Festspielhaus Baden-Baden – La Cenerentola

Foto ©Michael Bode

Da qualche anno il cartellone del Festspielhaus Baden-Baden propone durante il mese di novembre gli Herbstfestspiele con la presenza fissa del Balthasar-Neumann-Ensemble, complesso vocale e strumentale specializzato in esecuzioni storicamente informate fondato nel 1991 a Freiburg da Thomas Hengelbrock. La rassegna comprende sempre una produzione operistica, che quest’ anno era La Cenerentola di Rossini in un’ esecuzione di tipo semistage. Non sono un ammiratore di tutto quello che fa il sessantanovenne Hengelbrock, direttore nativo del Niedersachsen che oltre al suo lavoro con il Balthasar-Neumann-Ensemble ha ricoperto incarichi stabili alla Deutsche Kammerphilharmonie Bremen, alla NDR Elbphilharmonieorchester e alla Freiburger Barockorchester oltre ad aver lavorato anche ai Bayreuther Festspiele e in diversi grandi teatri europei, ma devo dire che il suo primo approccio a una partitura rossiniana è stato estremamente convincente. La sua direzione è stata frizzante, mossa e vivace, molto attenta agli equilibri d’ insieme e caratterizzata da una bella carica teatrale, con i pezzi d’ insieme coordinati in maniera lucida e attenta e un suono orchestrale limpido e ricco di sfumature, realizzato assai bene dalla Balthasar-Neumann-Orchester. Gli accompagnamenti alle arie sono risultati precisi e molto equilibrati nel respiro, senza che le voci si trovassero mai in difficoltà. In sintesi, Hengelbrock ha dimostrato di trovarsi perfettamente a suo agio in questo repertorio e da quello che ho ascoltato potrebbe offrirci cose davvero interessanti se decidesse di affrontare altre partiture del belcanto italiano.

Foto ©Michael Bode

Anche la parte visiva dello spettacolo ideata da Vincent Huguet contribuiva in maniera efficace a creare un’ atmosfera divertente, ricca di freschezza e perfettamente rispettosa del racconto scenico originale. Pochi elementi scenici spostati a vista costituivano la cornice d’ insieme che valorizzava assai bene i costumi assai attraenti, soprattutto quelli della protagonista. Il risultato era un ottimo esempio di teatro fatto con cura e grande intelligenza, senza sovrapporre significati estranei alla drammaturgia originale, basato su idee chiare ed efficaci tradotte in pratica in modo eccellente da un cast che ha offerto una prova omogenea e di ottimo livello complessivo, mettendo in mostra anche un gusto esemplare nell’ evitare quelle esagerazioni di lazzi e frizzi buffoneschi che nel gergo teatrale si chiamano caccole, da cui troppo spesso sono afflitte le esecuzioni del Rossini comico.

Foto ©Michael Bode

Nella compagnia, interamente formata da giovani cantanti, spiccavano innanzi tutto tre voci gravi davvero pregevoli. Il basso georgiano Misha Kiria ha offerto un ottimo esempio di teatralità consumata e di gestione intelligente della voce, fraseggiando con uno spirito e un’ arguzia a tratti davvero irresistibili. Ne risultava un Don Magnifico giustamente borioso e magniloquente ma del tutto privo di volgarità, vero mattatore per la presenza scenica e il virtuosismo vocale nei sillabati. Il baritono californiano Edward Nelson, allievo del Merola Opera Program alla San Francisco Opera, ha raffigurato un Dandini spigliato e vicace mettendo in mostra una voce di buon timbro emessa con sufficiente sicurezza e una più che discreta eleganza nelle fioriture. Davvero pregevole l’ Alidoro del trentunenne basso pugliese Adolfo Corrado, una tra le giovani voci italiane più promettenti del momento, dotato di una voce assolutamente notevole per qualità e quantità, messa in rilievo da una tecnica già molto completa e da un senso dello stile assolutamente impeccabile che gli ha permesso un’ esecuzione praticamente perfetta della sua difficile aria. Graziose e divertenti, oltre che vocalmente molto sicure, erano anche il soprano italiano Alice Rossi e il mezzosoprano polacco Justyna Rapacz Ołów nei ruoli delle due sorellastre.

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Per quanto riguarda la coppia di innamorati, il trentaquattrenne tenore sudafricano Levy Segkapane, che impersonava Don Ramiro, ha una voce di colore non molto attraente e afflitta a tratti da uno sgradevole vibrato stretto ma di notevole estensione, con SI naturali e DO raggiunti con discreta sicurezza nell’ aria “Sì ritrovarla io giuro!” e nel sestetto prima della scena finale. Il mezzosoprano Maria Kataeva, membro dell’ ensemble della Deutsche Oper am Rhein, ha delineato un ritratto scenico e vocale assolutamente notevole della protagonista grazie a una voce timbrata, di bel colore e omogenea in tutta la gamma, dotata di buona proiezione, capacità di espansione e sicurezza nei fondamentali. Vivace e spigliata scenicamente, languida nei momenti patetici, incisiva nelle agilità, la cantante russa ha interpretato una Cenerentola assolutamente squisita, incantevole per eleganza e virtuosismo. Nel complesso, un cast rossiniano di quelli che non si ascoltano tutti i giorni e uno spettacolo capace di divertire e affascinare il pubblico del Festspielhaus, che alla fine ha applaudito a lungo e calorosamente tutti i protagonisti di una serata che valeva il viaggio.


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