
Foto ©Astrid Ackermann
Sir Simon Rattle ha inaugurato la sua terza stagione da Chefdirigent della Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks con una esecuzione concertante del Wozzeck di Alban Berg. Io non ho mai fatto mistero della mia profonda ammirazione per quello che considero uno tra i migliori direttori della nostra epoca, stimato come pochi dalle orchestre per la cordialità e collegialità del suo modo di lavorare e che con i musicisti monacensi ha stabilito da anni una profonda intesa artistica e umana che li ha portati a richiedere espressamente la sua nomina a successore del defunto Mariss Jansons. “Un direttore che per noi è perfetto: pieno di energia, pieno di passione, pieno di idee e garanzia di sale piene e di un pubblico entusiasta”, come disse lo scorso gennaio la Dottoressa Katja Wildermurh, Intendantin del Bayerische Rundfunk, in una dichiarazione pubblica per onorare il settantesimo compleanno del Maestro, che proprio quel giorno aveva ricevuto l’ Ernst von Siemens Musikpreis, considerato come il Premio Nobel per la musica.

Dopo aver ascoltato negli anni passati le sue stupende interpretazioni di Das Rheingold, Die Walküre, Siegfried e Idomeneo con la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks seguite sei mesi fa dai Gurrelieder di Schönberg eseguiti nella serata celebrativa del settantacinquesimo anniversario della fondazione dell’ orchestra, non ho assolutamente voluto perdermi l’ approccio di Simon Rattle con il capolavoro di Alban Berg, un’ autentica pietra miliare nella storia della musica del Novecento per la sapienza compositiva e la perfezione strutturale di una partitura che conferisce una carica emotiva lancinante a un testo le cui problematiche psicologiche e sociali sono ancora oggi di straordinaria, inquietante attualità. Alle prese con una materia così incandescente il direttore di Liverpool, attento a ricavare il massimo di un’ orchestra al massimo della forma e che ha ancora una volta dimostrato di non temere il confronto con le migliori formazioni sinfoniche mondiali, ha dato una lettura intensissima e di grande impatto drammatico della partitura di Berg basata su tinte orchestrali piene, luminose e cangianti in una raffinatissima ricerca delle sfumature dinamiche, decisa sottolineatura delle lacerazioni armoniche squassanti che punteggiano il tessuto compositivo e una ritmica curata con grande attenzione ai dettagli. Un suono di compattezza impeccabile e una lucidissima analisi delle complesse strutture musicali erano le caratteristiche migliori dell’ interpretazione del musicista inglese naturalizzato tedesco, unite a un senso del racconto teatrale infallibile nel tenere sempre teso il tono della narrazione scenica. Poche volte i valzer della festa sono stati resi così efficacemente nel loro carattere di disperata parodia, e raramente abbiamo ascoltato un finale tanto lacerante per l’ intensità drammatica che toccava il suo culmine con la squassante, lacerante esecuzione dell’ interludio sinfonico dopo la morte del protagonista e una resa così struggente della scena finale, con quella musica che gira quasi in folle, a vuoto. Un’ interpretazione di altissimo livello, degna di essere accostata a quelle storiche di Dimitri Mitropoulos, Karl Böhm, Pierre Boulez, Claudio Abbado, Carlos Kleiber e Giuseppe Sinopoli che sono state indubbiamente quelle di vertice nella storia esecutiva del Wozzeck.

Foto ©Astrid Ackermann
L’ alta qualità dell’ esecuzione era degnamente completata da una compagnia di canto assolutamente impeccabile, dominata dalla straordinaria caratterizzazione che Christian Gerhaher ha tratteggiato del protagonista. Il cinquantaseienne baritono monacense, forse il più completo liederista della nostra epoca, ha tracciato un ritratto del protagonista assolutamente degno di confrontarsi con quella leggendaria di Dietrich Fischer-Dieskau per la capacità di trarre dal suo strumento vocale una vastissima gamma di sfumature dinamiche e di utilizzarle per conferire uno splendido rilievo al fraseggio, anche grazie a una pronuncia tedesca di impeccabile eleganza e raffinatezza, senza la minima traccia di enfasi. Tutte qualità che il cantante nativo di Straubing mette al servizio di un carisma e di una comunicativa davvero da interprete di categoria superiore. Il fraseggio scavato e tormentato, la perfetta resa dei momenti di straziamento e allucinazione, la commozione intensa conferita alla scena finale rendevano l’ interpretazione di Gerhaher assolutamente straordinaria, degna di quello che per me è forse il massimo artista di oggi nella sua corda. Eccellenti anche tutti gli altri componenti del casti a partire dall’ Hauptmann del quarantaduenne tenore scozzese Nicky Spence, che impersonava l’ Hauptnann e ci ha fatto ascoltare un’ interpretazione vocalmente pressochè perfetta nel rendere il carattere nevrotico e pervertito del personaggio, assolutamente degna dei grandi interpreti storici della parte per l’ incisività e la mobilità del fraseggio, oltre a conferire un grande impatto drammatico anche alla figura del Narr. Ottima anche la prova del soprano svedese Malin Byström, che è stata una Marie vocalmente sicura nel padroneggiare le asprezze della scrittura vocale del ruolo, a parte un paio di suoni striduli, e dal fraseggio personale e di grande autorevolezza. Molto bravi anche gli interpreti degli altri due ruoli tenorili, il lituano Edgaras Montvidas, un Andres sicuro nel registro acuto e tratteggiato con finezza, ed Eric Cutler, ottimo nel rendere la tracotanza e il tono smargiasso del Tambourmajor. Nel ruolo del Dottore il sessantenne basso inglese Brindley Sherratt, cantante di lunga e illustre carriera, ha mostrato tutta la sua esperienza di uomo di teatro consumato. Il mezzosoprano israeliano Rinat Shaham è stata una Margret vocalmente efficace e disinvolta. Precisissimi e puntuali erano anche gli interventi del Chor des Bayerischen Rundfunks e del Kinderchor della Bayerische Staatsoper. Alla fine il pubblico di una Isarphilharmonie pressochè piena di spettatori venuti da ogni parte d’ Europa ha tributato un vero e proprio trionfo a un’ esecuzione di altissima qualità, destinata a rimanere a lungo nella memoria di chi era presente. Quelli che non hanno potuto intervenire potranno comunque procurarsi il CD che verrà pubblicato nei prossimi mesi come tutte le precedenti esecuzioni operistiche di Simon Rattle a München.
Scopri di più da mozart2006
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
