Staatsorchester Stuttgart 2025/26 – 2. Sinfoniekonzert

Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

Cornelius Meister ha iniziato gli impegni della sua ultima stagione da Generalmusikdirektor della Staatsoper Stuttgart con il secondo concerto della stagione sinfonica in abbonamento alla Liederhalle. Il programma si apriva e chiudeva con due poemi sinfonici scritti a 25 anni da Richard Strauss, autore del quale il maestro di Hannover è interprete ragguardevole, come abbiamo avuto modo di apprezzare qui a Stuttgart con le sue pregevoli esecuzioni di Ein Heldenleben e di titoli operistici come Ariadne auf Naxos, Der Rosenkavalier ed Elektra. Il concerto iniziava con una bella esecuzione del Don Juan, molto ben resa da Meister in una lettura ricca di slancio e passionalità con una perfetta resa del fraseggio cantabile in tutte le aperture melodiche e una eccellente sottolineatura dell’ invenzione tematica straordinariamente fertile, unita alle arditezze di un’ armonia tipicamente post wagneriana e affidata a un ordito strumentale smagliante e di eccezionale ricchezza. Seguiva poi un brano scritto da Ivan Danko, quarantaseienne strumentista che dal 2001 ricopre il ruolo di primo oboe della Staatsorchester Stuttgart e oltre a questa attività si dedica con successo anche alla composizione. Il pezzo che abbiamo ascoltato era Der Process, ispirato all’ omonimo romanzo di Franz Kafka ed eseguito per la prima volta lo scorso anno a Praga durante le celebrazioni per il centenario della scomparsa del grande scrittore. Per creare un’ atmosfera sonora che corrispondesse al clima di grottesca allucinazione del romanzo, Ivan Danko ha scelto un bizzarro organico strumentale composto da oboe, tuba wagneriana e cembalo più un’ orchestra d’ archi. Il pezzo era semza dubbio molto interessante per la raffinatezza della struttura e la spettacolarità dei passi virtuosistici affidati ai solisit, realizzati in maniera perfetta dallo stesso Ivan Danko all’ oboe, da Alan Hamilton al cembalo e da Philip Römer alla tuba.

Foto ©Staatsorchester Stuttgart/FB

La seconda parte iniziava con l’ Adagio e Fuga in do minore K. 546 di Mozart, molto ben reso dalla lettura di Meister, rigorosa e lucida nell’ analisi delle strutture contrappuntistiche. Concludeva il programma il poema sinfonico Tod und Verklärung op. 24 di Richard Strauss del quale Cornelius Meister ha offerto un’ esecuzione elegantissima, perfetta per ampiezza di respiro sinfonico e ricchezza di atmosfere. Da sottolineare qui l’ ottima prova degli archi della Staatsorchester, davvero ideali per compattezza, ricchezza di armonici, precisione di legato e cantabilità. Ma tutta l’ orchestra ha offerto una delle migliori prestazioni che si siano ascoltate in questi ultimi tempi, veramente notevole per splendore sinfonico e per la ricercatezza delle sfumature ottenute dalla bacchetta. Come ho scritto in altre occasioni, è sempre un grande piacere ascoltare questo repertorio dalle orchestre tedesche, le quali riescono sempre a trovare il tono espressivo adatto con la naturalezza di chi lo possiede e padroneggia come una lingua madre. In questo caso, la Staatsorchester Stuttgart esegue la musica di Strauss, che ebbe stretti rapporti con il complesso anche nella sua attività di direttore d’ orchestra, con grande classe ed espressività unite alla perfetta padronanza tecnica derivata da anni di consuetudine con questi brani. Cornelius Meister è riuscito a sfruttare al meglio le possibilità espressive offertegli dal suo complesso per una lettura calda, emotivamente avvincente e perfetta nell’ evidenziazione delle grandi architetture sinfoniche fino alla struggente linea di canto conferita al motivo della conclusione, che sarà citato da Strauss anche alla fine della sua vita artistica in Im Abendrot, il quarto dei Vier Letzte Lieder. Grande successo finale, con prolungati applausi per l’ orchestra e il direttore.


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