Ludwigsburger Schlossfestspiele 2025 – Belcea Quartet

Foto ©Reiner Pfisterer

Con l’ arrivo dell’ estate e la progressiva conclusione delle stagioni liriche e concertistiche, la vita musicale tedesca prosegue con il succedersi dei numerosi festival presenti in tutto il paese. Tradizionalmente, la serie è aperta dai Ludwigsburger Schlossfestspiele che con i loro 93 anni di storia costituiscono la più antica rassegna musicale estiva della Germania dopo quella di Bayreuth. Ogni anno il programma prevede una sessantina di serate sinfoniche, solistiche e cameristiche, oltre che teatrali e di altri generi spazianti dalla musica popolare fino all’ avanguardia e al jazz, con la presenza di interpreti di altissimo livello internazionale, molti dei quali hanno instaurato un regolare e duraturo rapporto di collaborazione. L’ edizione di quest’ anno è la prima organizzata dal nuovo Intendant Lucas Reuter, che ricopre anche la direzione artistica del Forumtheater e ha impaginato un cartellone ricco di nomi prestigiosi tra i quali spiccano quelli di Anne-Sophie Mutter, Benjamin Appl, Arcadi Volodos, Elisabeth Leonskaja, Arabella Steinbacher, Joana Mallwitz e Midori. La maggior parte degli appuntamenti cameristici si tengono nella splendida cornice del Residenzschloss, uno tra i massimi capolavori dell’ architettura barocca tedesca, costruito tra il 1704 e il 1733 per iniziativa del Duca Eberhard Ludwig von Württemberg su un progetto iniziale ideato da Johann Friedrich Nette; successivamente, la costruzione venne ampliata dall’ architetto italiano Donato Giuseppe Frisoni, che per la concezione di insieme si ispirò allo stile della Reggia di Versailles e vi aggiunse i giardini del Blühendes Barock, con giochi d’ acqua e grotte e successivamente si occupò anche della ristrutturazione complessiva del centro storico di Ludwigsburg. Oggi il Residenzschloss, oltre ad ospitare una parte delle serate del festival e di varie altre manifestazioni culturali, è uno dei monumenti tedeschi più visitati dai turisti, che arrivano da tutta la Germania e dall’ estero per ammirare le stupende decorazioni interne, il museo delle porcellane antiche, quello della moda e la collezione di quadri settecenteschi proveniente dalla Staatsgallerie Stuttgart. Di solito, i concerti solistici e di musica da camera si tengono nella bellissima Ordenssaal, uno spazio stupendamente decorato che costituisce una tra le principali attrattive del palazzo.

Foto ©Reiner Pfisterer

In questa cornice tra le più suggestive che si possano immaginare si teneva il primo dei concerto cameristici dei Ludwigsburger Festspiele. Proganonista era il Belcea Quartett, gruppo fondato nel 1994 dalla violinista rumena Corina Belcea insieme ad altri tre compagni di studi al Royal College of Music di Londra. Il complesso si è successivamente perfezionato con il leggendario Alban Berg Quartet a Köln e nel corso degli anni si è affermato come uno fra i più quotati ensemble nel campo del quartetto d’ archi con una carriera internazionale di prestigio documentata da numerose registrazioni discografiche alcune delle quali premiate con importanti riconoscimenti da parte della critica.

Un concerto di musiche per quartetto d’ archi è per me uno dei piaceri più nobili ed elevati che un melomane possa concedersi e in questa circostanza ero anche fortemente attratto dalla possibilità di ascoltare dal vivo una delle formazioni più accreditate a livello internazionale. La serata, svoltasi in una Ordenssaal piena in ogni ordine di posti, ha pienamente ripagato le aspettative del pubblico. I quattro strumentisti del Belcea Quartet suonano in maniera tecnicamente impeccabile, con una grande autorevolezza di fraseggio e maturità interpretativa davvero notevole, da interpreti di altissima classe. Il programma si apriva con il Quartetto in re maggiore K. 499 di Mozart, il cosiddetto Hoffmeister Quartett, il primo dei due composti dal musicista salisburghese in questa tonalità, scritto nel periodo in cui nacquero Le Nozze di Figaro. Il Quartetto K. 499 è il primo lavoro di questo genere portato a termine da Mozart dopo il “lungo e laborioso sforzo” dei sei Quartetti dedicati ad Haydn. Rispetto a questi ultimi, esso presenta uno stile più libero e disteso, attento all’ equilibrio delle parti, ma meno rigorosamente improntato all’ omogeneità della scrittura strumentale. Anche l’uso del contrappunto è meno intenso rispetto a quanto avviene negli Haydn-Quartette, mentre la varietà della struttura armonica del brano sembra persino precorrere il linguaggio quartettistico di Schubert. Per tutto il brano, inoltre, è la viola lo strumento più in evidenza nel quartetto, specie quando è spinta verso la tessitura acuta, come avviene nei primi due movimenti e nel finale. L’ interpretazione del Balcea Quartet era davvero notevole per l’ eleganta di un fraseggio fluido e ricco di sfumature, in un gioco dinamico ricco e variato che produceva colori strumentali di grande raffinatezza. Completava la prima parte il Quartetto N° 3 op. 94 di Benjamin Britten, scritto un anno prima della morte del compositore e precisamente tra il mese di ottobre e quello di novembre del 1975. La sua prima esecuzione ebbe luogo il 19 dicembre 1976 da parte del Quartetto Amadeus e suscitò profonda impressione per la semplicità e la serenità del discorso musicale e per quel richiamo nell’ultimo movimento alla Serenissima, cioè Venezia, una città che aveva ispirato con la sua inconfondibile atmosfera allo stesso tempo radiosa e decadente l’ opera Death in Venice alla quale sono dedicati espliciti riferimenti formali e ritmici sin dal primo movimento, definito Duets e improntato ad una fluida successione tematica e ad un abile incastro di situazioni psicologiche contrastanti.

Nella seconda parte del concerto il Belcea Quartet ha eseguito il Quartetto in do diesis minore op. 131 di Beethoven. Non nego che la presenza di questo brano, che io considero uno tra i vertici assoluti non solo nella produzione beethoveniana ma in tutta la musica del XIX secolo, sia stato uno dei motivi principali che mi hanno spinto alla Ordenssaal per assistere alla serata. Il Quartetto in do diesis minore è per me uno degli esiti supremi nell’ ultima produzione del compositore di Bonn, un capolavoro di una bellezza suprema. Come gli altri Quartetti dell’ ultima fase creativa di Beethoven, questo lavoro incredibilmente complesso e arditissimo nella concezione sembra a tratti quasi trascendere le possibilità esecutive del quartetto d’ archi. caratterizzato da una struttura altamente sperimentale con i suoi sette movimenti della durata complessiva di circa tre quarti d’ ora. L’ esecuzione del Belcea Quartet è stata davvero di eccellente livello, inappuntabile dal punto di vista stilistico, ricca di slancio e passionalità ma perfettamente equilibrata nell’ evidenziazione delle strutture, iniziata con una severa e lucida lettura dei complessi intrecci contrappuntistici nel movimento iniziale, proseguita con un’ eccellente resa dello stupendo Andante con sette variazioni che costituisce uno tra i vertici assoluti dell’ arte di Beethoven e culminata in una vorticosa esecuzione dell’ Allegro conclusivo che ha strappato intensi e lunghi applausi al pubblico. Come fuori programma, una struggente e intensissima lettura del terzo movimento dal beethoveniano Quartetto op. 135, le cui quattro note iniziali furono utilizzate da Mahler come tema principale dell’ Adagio che chiude la Terza Sinfonia, ha concluso degnamente una serata di altissima qualità artistica.


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