuale Music Director della Houston Symphony Orchestra, che ha lavorato con tutte le maggiori orchestre mondiali ed è ben conosciuto anche dal pubblico italiano per i suoi incarichi stabili svolti con l’ Orchestra Nazionale della RAI e il Teatro di San Carlo a Napoli. Ho ascoltato Juraj Valčuha in tutti i concerti che ha diretto in questa zona e la mia impressione è sempre stata quella di trovarmi di fronte a un musicista solido e sicuro tecnicamente, con un gesto chiaro ed efficace nel trasmettere all’ orchestra le sue indicazioni, oltre che dotato di una personalità interpretativa spiccata e spesso interessante nella scelta delle intenzioni. Solista per questo concerto era Christian Tetzlaff, un artista molto amato dal pubblico di questa zona. Il cinquantanovenne violinista nativo di Hamburg è da più di un ventennio uno fra gli esponenti più prestigiosi del panorama concertistico internazionale. Allievo di Uwe-Martin Haiberg alla Musikhochschule Lübeck e successivamente perfezionatosi con Walter Levin alla University of Cincinnati College-Conservatory of Music, esibitosi con tutte le più grandi orchestre sinfoniche internazionali e in tutte le sale da concerto più illustri del mondo, Tetzlaff è senza dubbio uno strumentista di classe superiore per l’ altissimo livello della preparazione tecnica e la personalità interpretativa da vero solista di alto rango.
Per questa sua esibizione insieme alla SWR Symphonieorchester, il virtuoso anseatico ha scelto di eseguire la Fantasia in sol minore op. 24 di Josef Suk, (1874 – 1935) compositore e violinista ceco allievo e genero di Antonín Dvořák, avendone sposato la figlia maggiore Otilie, e fondatore del leggendario Bohemian Quartett, uno tra i complessi da camera più illustri del primo Novecento. Nei primi anni del ventesimo secolo Josef Suk faceva parte, insieme a Viteszlav Novák, delle tendenze compositive più moderne nel panorama musicale del suo paese e la sua musica si distingue per l’ audacia armonica e polifonica, la stupenda tecnica di strumentazione e l’ espressività febbrile che la caratterizzano. Christian Tetzlaff ha suonato la parte solistica con una carica virtuosistica eccezionale e un fraseggio di grande autorità. Il violinista amburghese ha risolto tutti i passaggi virtuosistici più impegnativi con assoluta souplesse e un’ eleganza di fraseggio affascinante, mettendo in mostra una ricchezza dinamica e una condotta dell’ arco davvero da solista di classe superiore, perfettamente messa in risalto dalla direzione ispiratissima di Valčuha. Una prestazione di altissimo livello, a cui il pubblico della Liederhalle ha tributato un’ ovazione trionfale.

Foto ©SWR/Hans Fahr
La serata era stata introdotta dall’ Ouverture Othello op. 93 di Dvořák, terzo brano di una specie di trilogia sinfonica composta. dal musicista boemo tra il 1891 e il 1892. Come la critica contemporanea sottolineò dopo le prime esecuzioni, in questo trittico il compositore utilizza una serie di effetti orchestrali che stilisticamente dimostrano influssi presi dalla scrittura di Liszt e Wagner. Un esempio tipico lo si trova poco prima dello sviluppo, quando l’orchestra suona un’ insolita progressione armonica che corrisponde inequivocabilmente agli Schlafakkorde nella scena finale di Die Walküre. L’ esecuzione, guidata da Juraj Valčuha in maniera ricca di slancio e carica espressiva, sottolineava molto bene le melodie appassionate e il clima di cupa espressività che formano la struttura di un brano sicuramente ricco di fascino per la freschezza e la spontaneità dell’ ispirazione.
Nella seconda parte del programma abbiamo ascoltato la Sesta Sinfonia di Tschaikowsky, la celebre Patetica secondo il nome attribuitole dal fratello del compositore. Come musicista di origini slave, Juraj Valčuha ha sicuramente un’ affinità istintiva anche con la musica di Tschaikowsky e affrontando questa celebre partitura ne ha dato un’ interpretazione intensa ma assolutamente priva di eccessi retorici, coinvolgente al massimo nei suoi toni di asciutta e drammatica intensità. La visione interpretativa del maestro slovacco si richiama senza alcun dubbio alla tradizione della grande scuola direttoriale russa. La sua Patetica non suonava mai esagerata nei toni ma intensa e assolutamente priva di eccessi retorici, coinvolgente al massimo nei suoi toni di asciutta e drammatica intensità. Quella che abbiamo ascoltato era senza dubbio una lettura molto approfondita e di grande coerenza, soprattutto nella raffinatezza delle scansioni ritmiche ottenuta nel secondo movimento e nel tono intenso e drammatico conferito dal direttore di Bratislava all’ Adagio finale, in cui la sezione archi della SWR Symphonieorchester ha offerto una prestazione davvero decisamente di tutto riguardo, per compattezza di legato e precisione di cavata sino alla bellissima realizzazione delle battute finali in cui la musica si spegneva in tono attonito e doloroso. Un’ esecuzione davvero pregevole, che il pubblico della Liederhalle ha applaudito a lungo.
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