SWR Symphonieorchester 2025/26 – Antrittskonzert François-Xavier Roth

Foto ©SWR/wpsteinheiser

La vita musicale di Stuttgart riprende in questi giorni con i primi concerti delle principali istituzioni e anche François-Xavier Roth è finalmente salito sul podio della SWR Symphonieorchester per inaugurare la nuova stagione e il suo mandato di Chefdirigent. Il cinquantaquattrenne direttore francese, che dal 2011 al 2016 era stato alla guida della SWR Sinfonie-Orchester Baden-Baden & Freiburg prima della sua fusione con la RSO des SWR che ha dato origine all’ attuale complesso, dopo essersi trovato al centro dell’ attenzione mediatica per uno scandalo a sfondo sessuale avvenuto durante la sua attività a Köln, arrivava direttamente da un trionfale concerto con i Berliner Philharmoniker per le Berliner Festwochen e per il suo debutto nel nuovo incarico ha scelto un programma che comprendeva autori del barocco, del classicismo viennese e contemporanei. Una successione di brani che costituiva una sorta di biglietto da visita per quelle che dovrebbero essere le linee guida del suo mandato a Stuttgart. La serata iniziava con Les Élémens, symphonie nouvelle del compositore francese Jean-Fériy Rebel, allievo di Lully che fu a capo della Chambre du roi e maestro di musica dell’ Académie Françoise durante il regno di Luigi XV. La musica di Rebel si caratterizza per soluzioni armoniche estremamente audaci e originali, come faceva capire subito il cluster che include tutte le note della scala armonica di re minore con cui inizia il brano, soluzione efficacissima per descrivere il caos precedente alla Creazione. Seguiva poi Sinfonia, una tra le composizioni più conosciute di Luciano Berio, composta nel 1968 su commissione della New York Philharmonic per il centoventicinquesimo anniversario della fondazione e dedicata a Leonard Bernstein, che la diresse per la prima volta due anni più tardi sempre a New York. In questo lavoro per sei voci amplificate e grande orchestra, di stile postseriale, interessantissimo è in particolare il terzo movimento, che rielabora ampi estratti dallo Scherzo della Seconda Sinfonia di Mahler mescolandoli con citazioni da brani di Debussy, Strawinsky, Schönberg, Brahms, Weber e altri autori sino ad arrivare addirittura al Beethoven della Pastorale e al Rosenkavalier. François-Xavier Roth possiede le chiavi di lettura adatte per un repertorio molto ampio e la sua interpretazione di due lavori cosí contrastanti è stata davvero eccellente anche grazie alla splendida prestazione della SWR Symphonieorchester, che pratica abitualmente la musica del nostro tempo e la esegue con assoluta naturalezza.

Foto ©SWR/wpsteinheisser

Dopo la pausa il concerto proseguiva con la Sinfonia in do maggiore di Schubert, che Roth e l’ orchestra hanno voluto dedicare alla memoria di Sir Roger Norrington, recentemente scomparso, che per tredici anni aveva guidato la Radio-sinfonieorchester des SWR sviluppando uno stile esecutivo altamente sperimentale che accoglieva molti principi della cosiddetta prassi storicamente informata. Per essere sincero, io non amo molto questo stile quando è applicato alla musica dell’ Ottocento e e mie riserve valgono in maniera particolare per una partitura come la Grande, uno tra i lavori più ostici di tutta la letteratura sinfonica per i problemi che pone all’ orchestra e alla bacchetta riguardo alla definizione dei piani sonori e agli equilibri di fraseggio. Per quanto mi riguarda posso dire di averne ascoltato, in concerto e su disco, almeno una trentina di versioni, senza mai averne trovato una che mi soddisfacesse sotto tutti i punti di vista. Una partitura enigmatica e sfuggente, terribilmente problematica dal punto di vista tecnico e difficilissima da inquadrare a livello interpretativo. Purtroppo anche Roth non sfugge a questa regola. La sua concezione della Sinfonia schubertiana era decisamente ispirata a quella di Norrington, tipica degli interpreti che si rifanno allo studio e al ripristino delle prassi esecutive secondo lo stile d’ epoca. Secondo questi criteri, Schubert va distaccato dai suoi legami con il grande sinfonismo romantico e va piuttosto sottolineata la sua relazione con il mondo classico haydniano e mozartiano e con autori come Spohr, Cherubini, Diabelli e Mayr. C’ è molto di vero in tutto questo e non ho difficoltà ad ammetterlo, ma almeno per il mio gusto non si possono ignorare le profonde caratteristiche innovative su cui si basano partiture come la Sinfonia in do maggiore, che costituiscono un deciso atto di cesura con tutto quanto avvenuto in precedenza e un tentativo audace e aperto di aprire nuove strade. Siamo d’ accordo che avrebbe poco senso riproporre i criteri esecutivi tipici dei grandi direttori di scuola romantica (anche se la mia esecuzione discografica prediletta di questo brano rimane sempre quella, straordinaria, di Wilhelm Furtwängler), ma questo non mi impedisce di dire che la grandezza delle architetture sinfoniche di una composizione come la Grande esce piuttosto sminuita da questo tipo di interpretazioni.

Per la verità il primo tempo nella lettura di Roth mi è sembrato abbastanza logico nell’ impostazione anche se la ricerca insistita nella sottolineatura delle sfumature agogiche e dinamiche rendeva difficoltoso in alcuni punti l’ equilibrio complessivo. Decisamente mal riuscito mi è apparso invece l’ Andante con moto, staccato a un tempo assurdamente veloce e completamente privo di sviluppo drammatico tanto che la celebre esplosione orchestrale prima della ripresa del tema principale è apparsa pressochè disinnescata dal punto di vista drammatico. Discreta la resa dello Scherzo, anche se una maggior definizione nei fraseggi in staccato degli archi sarebbe stata opportuna. Abbastanza buona mi è sembrata invece la resa del finale, con i vorticosi disegni degli archi e ka grandiosa progressione sonora d’ insieme evidenziati in maniera efficace anche se la ricerca a volte esagerata delle microdinamiche comprometteva a volte anche qui il disegno interpretativo d’ insieme. Sono i rischi che si corrono quando si cerca di applicare a tutti i costi certi criteri esecutivi a una musica che non gli si adatta e questa esecuzione di Roth, pur tecnicamente impeccabile e impostata in modo assolutamente coerente, era la perfetta dimostrazione di quanto possa diventare pericolosa questa tendenza. L’ esecuzione della SWR Symphonieorchester dal punto di vista formale è stata comunque davvero impeccabile, con una menzione particolare per gli archi, i tromboni e il bellissimo assolo di oboe nell’ Andante con moto, splendidamente suonato da Anne Angerer. Successo in ogni caso vivissimo per una serata complessivamente di grande originalità.


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