
Foto ©ihwa.de
Atalla Ayan, tenore brasiliano nativo di Belém nello stato del Parà, è da quattordici anni membro dell’ ensemble della Staatsoper Stuttgart e qui ha costruito le premesse di una carriera internazionale che lo ha portato a cantare in tutti i teatri più importanti del mondo, inclusi la Scala e il Met. In questi anni di collaborazione con il teatro di Stuttgart il cantante sudamericano è diventato l’ interprete fisso dei ruoli più importanti nel repertorio verdiano e pucciniano come quelli di Rodolfo, Cavaradossi, Fenton, Alfredo, Manrico e il Duca di Mantova, sempre con grande successo di pubblico. Pienamente meritato perché si tratta di una bella voce tenorile, franca e generosa nel miglior stile della tradizione vocale italiana e latina, di bel colore e buona espansione, che il cantante gestisce in maniera tecnicamente oculata. La Staatsoper Stuttgart gli ha affidato l’ ultimo dei Liedkonzerte della stagione in corso, per il quale Atalla Ayan ha scelto un classico programma da recital di tenore del grande repertorio come quelli eseguiti dai grandi del passato, con l’ accompagnamento strumentale di Alan Hamilton, pianista e Solorepetiteur texano che nel teatro di Stuttgart ha l’ incarico di Studienleiter ossia capo dei maestri collaboratori.
Il programma iniziava con cinque fra le più popolari romanze di Francesco Paolo Tosti, compositore abruzzese allievo di Saverio Mercadante, che fu il maggior esponente della romanza da salotto in stile italiano con le sue composizioni che lo resero popolarissimo presso l’ alta società in Italie e in Inghilterra, dove divenne maestro di canto della regina Vittoria e del suo successore Edoardo VII. Cantare le romanze di Tosti significa mettersi a confronto con tutti i grandi tenori italiani e latini del passato, e Atalla Ayan ha superato la prova dimostrando una buona personalità di fraseggio grazie alla quale ha reso in maniera particolarmente pregevole “Ideale”, “Non t’ amo più” e soprattutto “Marechiaro”, dove ha messo in mostra un bello slancio espressivo e una buona padronanza del dialetto napoletano. Molto buona è stata anche l’ esecuzione di “Nebbia”, aria da camera di Respighi su testo di Ada Negri la cui struttura armonica fa pensare che il compositore bolognese avesse dato più di un’ occhiata alle partiture di Puccini, e dei Tre Sonetti di Petrarca di Liszt dove il tenore brasiliano ha trovato il giusto equilibrio tra dolcezza e passionalità in perfetta sintonia con Alan Hamilton, che ha mostrato una bella capacità di interagire alla pari con il canto e di realizzare quello scambio reciproco di intenzioni interpretativa che costituisce il requisito principale di un pianista da repertorio cameristico.
Nella seconda parte della serata Atalla Ayan ha presentato una serie di brani di autori del suo paese di origine come Waldemar Henrique, pianista e compositore suo concittadino, Antonio Carlos Gomes che svolse gran parte della sua carriera in Italia dove ottenne grandi successi con una serie di opere che all’ epoca godettero di grande popolarità come Il Guarany, Fosca e Salvator Rosa, ed Heitor Villa Lobos la cui musica gode ancor oggi di grandissima considerazione per l’ originalità nel trattamento dei ritmi e delle melodie popolari. Chiudevano la serata due arie tratte da zarzuelas spagnole, “Amor, voda de mi vida” da Maravilla di Federico Moreno Torroba e la celeberrima “No puede ser” da La Tabernera del Puerto di Pablo Sorozàbal, cavallo di battaglia di tutti i grandi tenori di lingua spagnola che Atalla Ayan ha eseguito con un fraseggio passionale davvero di grande effetto. Successo trionfale e due fuori programma: l’ aria “E lucean le stelle” e “Musica proibita” di Stanislao Gastaldon, cantata con uno slancio davvero travolgente che ha trascinato il pubblico all’ entusiasmo.
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