Festspielhaus Baden-Baden – Tonhalle-Orchester Zürich

Foto ©Michael Gregonowits

A conclusione del programma di novembre, il Festspielhaus Baden-Baden ha ospitato due serate mahleriane con Paavo Jarvi e la Tonhalle-Orchester Zürich, tappe di una breve tournée europea in cui il sessantaduenne direttore estone e il complesso di cui è Chefdirigent stanno portando avanti il progetto di un’ integrale delle Sinfonie di Mahler che sarà anche registrata su disco. Ho molta stima di Paavo Jarvi, direttore fra i più apprezzati della nostra epoca, figlio di una leggenda del podio come Neeme Jarvi e da anni regolarmente invitato come ospite da tutte le più grandi orchestre mondiali oltre ad aver ricoperto incarichi stabili alla Cincinnati Symphony Orchestra, alla Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, all’ Orchestre de Paris, alla NHK Symphony Orchestra di Tokyo e alla hr-Sinfonieorchester di Frankfurt prima di diventare, sei anni fa, l’ undicesimo direttore stabile dell’ orchestra zurighese, con risultati artistici documentati da una copiosa produzione discografica insignita di numerosi premi, tra cui un Grammy Award e un ECHO-Klassik. In tutti i miei ascolti dal vivo, ho sempre apprezzato l’ equilibrio e la finezza delle interpretazioni di Paavo Jarvi, caratterizzate da uno stile sobrio, asciutto e antiretorico che si traduce sempre in letture di grande finezza, soprattutto nel grande repertorio sinfonico tedesco. Ero quindi curioso di ascoltare la sua concezione del mondo musicale di Mahler, dopo averlo ascoltato in esecuzioni davvero pregevoli di Bruckner e Brahms e sono andato ad assistere al secondo dei suoi concerti a Baden-Baden, in cui era in programma la Sinfonia N° 2 in do minore, la cosiddetta Auferstehungssymphonie.

Foto ©Michael Gregonowits

Dal punto di vista tecnico, la serata permetteva di apprezzare tutte le qualità della Tonhalle-Orchester Zürich, una tra le più antiche orchestre svizzere che nel corso dei suoi 157 anni di attività ha raggiunto un livello internazionale grazie al lavoro con direttori stabili come Hans Rosbaud, Rudolf Kempe, Gerd Albrecht, Christoph Eschenbach, David Zinman e che possiede tutte le qualità di una formazione sinfonica di rango internazionale: il suono è sempre compatto e di timbro pregevole, con una sezione archi davvero ottima per precisione di cavata e qualità timbrica, legni di timbro morbido e cangiante ed ottoni precisissimi per intonazione, proiezione e squillo. Per quanto riguarda l’ aspetto interpretativo, anche in Mahler lo stile esecutivo di Paavo Jarvi si basa su un serrato, severo splendore sinfonico che si traduce in sonorità a tratti davvero sontuose, forse non drammatiche quanto dovrebbero essere nel primo tempo della Sinfonia in do minore dove Mahler nelle sue minuziosissime indicazioni dinamiche usa spesso la parola wild. Direi che tra i modelli interpretativi mahleriani presi ad esempio dal maestro estone c’ è sicuramente Bruno Walter, per l’ approccio antiretorico volto a evitare gli eccessi di enfasi e le cadute di gusto. Il primo tempo è stato affrontato dal direttore estone in maniera più lirica che tragica, con la disperata cantabilità di certi squarci melodici che prevaleva sulla concitazione drammatica. Bellissimo il secondo movimento per eleganza e sottigliezza nell’ uso dei tempi rubati. Anche nello Scherzo l’ idea di base era quella di sottolineare particolarmente il tono amaramente melanconico, soprattutto nel Trio, rispetto alla sarcasticità grottesca, sinistra di altre interpretazioni.

Nel grandioso blocco sinfonico-corale conclusivo si sono ascoltate probabilmente le cose migliori di questa esecuzione. Il mezzosoprano Anna Lucia Richter, una tra le giovani voci tedesche più pregevoli e artista di grande sensibilità, si è fatta apprezzare per il tono intenso e di commossa espressività con cui ha cantato il Lied Urlicht, magnificamente appoggiata su un soffice e iridescente tessuto strumentale. Il Finale è stato affrontato da Paavo Jarvi con una molto ben calcolata intensificazione progressiva dell’ atmosfera drammatica. Le sonorità crescevano gradatamente a partire dal Dies Irae iniziale fino al Wild herausfahrend (Prorompendo selvaggiamente), in fa minore e poi mi bemolle maggiore, che da solo occupa oltre i due quinti dell’ intera Sinfonia, restando però sempre lievemente trattenute anche nei passi più concitati. Ottima la resa degli effetti spaziali nella parte conclusiva, con il gioco degli strumenti dietro la scena calcolato molto attentamente da Jarvi fino all’ entrata del coro, perfettamente realizzata dall’ ottima Zürcher Sing-Akademie con un pianissimo quasi impalpabile. Eccellente il tono di trasognata dolcezza con cui il soprano norvegese Mari Eriksmoen ha intonato le parole Unsterblich Leben wird, der dich rief, dir geben sul pianissimo del coro. Il suo splendido assolo Hast nicht umsonst gelebt, gelitten! e il dialogo successivo, intenso e passionale negli accenti, con la voce di Anna Lucia Richter conducevano a un crescendo finale in cui Paavo Jarvi ha graduato perfettamente la progressione, riuscendo a ottenere molto bene quell’ effetto quasi di graduale apertura sonora tridimensionale che è una tra le caratteristiche più affascinanti delle battute conclusive della Sinfonia. Nel complesso, una interpretazione notevole per coerenza e lucidità di visione, sicuramente interessante e molto originale, salutata da lunghi applausi da parte del pubblico del Festspielhaus.


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